Europei, azzurri: “È il nostro momento”
09 Agosto 2026di Luca Cassai
A poche ore dal via degli Europei che scattano lunedì mattina a Birmingham, l’Italia dell’atletica è pronta a scendere in pista. Gli azzurri si raccontano, tra aspettative e ambizioni, nella conferenza stampa della vigilia a Casa Atletica Italiana, l’hospitality house allestita all’Hotel du Vin. C’è una squadra che nelle parole del direttore tecnico Antonio La Torre è chiamata a dare continuità ai successi delle ultime stagioni: “Questo di Birmingham è un team molto forte. Ha raggiunto traguardi storici negli ultimi anni, deve riscriverne altri. Ne riparliamo tra una settimana”.
La Torre guarda però anche a ciò che sta accadendo oltreoceano, ai Mondiali under 20 di Eugene. “La scorsa notte è stata la Tokyo dei giovani italiani, una serie di trionfi come ai Giochi del 2021”. Tre ori in una sola giornata, cinque medaglie complessive: “Non era mai successo. Un risultato da condividere con il vice Tonino Andreozzi. Ma la generazione che cresce può dare la spinta a quella dei più grandi: è una novità che è anche una responsabilità in più”. Molti dei giovani protagonisti di oggi avevano già vinto due anni fa agli Europei U18: “Stiamo imparando a conservarli, a non perderli, con l’aggiunta di Kelly Doualla che ha dimostrato di essere di caratura mondiale. Anche per lei è stato concordato un percorso preciso: avrebbe potuto dare ancora più valore a una staffetta competitiva a Birmingham, ma la scelta è stata quella di costruire un cammino che la porti ad affermarsi a livello assoluto”.
È anche la fotografia di un movimento che vive sul territorio. “Solo quattro regioni mancano alla rappresentanza azzurra. Un dato che evidenzia quanto è estesa e radicata l’atletica italiana”. E proprio da Birmingham potrà arrivare un’ulteriore spinta. “Le punte devono cercare di fare gol, ma ci sono anche gli osservati speciali, quelli che possono trasformare una grande squadra in una spedizione memorabile”.
Fabbri: “Non vedo l’ora di buttarlo lontano. Si vince con 21,50”
Il primo a giocarsi qualcosa di importante sarà Leonardo Fabbri, campione europeo in carica e bronzo mondiale del peso, leader mondiale dell’anno. Lunedì avrà un doppio appuntamento: qualificazione in tarda mattinata, finale in serata. “Per fortuna sono l’uomo da battere. Ho cercato di praticare molta meditazione, di restare nel presente invece di pensare al futuro, che crea ansia. La pedana mi piace, l’ho provata questa mattina e mi dà fiducia. Non vedo l’ora di essere lì e di buttarlo lontano”. L’azzurro immagina che possano bastare 19,60-19,70 per entrare in finale, ma vuole evitare qualsiasi calcolo: “Voglio fare subito, al primo lancio, il 20,60 che serve per andare direttamente in finale. Per una medaglia potrebbe essere sufficiente anche un 20,90, come a Roma 2024. Per vincere servirà probabilmente poco più di 21 metri o magari 21,50”. E gli avversari? “Sogno un trio italiano sul podio, a cominciare dal mio compagno di allenamento Zane Weir. Attenzione al britannico Scott Lincoln, stabile intorno ai 21 metri. Poi il polacco Konrad Bukowiecki, alle prese con un problema al gomito ma in miglioramento”.
Dosso: “Mi piace andare a caccia, stavolta sono un'underdog”
Anche per Zaynab Dosso c’è un doppio appuntamento nella prima giornata: semifinale ed eventuale finale dei 100 metri nella serata di lunedì. “Non è stato l’avvicinamento che ci immaginavamo”, spiega la campionessa mondiale dei 60 indoor, bronzo europeo dei 100 due anni fa. “Da marzo ho affrontato un cambiamento drastico nella vita privata: un trasloco, fatto da sola, terminato soltanto a giugno. Confermo che è una delle cose più traumatiche - scherza - ma ho dovuto dare un peso diverso alle cose in pista, affrontate in modo più leggero finora. L’obiettivo era su questo evento. Poi una delle mie migliori amiche, che non vedo da otto anni, vive proprio a Birmingham, a pochi passi dallo stadio. E mi fa pensare alla strada percorsa da Rubiera, in Emilia, fino a qui”. Cosa ci si può aspettare da questi Europei? “Essere un’underdog per me è divertente. È una definizione che rappresenta questo momento. Sono nel presente, vivo oggi e domani. E posso dire a me stessa che mi piace andare a caccia. Per andare in finale, realisticamente, potrebbe servire già in semifinale un tempo sotto gli undici secondi. Tra le rivali, la britannica Amy Hunt sembra la più costante ma non bisogna sottovalutare nessuno”. Per gran parte della stagione l’azzurra non si è sentita al massimo. “Mi dicevo che non potevo volere troppo da me in pista, ma so che sono pronta”.
Battocletti: “Fragilità e tenacia”
Nadia Battocletti approda a Birmingham da campionessa europea in carica dei 5000 e dei 10.000 metri. Ma la vigilia ha anche il sapore di una ripartenza. “Saranno due finali dirette, per fortuna. Mi sento serena, ho fatto tutto per arrivare pronta fisicamente e mentalmente”. La parentesi di maggio e giugno, segnata da difficoltà fisiche, è ormai alle spalle. “È chiusa, superata. Ora c’è tranquillità ma anche tanta tenacia. Presentarmi da campionessa europea è diverso da come sono arrivata a Roma 2024. Questi anni hanno per me cambiato tutto. Per me è anche una nuova avventura”. Le lacrime del Golden Gala, a inizio giugno, sembrano lontane. “Non ero andata lì per fare quel risultato, ero andata per fare molto di più”. Poi il fisico aveva presentato il conto: una forte sindrome influenzale l’aveva debilitata e i valori della ferritina erano scesi. È iniziato un mese diverso, fatto di ascolto e costruzione. “Per un mese papà-coach Giuliano è stato bravo a coordinare il mio team. Mi sono sentita coccolata, accolta per la mia fragilità in quel momento. Le chiodate sono tornate esattamente un mese dopo. Prima soltanto corsa e preparazione di base. In quel momento non riuscivo a fare neanche le ripetute, a tenere per 100 metri un ritmo da tre minuti al chilometro. Ma forse quei valori così bassi di ferritina erano anche il segnale del tanto lavoro fatto in precedenza. Me ne sono resa conto a luglio, quando ho potuto tornare a impegnarmi in modo molto più specifico in pista e ho capito che quel lavoro non era stato buttato”.
Fantini: “Cambiare per tornare a divertirsi”
Nel martello Sara Fantini ha una corona da difendere: quella conquistata a Roma 2024. Ma sbarca in terra britannica con una storia completamente nuova. Ha cambiato allenatore, passando sotto la guida di Renzo Pozzo, e con lui ha modificato tecnica, preparazione, modo di lavorare. “Il rischio era non sapere esattamente dove sarei arrivata, ma la risposta è stata sorprendente: sto bene, la stagione è andata in modo molto positivo, anche inaspettato. Sono molto contenta e carica”. Un’emozione diversa, ma anche una responsabilità diversa. “Mi sento tranquilla. Nel panorama europeo si sta lanciando lontano, ma ho capito come si gestiscono questo tipo di pressioni”. L’azzurra non dimentica gli otto anni trascorsi con Marinella Vaccari: “Sono molto grata del percorso che ho fatto con lei, di crescita e di scoperta. È stato molto importante per la mia formazione. Ma dall’anno scorso sentivo il bisogno di cambiare qualcosa per fare un ulteriore salto di qualità. Una scelta che mi ha fatto tornare ancora più voglia di andare al campo ad allenarmi. Per ora abbiamo fatto un ottimo lavoro e sono convinta di cosa va costruito per i prossimi anni. Siamo solo all’inizio”.
Pernici: “Il record e gli occhi di Sara”
E poi c’è Francesco Pernici, che a Birmingham si presenta con un biglietto da visita difficile da ignorare: quest’anno ha superato dopo 53 anni il record italiano degli 800 metri di Marcello Fiasconaro. “Mi presento sereno, consapevole. Non ho niente da perdere, tutto da guadagnare. Sono molto orgoglioso di aver battuto un primato storico che durava da tantissimo tempo. Ora voglio vivere l’Europeo senza pretese in campo, senza paura. Scenderò in pista a testa alta. L’obiettivo è passare i turni per arrivare in finale e ambire a una medaglia che coronerebbe la stagione”. Agli Assoluti di Firenze ha chiesto alla fidanzata Sara di sposarlo. “Il tatuaggio? Sì, l’ho appena fatto all’avambraccio e rappresenta i suoi occhi, la prima cosa che mi ha colpito quando l’ho conosciuta”. Gli altri tatuaggi raccontano un altro lato della sua personalità: una corona d’alloro e una frase di Giulio Cesare, ‘veni vidi vici’, che “spero di poter completare alle prossime Olimpiadi. Intanto ho pregato Fabbri di farmi da testimone, sennò non ci parliamo più”.
FOTOGALLERY (di Grana/FIDAL)
LE BIO DEI 130 AZZURRI DEGLI EUROPEI DI BIRMINGHAM
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