Euroindoor-story: l’Italia e le sue 99 medaglie

01 Marzo 2023

A Istanbul l’edizione numero 37 dell’evento: finora 30 ori, 36 argenti e 33 bronzi per gli azzurri. Cifre, protagonisti e statistiche, da Mennea a Simeoni, fino a Howe e Donato

di Fausto Narducci

Chissà perché gli Europei indoor evocano sempre qualcosa di magico per noi italiani. Una manifestazione che, nel panorama sempre più affollato di rassegne titolate, continua comunque a risplendere di luce propria, come se un titolo continentale al coperto possa avere un suo particolare peso specifico anche al cospetto di Europei all’aperto e Mondiali al coperto. Sarà perché la rassegna organizzata dalla EAA nei suoi albori ci riporta al 1970 (e addirittura al 1966 se consideriamo i precedenti Giochi Europei Indoor) o perché nessuno dei grandi campioni azzurri si è sottratto al fascino dell’anello coperto anche se è all’aria aperta che ha ottenuto i suoi risultati più eclatanti. È il caso di Pietro Mennea che aveva sempre preferito svernare nella pista amica di Formia per preparare le sue estati magiche eppure si concesse un assaggio - che poi divenne un pasto regale - nel 1978 per la prima rassegna indoor organizzata dall’Italia. Il campione di Barletta non aveva ancora smaltito la delusione olimpica di un anno e mezzo prima a Montreal quando decise di presentarsi al palazzetto di Milano per un’incursione nei 400 metri, ancora più sperimentale considerando che si trattava di un doppio giro su pista rialzata e spezzagambe. Nel Palazzo dello Sport, poi abbattuto dalla celebre nevicata dell’85, Mennea corse la finale dei 400 nella stessa domenica dei voli leggendari dello junior sovietico Vladimir Yashchenko nell’alto. Pietro non avrebbe mai dimenticato il salto a 2,35 di Volodja, ultimo grande ventralista della storia, come avrebbe ricordato per sempre la volata mozzafiato che in 46”51 gli permise di mettersi alle spalle il polacco Podlas (46”55) e il sovietico Cerneckij (46”72). Tornato a lavorare duramente con Vittori e finalmente libero dagli infortuni, Mennea sarebbe partito da lì per il doppio oro europeo di Praga ’78 e per la sequenza record mondiale-titolo olimpico.

Un “grazie” agli Europei indoor che lo accomuna alla regina azzurra dell’atletica Sara Simeoni che invece ha sempre avuto un feeling particolare con questa rassegna, vinta addirittura quattro volte come solo la primatista mondiale Stefka Kostadinova (per lei anche un argento) ha saputo fare in questa specialità. Gli anni d’oro di Sara sono stati il ’77 a San Sebastian, il ’78 a Milano (proprio insieme a Mennea), l’80 a Sindelfingen e il l’81 a Grenoble. E dire che nelle prime tre partecipazioni (73, 74, 75) Sara aveva collezionato un nono, un undicesimo e un quarto posto ma poi la sequenza vincente fu inesorabile. Quattro ori con record dei campionati in progressione: 1.92, 1.94, 1.95 e 1.97.

Istanbul fa 37

Quella di Istanbul in Turchia sarà l’edizione numero 37 degli Europei indoor e per il 2025 passerà il testimone ad Apeldoorn in Olanda. La numerazione si riferisce alla prima edizione ufficiale che si svolse nel 1970 a Vienna in Austria sviluppandosi con cadenza annuale fino al 1990. Nel 1991 gli Euroindoor fecero posto ai Mondiali (che nel 1987 e 1989 si erano disputati nello stesso anno degli Europei a distanza di un paio di settimane creando seri problemi di concomitanza) e dal 1992 divennero biennali alternandosi con la rassegna iridata. Dopo l’edizione del 2002 fu deciso di saltare un anno spostandosi agli anni dispari per sincronizzare la rassegna continentale con gli eventi della federazione mondiale: quindi dal 2005 (Madrid) gli Europei indoor si tengono negli anni dispari e i Mondiali indoor negli anni pari. In realtà prima del 1970 la EAA aveva già organizzato quattro campionati continentali indoor denominati European Indoor Games (Giochi Europei Indoor) che si sono svolti dal 1966 al 1969 ma non vengono conteggiati nei medaglieri ufficiali. L’Italia ha organizzato gli Europei indoor in quattro occasioni: Milano ’78 e ’82, Genova ’92 e Torino 2009.

Giochi Europei

Alle quattro edizioni dei Giochi Europei indoor l’Italia si presentò con una delegazione solo maschile molto ridotta: 12 presenze a Dortmund ’66, 12 a Praga ’67, 8 a Madrid ’68 e solo 4 a Belgrado ’69. In questi Europei ufficiosi l’Italia ha conquistato 4 ori e un argento. Tre ori sono venuti da Eddy Ottoz nei 60 hs (’66) e nei 50 hs (’67 e ’68) e il quarto da Pasquale Giannattasio nei 50 metri nel ’67 a Praga. L’argento l’hanno conquistato nel ’66 a Dortmund (su una pista che sviluppava solo 160 metri) i quattro componenti della staffetta 1-2-3-4 giri (Bruno Bianchi, Sergio Bello, Sergio Ottolina e Ippolito Giani) con il tempo di 3’22”2.

Medaglieri

Nel medagliere complessivo ufficiale delle 36 edizioni degli Europei disputati finora l’Italia figura al nono posto con 30 ori, 36 argenti e 33 bronzi: un totale di 99 medaglie. Nel medagliere, in base alle statistiche EAA, sono state inserite anche le tre medaglie di Maurizio Damilano e Carlo Mattioli conquistate nell’81 e ’82 quando la marcia era considerata specialità dimostrativa. Secondo altre statistiche che considerano anche le 4 edizioni dei Giochi Europei, l’Italia salirebbe all’ottavo posto con 34 ori, 37 argenti e 33 bronzi.

Plurimedagliati

Sara Simeoni nell’alto con 4 ori (77, 78, 80, 81) fra le donne e Fabrizio Donato nel triplo (un oro nel 2009 e due argenti nel 2011 e 2017) fra gli uomini sono i plurimedagliati italiani. Ma in proporzione al resto della carriera le piste indoor sono state in particolare il terreno di caccia della indimenticabile Agnese Possamai che fra l’81 e l’85 conquistò tre ori (nei 1500 nell’81; nei 3000 nell’82 e ’85) e un argento (nei 3000 nell’83). Nessuno più di lei identifica la sua carriera con l’attività indoor. In campo femminile come numero di medaglie dopo Simeoni e Possamai troviamo Ileana Salvador nella marcia (3 argenti), Rita Bottiglieri (un argento e due bronzi), Assunta Legnante e Antonietta Di Martino (un oro e un argento); Annarita Sidoti e Simona La Mantia (un oro e un bronzo), infine Carla Barbarino e Patrizia Spuri (un argento e un bronzo in staffetta). In campo maschile dopo Donato, Giovanni De Benedictis (un oro, un argento e un bronzo), Giovanni Evangelisti (un argento e due bronzi), Stefano Tilli (due ori, 40 anni fa quello dei 60 a Budapest), Claudio Licciardello, Maurizio Damilano e Gianmarco Tamberi (un oro e un argento), Renato Dionisi (un oro e un bronzo), Pierfrancesco Pavoni (due argenti), Stefano Malinverni, Ashraf Saber, Antonio Ullo e Paolo Dal Molin (un argento e un bronzo). Claudio Licciardello (oro 4x400 e argento 400 nel 2009) e Rita Bottiglieri (bronzo 60 e 60 hs nel 77) sono gli unici italiani ad aver vinto due medaglie in una singola edizione della rassegna

I più presenti

Giovanni Evangelisti con 8 presenze (82-94) precede Dario Badinelli (7) e Giuseppe Buttari, Daniele Fontecchio, Pierfrancesco Pavoni, Stefano Tilli, Antonio Ullo, Paolo Dal Soglio, Fabrizio Donato (6) fra gli uomini. Fra le donne Sara Simeoni (1973-1981) e Antonella Capriotti (1982-1996) con 7 presenze guidano su Marisa Masullo (1978-1982), Agnese Possamai (1981-1986), Carla Tuzzi (1988-1996) e Chiara Rosa (2007-2021) che hanno sei presenze. Ma chi sono i medagliati azzurri più vecchi e più giovani in casa azzurra? In campo maschile il più giovane è Stefano Malinverni (19 anni e 164 giorni nel ’79) e il più vecchio Fabrizio Donato (40 anni e 203 giorni nel 2017). In campo femminile Stefania Lazzaroni (18 anni e 237 giorni nel 1984) e Carla Barbarino (34 anni e 291 giorni nel 2002). Per la cronaca, c’è un italiano che detiene un record dei campionati che non potrà mai essergli tolto: è Giovanni De Benedictis con il 18’19”97 dell’oro di Genova ’92 nei 5000 metri di marcia che si sono disputati dal 1981 al 1994 prima di essere esclusi dalla rassegna.

Milano ’82 da battere

Il miglior raccolto di medaglie è quello del 1982 a Milano quando gli azzurri conquistarono tre ori, due argenti e due bronzi piazzandosi al quarto posto nel medagliere. Già nel ’78 a Milano l’Italia non aveva sfigurato classificandosi al quarto posto del medagliere con gli ori di Pietro Mennea sui 400 e di Sara Simeoni nell’alto ma anche l’argento di Rita Bottiglieri (400) e di Giuseppe Buttari nei 60 hs. Ma nell’82 andò ancora meglio perché gli ori furono addirittura tre: Gabriella Dorio nei 1500, Agnese Possamai nei 3000 e Maurizio Damilano nei 5000 metri di marcia (ancora dimostrativa ma poi inserita dalla EAA nelle statistiche ufficiali). Arrivarono anche gli argenti di Carlo Mattioli nella marcia e di Alberto Cova nei 3000 oltre al bronzo di Michele Di Pace (barlettano come Mennea) nei 200 e Giovanni Evangelisti nel lungo con un ottimo quarto posto alle spalle delle superpotenze Germania Ovest, Germania Est e Unione Sovietica.

Secondi nel medagliere

Ma in termini di medagliere, sia pure con una medaglia in meno, andò ancora meglio nel 2007 a Birmingham quando gli azzurri furono addirittura secondi alle spalle dei padroni di casa britannici con tre ori, un argento e due bronzi. Protagonista assoluto il compianto Cosimo Caliandro capace di battere in volata il francese Tahri e lo spagnolo Espana con un 8:02.44 nei 3000 che rimarrà l’unico acuto di una carriera spezzata 4 anni dopo in un incidente motociclistico. Sul gradino più alto del podio anche un fenomenale Andrew Howe con il record italiano di 8,30 nel lungo e un’autoritaria Assunta Legnante (18.92) nel suo più importante successo internazionale prima di diventare paralimpica. L’argento di Antonietta Di Martino (1,96) alle spalle dell’incredibile Tia Hellebaut (primatista belga con 2.05) e i bronzi di Maurizio Bobbato (800) e Silvia Weissteiner nei 3000 completarono un’altra edizione da incorniciare.

Otto medaglie a Goteborg

Ma in termini di numero di medaglie abbiamo fatto anche meglio: nel 1984 a Goteborg i podi furono addirittura otto ma con un solo oro arrivato da un altro campione scomparso troppo presto, Donato Sabia: quello negli 800 rimane il suo unico successo internazionale al di là delle due finali olimpiche. Ben 4 argenti (Antonio Ullo, Roberto Tozzi, Riccardo Materazzi ed Erica Rossi) e 3 bronzi (Giovanni Bongiorni, Alessandro Andrei e Stefania Lazzaroni) non bastarono all’Italia per andare oltre il sesto posto nel medagliere.

Alti e bassi

Per la cronaca sono ben 4 le edizioni in cui l’Italia è rimasta a secco (1970, 1972, 1974 e 1975) e sei volte ha conquistato solo una medaglia: nel ’94 a Parigi ci salvò l’oro nella marcia della compianta Annarita Sidoti, nel 2017 a Belgrado l’argento di Fabrizio Donato nel triplo. Significativo che gli ori delle ultime due edizioni nel 2019 a Glasgow e nel 2021 a Torun siano arrivati da Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs, cioè i due campioni olimpici di Tokyo. Si riparte proprio da Torun dove oltre a Marcell abbiamo applaudito ancora Tamberi (argento) e Paolo Dal Molin (bronzo nei 60 hs) con un 12° posto nel medagliere che a Istanbul si punta a migliorare. Non per niente con 49 convocati abbiamo eguagliato il record di Genova ’92 e migliorato quello di Torun 2021 (44).

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