Verso Daegu: 2. il mezzofondo in pista




 

Il secondo segmento sulla presentazione del Campionato del Mondo di Daegu volge oggi l'attenzione alle dieci gare che compongono il programma del mezzofondo maschile e femminile della pista, dagli 800 ai 10000 metri, con i nomi dei probabili protagonisti e degli atleti più attesi, ed in sintesi il bilancio-medaglie delle precedenti edizioni della rassegna iridata.

800 metri uomini

E' la grande occasione per David Rudisha, il primatista del mondo (1'41"01) ancora a secco di titoli in manifestazioni globali, ma imbattuto da ventitre gare (non contando batterie e semifinali). A Berlino, l'ultima sconfitta, perse l'ingresso in finale per ingenuità, ma ora è, mentalmente, un altro atleta. A contrastare il kenyano, sulla carta, il sudanese Kaki, che è ancora in vantaggio per 5 a 4 negli scontri diretti. Outsiders per la composizione del podio, gli altri kenyani Yego e Kivuna e gli americani Symmonds e Robinson, un veterano. L'iridato in carica Mulaudzi è l'assente dell'ultima ora, fermato da un infortunio. L'Europa è ben rappresentata da Borzakovskiy, dal giovane spagnolo Lopez e dai polacchi Kszczot (un efficace stratega) e Lewandowski.

Se la finale sarà di andatura garibaldina, potrebbe cadere il primato dei campionati (1'43"06 di Billy Konchellah a Roma). Il record sul suolo coreano è l'1'43"45 del leggendario Ereng ai Giochi di Seul. Nella storia dei mondiali, quattro ori al Kenya, tre alla Danimarca (con l'ex-kenyano Kipketer). Propio dall'ultima vittoria di Kipketer (1999), la medaglia d'oro degli 800 ha sempre cambiato destinazione geografica, ma da quattro edizioni va in ogni caso a un atleta africano. La finale è prevista per il 38 agosto, ore 14:00 italiane.

1500 metri uomini

Il kenyano Silas Kiplagat ha lanciato in un'intervista la propria candidatura per l'oro mondiale, un'impresa storica per il Kenya, che, lo si creda o no, non è mai salito sul gradino più alto del podio nei 1500 metri ai campionati del mondo. Kiplagat l'uomo più in forma ed a Montecarlo, come l'anno precedente, ha offerto un gran saggio delle sue capacità. A Nairobi ha vinto i Trials in 3'31"39, che a quell'altitudine è cosa dell'altro mondo. Non ha precedenti in grandi manifvestazioni ad eccezione dell'oro ai Giochi del commonwealth dello scorso anno. I maggiori rivali sono il connazionale Asbel Kiprop, campione olimpico e capace di tutto nel bene e nel male, il neozelandese Willis, il marocchino Laalou, gli etiopi, e non ultimo Yusuf Kamel, oro a Berlino per il Bahrain e figlio del grande Billy Konchellah, le cui condizioni appaiono in progresso nel camp europeo della nazionale asiatica.

Il primato del mondo è inavvicinabile, così come quello dei campionati (3'27"65 del recordman mondiale El Guerrouj). Nella storia iridata il dominio è di stampo maghrebino, con quattro titoli al Marocco, tre all'Algeria, due al Bahrain (Asia, ma con un ex-marocchino). Nelle ultime cinque edizioni dei mondiali, il Kenya ha messo al collo solo due delle quindici medaglie a disposizione, anche se a vincere a Osaka (Lagat) e Berlino (Kamel) furono due kenyani accasatisi altrove. Finale il 3 settembre alle 13:15, ora italiana.

5000 metri uomini

Se Mo Farah confermerà l'intenzione di doppiare i 10000 con la presenza anche sui 5000, potrebbe non soltanto dare alla Gran Bretagna il primo oro sulla distanza nella storia dei mondiali in pista, ma anche eguagliare la doppietta di Kenenisa Bekele a Berlino 2009 e riportare il titolo mondiale in Europa, a ventotto anni dal successo dell'irlandese Coghlan nell'edizione inaugurale di Helsinki, ma la notizia dell'ultima ora è che lo stesso Bekele difenderà a Daegu anche l'oro mondiale dei 5000 conquistato a Berlino. In alternativa a Farah, e con Bekele di cui non si conoscono le condizioni effettive, il favorito appare essere ancora il veterano statunitense ex-kenyano Bernard Lagat, espertissimo e irriducibile, alla ricerca del terzo podio mondiale consecutivo, ma battuto proprio da Farah, di un soffio, a Montecarlo. Nel plotone kenyano (assente dal podio a Berlino), oltre all'ex-iridato Kipchoge, merita attenzione il giovanissimo Koech, 18 anni, talento purissimo. Nel team etiope, con Merga dirottato nei diecimila metri, sarà escluso uno tra Gebremeskel, Tariku Bekele, Kuma ed il portentoso Alamirew. A ritmi non spaziali, si rischia la sorpresa con gli americani Rupp e Solinsky, il primo bianco sotto i 27 minuti nei 10000. Outsiders: in prima fila c'è l'ugandese Kipsiro.

Il primato dei campionati è il 12'52"79 con cui Eliud Kipchoge sorprese Hicham El Guerrouj e Kenenisa Bekele a Parigi 2003. La finale mondiale più veloce delle dodici edizioni è stata quella di Parigi, con i tempi migliori per tutti e otto i primi classificati (in sei sotto i 13 secondi). Nell'albo d'oro della manifestazione, sette ori per il Kenya, due per il Marocco. Il record sul suolo coreano è ancora di John Ngugi, olimpionico a Seul in 13'11"70. Finale il 4 settembre alle 12:40.

10000 metri uomini

Kenenisa Bekele volerà a Daegu per provare a difendere il suo titolo mondiale. Le ultime notizie danno per partente anche Sileshi Sihine, inizialmente annunciato fuori gioco a causa delle non buone condizioni. Il recordman mondiale Bekele non gareggia in pista da quasi due anni e, parlando in termini di imbattibilità, non perde una gara nell'arco 5000-10000 dal luglio del 2006. Ha in animo la conquista del quinto titolo iridato consecutivo. Sulla strada di Bekele il britannico di origini africane Mo Farah, l'eritreo Zersenay Tadese (argento a Berlino), gli etiopi Merga e Jeylan, e i kenyani Kirui, Mathathi (bronzo a Osaka) e Tanui, chiamato a sostituire l'infortunato Kiprop.

Il record dei campionati è di Bekele (26'46"31 a Berlino). Nella storia mondiale, otto titoli all'Etiopia, tre al Kenya, uno all'azzurro Alberto Cova. Bekele vince da quattro edizioni, e gioca per il pokerissimo. Curiosità: l'eritreo Tadese viene da un sesto, da un quarto e un secondo posto. Nessun europeo sale sul podio dal 1987, quando Francesco Panetta centrò l'argento e il tedesco democratico Kunze il bronzo. A Farah il compito di ridare ossigeno iridato alla vecchia Europa. Finale diretta il 28 agosto alle 12:30.

3000 metri siepi uomini

Una delle gare sulla carta dichiaratamente a senso unico, terreno di caccia degli atleti del Kenya. Il campione olimpico in carica Brimin Kipruto appare come l'uomo da battere, forte del clamoroso risultato di Montecarlo, dove ha mancato il record del mondo per un solo centesimo di secondo! Con Kipruto, il campione olimpico dell'Olimpiade precedente Ezekiel Kemboi (che è anche l'iridato di Berlino e detiene il record dei campionati con 8'00"43), e i meno quotati Matelong e Chirchir. Ben più pericoloso, per la prospettiva della tripletta kenyana sul podio, appare il francese Mekhissi-Benhabbad, argento olimpico nonché campione e primatista europeo, che animerà le ambizioni transalpine assieme all'espertissimo Tahri.

Da quattro edizioni Ezekiel Kemboi va regolarmente sul podio. Dopo tre argenti è arrivato l'oro di Berlino, ma stavolta arriva con un po' di malumore alla competizione mondiale per essersi presentato in forte ritardo al camp di allenamento della nazionale con conseguente minaccia di esclusione. La storia: otto titoli mondiali al Kenya, due al Qatar (con l'ex-kenyano Shaheen) uno a testa per la Repubblica Federale Tedesca (Ilg nel 1983) e Italia (ancora Panetta, 1987). Finale il primo settembre, ore 13:25.

800 metri donne

Una gara tutta da scoprire, dove manca una dominatrice dopo il ritiro della mozambicana Mutola, detentrice di tre titoli mondiali. Per di più, con le russe Mariya Savinova, Yuliya Rusanova e Yekaterina Kostetskaya atlete-guida del 2011 sotto il profilo cronometrico, l'Europa cerca l'assalto a una medaglia d'oro che il vecchio continente non raggiunge dal 1999. Assieme al trio russo, saranno in gara la discussa campionessa uscente Caster Semenya, la titolata kenana Janeth Jepkosgei e la britannica Meadows, la meno attrezzata fisicamente ma provvista dell'istinto del killer nel rettilineo finale. Altre atlete di sicuro interesse: la marocchina Halima Hachlaf, la giamaicana Kenia Sinclair. Infine, la tradizione ha sempre negato una medaglia agli USA: colmare la lacuna è la missione dichiarata di Alysia Montano-Johnson.

Il record dei campionati è l'1'54"68 di Jarmila Kratochvilova e risale alla prima edizione di Helsinki. Il margine cronometrico più ampio tra la vincitrice e la seconda classificata parla a favore della sudafricana Semenya, che a Berlino replicò il copione già visto ai Giochi di Pechino con la Jelimo, infliggendo ben due secondi e 45 centesimi alla migliore delle inseguitrici. Il medagliere: tre ori a Cuba e tre al Mozambico. Russia, come entità idipendente, a secco ma con tre argenti e due bronzi. L'oro manca anche in casa britannica. La finale è prevista per il 4 settembre, alle ore 13:15.

1500 metri donne

C'è molta Etiopa nella corsa all'oro di questa classica distanza del mezzofondo: la 20enne Kalkidan Gezahegne, la più esperta Meskerem Legesse e la più nota Gelete Burka cercheranno di impedire all'ex-etiope Maryam Yusuf Jamal (Bahrain) la conquista del terzo oro consecutivo, dopo che la Burka perse la chance di vincere a Berlino a causa del danneggiamento subìto dalla spagnola Rodrigues. La Russia, dopo la falcidia del ciclone doping di alcuni anni fa, non ha la stessa forza d'urto ma spedisce in pista la 25enne Martynova, carta sicura su cui puntare e rinverdire la tradizione iridata costellata di tre medaglie d'oro, un argento e un bronzo. Altre atlete da seguire: le marocchine Hilali e Lakhouad, l'altra atleta del Bahrain Belete, e la vecchia volpe kenyana Nancy Lagat, olimpionica a Pechino.

Il record dei campionati è un abbordabile 3'58"52 di Tatyana Tomashova, ma la miglior finale mondiale è stata finora quella di Roma '87, dove si registrarono le migliori prestazioni per piazzamento dal secondo al settimo posti. Jamal, Tomashova e Boulmerka hanno vinto l'oro due volte ciascuna, ma la Russia vanta un'oro in più. L'inno nazionale non è mai stato eseguito per Etiopia e Gran Bretagna, a bocca asciutta in materia di medaglie d'oro. Finale il 1° settembre alle 13:55 ora italiana.

5000 metri donne

La kenyana Vivian Cheruiyot vuole emulare Tirunesh Dibaba (assente a Daegu), vincendo sia i 10000 che i 5000 metri. Al momento del via sapremo se l'impresa sarà ancora possibile, poiché i 10000 sono in programma nella giornata inaugurale. A contrastare la Cheruiyot, campionessa mondiale uscente, lo squadrone etiope composto da Meseret Defar, Sentayehu Ejigu e Genzebe Dibaba. C'è anche Linet Masai, che a Berlino negli ultimi metri ingoiò le avversarie una dopo l'altra in una indimenticabile finale dei 10000. Fuori dall'asse Etiopia-Kenya (in squadra anche Sylvia Kibet e Mercy Cherono), l'atleta più quotata è la britannica Clitheroe.
 
Qualche numero: Il primato dei campionati è stato fissato a 14'38"59 da Tirunesh Dibaba a Parigi Saint-Denis nel 2003. L'Etiope, assieme alla romena Szabo, è l'unica atleta ad aver vinto due titoli mondiali nella storia dei campionati. La distanza dei 5000 femminili è una specialità iridata dal 1995 (prima si correvano i 3000 metri). Meseret Defar sale sul podio da tre edizioni consecutive. Ori: l'Etiopia è a quota tre, Romania a due, kenyane irlandesi e russe a una. L'Europa non grida all'oro da dieci anni, quando a Edmonton vinse la contestata Yegorova, e non sale nemmeno sul podio da tre finali consecutive. Ultimo atto il 2 settembre alle 13:25.

10000 metri donne

La distanza più lunga del programma delle gare in pista è anche il primo atto della missione impossibile di Vivian Cheruiyot, che in primavera ha esordito sui 10000 con ottimi risultati. Oltre alla Cheruiyot, la squadra kenyana è composta da Linet Masai (campionessa uscente), Sally Kipyego e Priscah Jepleting. L'Etiopa è rappresentata da Meseret Defar (al debutto mondiale sui 10000), Meselech Melkamu e Belaynesh Oljira. Aldilà di questi sei nomi, i migliori in circolazione, si propongono all'attenzione le due americane Flanagan (bronzo a Pechino) e Goucher (bronzo a Osaka) e la giapponese Fukushi. Per l'Europa, le migliori appaiono le portoghesi.

Il record dei campionati risale alla finale parigina del 2003, quando Berhane Adere chiuse in 30'04"18. La finale mozzafiato, come detto, quella di due anni fa a Berlino. La finale diretta è in programma il 27 agosto alle 14 ora italiana. La vittoria della Masai a Berlino ha interrotto una striscia di cinque ori consecutivi dell'Etiopia, che guida incontrastata il medagliere della specialità (anche cinque argenti e tre bronzi).

3000 metri siepi donne

Si disputano per la quarta volta nel programma iridato. La favorita è la kenyana Milcah Chemos, bronzo a Berlino, che non perde una gara di siepi da un anno. Lydia Rotich e Mercy Njoroge sono le altre kenyane che scenderanno in pista per la caccia al podio. Le tre etiopi in gara sono Sofia Assefa (la più forte sulla carta), Birtukan Adamu (primatista mondiale junior al Golden Gala) e Birtukan Fente Alemu. Le africane troveranno pare per i loro denti con la russa Yuliya Zarudneva-Zaripova, argento a Berlino due anni fa, la migliore delle attuali specialiste europee, e con la tunisina Ghribi-Boudraa, sesta due anni fa.

Il Kenya ha collezionato finora tre medaglie di bronzo, e cerca l'oro. Nelle tre finali finora disputate, successi per Uganda, Russia (anche tre argenti) e Spagna. Il record dei campionati è 9'06"57 della russa Volkova. Strepitosa la parte conclusiva della finale di due stagioni fa, dove trionfò Marta Dominguez, assente quest'anno per maternità. Finale il 30 agosto alle 14:20.

Nelle foto d'archivio, Linet Masai e Yusuf Saad Kamel (foto Giancarlo Colombo/FIDAL)




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