Una storia al giorno

16 Febbraio 2014

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

16 febbraio. La festa nazionale della Lituania è una buona occasione per provare a raccontare qualche storia atletica su questo piccolo paese che non ha avuto un’esistenza allegra. E si può partire con l’onorificenza che toccò -giustamente - a Virgilius Alekna: la Gran Croce dell’Ordine del Granduca Gediminas. Non è il nome di un mago o di un guerriero del Signore degli Anelli, ma quello di un personaggio storico di 700 anni fa, il sovrano pagano di una Lituania molto grande, che si espandeva verso la Polonia e la Russia e che passò diverso tempo a combattere i Cavalieri Teutonici.

Il paese baltico, così come gli altri affacciati sul mare e molte altre repubbliche diventate indipendenti, è stato costretto a “offrire” per lunghi anni le proprie conquiste ai padroni sovietici, a cominciare dalla prima medaglia, l’argento nella 20 km di marcia che Antanas Mikenas conquistò a Melboune nella scia del russo Leonid Spirin. Abbastanza singolare che il primo affacciarsi venga con un marciatore. I lituani passano per fornire alle cronache omaccioni impressionanti. Buoni per il basket e, curiosamente, sempre discoboli. Lettoni ed estoni, come è noto, sono più versati nel giavellotto.

L’ultima medaglia che venne “versata” a Mosca è dell’88 ed è l’argento di Romas Ubartas. Quattro anni dopo, Romas aveva cambiato maglia, così come chi finì alle sue spalle, Juergen Schult: il martello e il compasso della Ddr avevano lasciato spazio all’aquila di Deutschland. Nel ’96, dopo il pensionamento di Ubartas, fece per la prima volta capolino olimpico un giovanotto alto 2,00 e pesante 130 chili distribuiti in modo eccellente: Virgilius Alekna, quinto. I Giochi a venire, quelli di Sydney, sarebbero stati i suoi in fondo a un duello tra fisici bestiali: anche Lars Riedel veniva dal Baltico, ma di sponda tedesca. Poco prima di volare in Australia, Virgilius aveva scelto Kaunas per minacciare il fantastico mondiale brandeburghese di Schult arrivando a 73,88, a venti centimetri tondi, seconda prestazione di sempre.

Il secondo oro di chi è anche coperto di ruolo di bodyguard del presidente della repubblica sarebbe arrivato a Atene con i 70 metri pizzicati. L’ungherese Robert Fazekas li aveva nettamente superati ma venne scoperto mentre con un imbarazzante armamentario trafficava con la pipì. Le mani in fallo. Per chi avesse i denari per erigere un tempio degno dell’antico re Mausolo, consigliamo le statue colossali di Al Oerter, Lars Riedel e, ovviamente, di Virgiulius Alekna. Il Granduca Gediminas gli avrebbe donato uno spadone e un manipolo di coraggiosi da comandare.

Giorgio Cimbrico

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