Una storia al giorno

07 Febbraio 2014

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

7 febbraio. Aprire un hotel all’americana a Carpi era stato un errore, aveva ingurgitato molti dei soldi guadagnati di là dell’oceano. Così, con quello che era rimasto, si spostò al mare, a Sanremo: aprire un garage e mettere a disposizione auto per turisti con portafoglio ben fornito che volevano fare un salto a Bordighera o a Montecarlo per tentare la fortuna, poteva essere un modo per campare tranquillo, senza rischiare la bancarotta. Era il 1923 e in Riviera Dorando Pietri sarebbe rimasto per quasi vent’anni, sino alla morte, settantadue anni fa: il 1942 era appena iniziato, la guerra ruggiva forte, le potenze dell’Asse per il momento avevano la meglio (ma l’America aveva appena rotto la sua neutralità) e sui giornali, che uscivano piuttosto smilzi, quel lutto ebbe piccole celebrazioni. Impressiona annotare quanto fosse giovane: a ottobre aveva compiuto 56 anni.

Dorando, l’uomo di Londra 1908, quello che, per sua magnifica definizione, conquistò e perse la vittoria, che commosse il mondo e una regina, si era costruito il futuro lungo due viaggi intensi, febbrili, contrappuntati da gare su distanze disparate (ma sempre lunghe), sino a ridurlo a uno stato di prostrazione e al caldo consiglio di un medico: “Si fermi”. Ma lui non si ferma, si sente professionista (lo dichiarerà nella lettera con cui accoglie, in piena serenità, il bando della federazione italiana di atletica, anch’esso espresso con lievità e misura) e riesce ad accumulare una somma considerevole in fondo a tournée lungo le quali riesce a richiamare, sia nelle arene indoor che ai Polo Grounds di New York grandi folle, e a canalizzare ingenti scommesse.

E’ affascinante – e ance commovente - andare a rivedere le affiches, le vignette, le caricature, le fotografie che sono iconografia di quel mondo lontano: per il Gran Derby di Maratona, il baffuto Dorando è stato disegnato con la croce di Savoia sul petto, il francese Saint Ives con un cappello da medico di una commedia di Moliere, il pellerossa Longboat con un casco di penne, l’americano di sangue irlandese Maloney con un’arpa, Hayes l’usurpatore di Londra con il cilindro dello zio Sam, Shrubb con l’Union Jack. Era un vertice, era un evento che, poco più di un secolo fa, ebbe la sua forte ridondanza mediatica, proprio come per i combattimenti di Jack Johnson, il primo nero campione del modo dei massimi. E nessuno si vergognava a dire che si correva per far quattrini: 5000 dollari al vincitore (il piccolo cameriere francese), 2500 al secondo, Dorando, che Ira Berlin onorò con una canzone.

Oggi, nell’anniversario della sua scomparsa, non è il caso di riesumare le immagini del suo calvario sulla pista di Sheperd’s Bush, ma quella foto in cui, in un bell’abito scuro e con i capelli accuratamente divisi, posa fiero in mezzo ai suoi trofei. Fosse nato cinquant’anni dopo, Bernardo Bertolucci gli avrebbe offerto una parte in Novecento.

Giorgio Cimbrico

SEGUICI SU: Twitter: @atleticaitalia | Facebook: www.facebook.com/fidal.it



Condividi con
Seguici su: