Una storia al giorno

08 Dicembre 2013

Personaggi e vicende dell'atletica di sempre

 

8 dicembre. Nato alla vigilia di S. Ambrogio, perfetto per un milanese che oggi compie idealmente 120 anni e va considerato il padre nobile della marcia italiana e l’iniziatore di una delle più solide tradizioni dell’atletica nostrana. Toccò a Fernando Altimani iniziare una lunga storia, dar l’avvio a una collezione che assomiglia a un tesoro. capitò a Stoccolma l’11 luglio 1912, su una delle distanze andate in disuso, la 10 km. Una delle poche immagini ereditate da quel tempo lontano lo vede con il capo coperto da un fazzoletto, come per una gita in campagna. La gara venne lanciata sin dall’avvio su ritmi robusti: tre saltarono per aria, tre altri incorsero nella severità dei giudici. Fernando tenne a bada il danese Rasmussen e si assicurò il podio, terzo dietro il canadese Goulding e il 40enne britannico Webb, primatista mondiale della distanza con 45’15”.

George Goulding, che aveva gareggiato a Londra senza troppa fortuna sia nelle 10 miglia di marcia che nella maratona (quella di Dorando Pietri), merita una piccola digressione. Dopo aver conquistato la medaglia d’oro, decise che era il caso di farlo sapere a casa, a Toronto: il telegramma che spedì alla moglie è uno dei più brevi nella storia delle comunicazioni. “Won, George”; vinto, George. Laconico o poco disposto a versar corone all’ufficio postale della capitale svedese? Fatalmente, deve essere riesumata la barzelletta del genovese che, colpito da un grave lutto, va all’ufficio necrologi. “Qual è la tariffa minima?”domanda. “5.000 lire. Mi può dare il testo?”. “Morta Marta”. “Tutto qui? Per 5.000 lire ha diritto a qualche altra parola”. “Allora metta: vedo Panda blu”. Prima che il novello campione tornasse in patria, la moglie diede alla luce un bambino e quanto a lettere dettate all’ufficiale dell’anagrafe fu meno parsimoniosa: lo chiamò George Beverly Olympic.

Torniamo ad Altimani che alla fine della carriera allineò anche quattro titoli italiani e record su pista di assoluta distinzione: 21’32” nei 5 km e 44’34” nei 10 km. Società d’origine, la Us Milanese, il club che sarebbe diventato la culla di un altro meneghino purosangue, Ugo Frigerio, primo campione olimpico nella storia non solo della marcia ma di tutta l’atletica azzurra, tre volte a segno ai Giochi. Se nel ’28 non avessero fatto fuori la specialità, Ugo avrebbe fatto poker gridando, come faceva sempre sul traguardo, “Viva l’Italia”.

Giorgio Cimbrico

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