Un giorno, un'impresa

22 Maggio 2013

Appuntamento quotidiano con le storie dell'atletica

 

22 maggio. Negli ultimi giorni di maggio del 1987 Igor Ter Ovanesian arrivò a Torino (al vecchio Comunale stava per andare in scena Italia-Unione Sovietica) con un sorriso più largo del solito e una gran voglia di parlare del suo formidabile ragazzo, armeno come lui, capace di volare dove a lui non era mai stato concesso di arrivare: una settimana prima, il 22 maggio, Robert Emmiyan aveva saltato 8,86 sulle montagne del Caucaso.

Quasi vent’anni prima il Principe Igor era in pedana a Mexico City e fu uno dei testimoni del collasso che colse Bob Beamon quando gli dissero che aveva saltato 29 piedi, due pollici e mezzo: 8,90 a Bob non diceva niente. 8,90 era una cosa mostruosa: Igor aveva battagliato una vita con Ralph Boston e il record del mondo, 8.35, era un loro condominio, sino a quel momento. E poi venne Beamon, una cometa di Halley e loro nella sua coda: terzo Ralph, quarto Igor, a più di settanta centimetri.

Quel giorno, che era il 18 ottobre 1968, Ter Ovanesian realizzò che c’era gente che sapeva sfruttare l’altitudine, trasformarsi in una macchina leonardesca per atterrare lontano quanto i greci della classicità che si aiutavano con dei pesi equilibratori e pare saltassero nove, forse dieci metri. E quasi vent’anni dopo, quando era diventato ct del’Urss, un tipo del genere lo trovò e, incredibile, era un suo paesano, un ragazzo nato nel ’65 in un posto che a quei tempi si chiamava Leninakan e ora hanno ribattezzato Gyumri, 1600 metri di altitudine.

Robert non aveva una gran stazza ma era velocissimo, elastico, naturalmente disposto a penetrare l’aria fina ma non solo quella: il record europeo portato a 8,61 nell’86 venne a Mosca e il record europeo indoor, 8,49, arrivò a Lievin, nel paese piatto cantato da jacques Brel. L’8,86 fu una sferzata e creò qualche difficoltà nella scrittura corretta del nome del luogo dell’exploit: Tsakhkadzor, 1750 metri sul mare e famosa per le sue fonti termali. Era il suo anno: secondo ai Mondiali di Roma, dietro Lewis, e davanti a Giovanni Evangelisti, almeno sino a quando quel bronzo fasullo e frutto di una macchinazione venne restituito.

L’anno della luce fu seguito dall’anno delle tenebre: nel disastroso terremoto che colpì il Caucaso, Robert perse il padre e altri famigliari. Continuò a offrirsi oltre gli 8 metri, ma non fu più capace di toccare l’empireo. Al crollo dell’Urss, gareggiò per l’Armenia che tre anni fa lo ha voluto presidente della federazione. Da tecnico, per conto della federazione francese, ha allenato Salim Sdiri e Eloyse Lesueur, campionessa europea in carica. Il suo acuto è ancora la quarta prestazione mondale di tutti tempi, a 9 centimetri da Powell, a 4 da Beamon a 1 da Lewis. Ter Ovanesian, che ha compiuto 75 anni tre giorni fa, ricorda ancora quel giorno. Dopo Beamon, gli era toccato vedere ancora l’assoluto, offerto da uno della sua terra di montagne e di civiltà che sprofonda nel passato.

Giorgio Cimbrico



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