Tre vittorie per l'Italia nel sole di Leiria




 

Tre vittorie (Nicola Vizzoni nel martello, 78,15; Libania Grenot nei 400 metri, 51.16; e la 4x100 maschile, 38.77) illuminano il pomeriggio azzurro a Leiria (Portogallo), nella prima giornata della Coppa Europa per Nazioni. Le nuove regole, spauracchio della vigilia, vanno in archivio senza causare troppe problemi, lasciando sul campo soprattutto quattro ore - o poco meno - di bella atletica internazionale. Da sottolineare anche, in chiave italiana, il 10.21 (primato personale, e terzo posto) per Emanuele Di Gregorio nei 100 metri, anteprima di ciò che avrebbe poi fatto la staffetta 4x100 con Giovanni Tomasicchio, Simone Collio, lo stesso Di Gregorio e Fabio Cerutti. 

Il vento è subito favorevole alle vele azzurre. Nicola Vizzoni inanella due lanci che gli danno immediatamente la testa della gara di martello: prima con 76,44, poi con 78,15. I rivali galleggiano intorno ai 75 metri, senza apparire in grado di sferrare attacchi decisivi. Dopo due turni gli ultimi sei vanno a casa: è la prima applicazione delle nuove regole, e nella rete finisce un pesce grosso, ovvero il russo Zagorniy, 80,10 di stagionale, 70,99 qui in pedana. La catena di Vizzoni prosegue con un tranquillo 73,61, e non si registrano scossoni. E' nell'ultimo turno di lanci che Vizzoni trema: il polacco Ziolkowski raccoglie le energie, e spara a 78,01, a soli 14 centimetri dall'azzurro. Finisce lì, però, perché non ci saranno scossoni fino all'ultimo lancio di Vizzoni, un ancor buono 77,79. "Sono felice, è la mia prima vittoria in una finale A di quella che una volta era la Coppa Europa - racconta il toscano -, aggiungo che non è facile fare 78 metri in una gara di questo livello, e il dato mi dà ulteriore soddisfazione. Cosa è cambiato in me? Il rapporto con il mio tecnico, Riccardo Ceccarini, mi ha aiutato a ritrovare le sensazioni di un tempo; in più, anche la rabbia accumulata mi è stata d'aiuto. Ho gareggiato già molto quest'anno, ora farò Malaga, e poi i Mediterranei, prima di ritornare a lavorare in funzione del Mondiale".

I quattrocentisti ad ostacoli rompono il ghiaccio con le gare di corsa. Vince il britannico Greene con 49.26, mentre Nicola Cascella, nella prima serie, si difende bene ma non va oltre il terzo posto (nono totale dopo la seconda serie), con lo stagionale portato a 51.16. Fa invece benissimo Maria Aurora Salvagno, che centra una buona partenza e chiude, con 11.51 (primato personale, vento +1.1 m/s) al secondo posto nella prima delle due serie; con la britannica Freeman che si impone nella migliore in 11.42, la sarda finisce quarta, con le stesso tempo di altre due avversarie (superate nel conteggio dei millesimi di secondo). Va invece a fondo nei 400 metri Andrea Barberi. Il romano non corre lontano dai suoi limiti stagionali (chiude in 46.88), ma è ultimo sia nella sua serie sia nella classifica complessiva. Ci mette una pezza Magdelin Martinez, che finisce sul podio - terza - nel triplo, toccando i 14 metri (14,01) in una gara  dai contenuti non eccelsi. La vince la francese Nzola, con 14,40, davanti alla Pyatikh, 14,10; Martinez atterra alla quota decisiva al secondo tentativo (vento +0.5 m/s), e tanto basterà alla fine per mettere in cassaforte dieci preziosissimi punti.

L'altalena italiana tocca però immediatamente un altro momento basso quando arriva il momento (in verità tra i più attesi della vigilia) degli 800 metri femminili. Elisa Cusma, una delle favorite della vigilia, è solo settima, in 2:00.93, sulla scia della scatentata ucraina Krevsun, capace del mondiale stagionale di 1:58.62. Il distacco tra la vincitrice e l'azzurra, fatto sorprendente, matura solo nell'ultima retta. Il passaggio a metà dice 58.22, con l'ucraina in testa, tallonata dalla modenese; l'appaiamento dura ancora per tutta l'ultima curva, quando per la Cusma, a sorpresa, si spegne la luce. Via via finiscono per passarla in molte, e ben quattro atlete scendono al di sotto dei due minuti. Il sorriso lo restituisce subito Emanuele Di Gregorio, secondo nella sua serie dei 100 metri (e terzo in totale) con il primato personale portato a 10.21 (vento +0.2 m/s, tempo di reazione 0.140), cifra esatta del minimo A di qualificazione ai Campionati del Mondo di Berlino. Pronostico rispettato in pieno, con la vittoria del britannico Dwain Chambers (10.07), davanti al portoghese Francis Obikwelu (10.20, ma nella prima delle due serie). "La cosa più bella è vedere che continuo a progredire - il commento del siciliano - dallo scorso anno ho tolto sette centesimi, e mi sono stabilizzato intorno a questi tempi. Ora anche la soddisfazione del minimo per i Mondiali, Chambers evidentemente mi porta fortuna: ero accanto a lui a Torino, agli Euroindoor, quando ho vinto la medaglia di bronzo nei 60 metri, così come è accaduto oggi".

Pochi brividi in chiave azzurra dai lanci. Nel peso uomini dominato dal polacco Majewski (il campione olimpico, 20,81 la sua misura odierna), Paolo Dal Soglio è undicesimo, con 17,73; nel disco donne, Laura Bordignon si difende meglio, finendo sesta con 56,45, distante però dal 61,58 dell'ucraina Semenova, vincitrice. Anche Andrea Bettinelli non esalta, finendo la sua prova nell'alto all'ottavo posto, con 2,24 e tre errori a 2,28. In tre scalano i 2,31, con la vittoria assegnata all'ucraino Krymarenko (stessa quota per il ceco Baba e il russo Shustov). L'asta va alla vincitrice designata, la polacca Pyrek, unica a superare i 4,70; Anna Giordano Bruno si difende per come può, salendo bene a 4,25 (alla prima prova), ma arrendendosi poi a 4,35.

I 3000 donne si segnalano per la prima piccola "magagna" relativa alle nuove regole. La spagnola Natalia Rodriguez, viene eliminata nel primo, confuso sprint (con le atlete che, all'apparenza, non erano state tutte lucide nel comprendere il momento), ma non si avvede del cartello postole dopo 200 metri, e continua la sua corsa. Fino all'arrivo. Da vincitrice. Pochi metri dopo, prima che potesse esultare, una giudice molto misurata nella gestualità le comuncia  la cattiva notizia. Vittoria per la russa Galkina (la campionessa olimpica e primatista del mondo delle siepi) in 8:46.88, mentre Federica Dal Rì combatte bene e finisce sesta in 9:20.11. Anche Benedetta Ceccarelli battaglia positivamente nei 400 ostacoli, e finisce al terzo posto la sua serie - la peggiore - con lo stagionale portato a 57.12; nel computo complessivo è settima, perché nell'altra serie si viaggia veloci: la polacca Jesen  vince con 54.82.

Il pubblico portoghese si esalta con la prevedibile volata di Rui Silva, vincitore dei 1500 esattamente alla sua maniera, con l'arma preferita, la retta finale. Il ritmo è sonnolento, e tale rimane fino ai 1100, quando lo spagnolo Diego Ruiz lancia l'attacco, attivando la risposta di Silva; nel gruppetto prova a restare anche Stefano La Rosa, ma quando il finale si fa violento, muscolare, il toscano finisce per cedere. Silva vince in 3:42.07, mentre l'azzurro è settimo, in 3:44.52. Bella gara nei 3000 siepi donne: la francese Sophie Duarte imposta un ritmo di tutto rispetto nella seconda parte, e conduce fino alla barriera conclusiva, quando viene infilata dalla tedesca Moldner (9:32.65), abile a rimanere sempre a tiro. Emma Quaglia fa quello che può, forse interpreta anche in maniera un po' eccessiva la regola delle eliminazioni, ma paga lo sforzo, finendo proprio nella lista delle esclusioni, l'ultima (a tre giri dalla fine). Un altro che proprio non brilla è Stefano Tremigliozzi, dodicesimo (6,99 e un nullo il suo score) nel lungo; vince lo spagnolo Caceres, unico a toccare gli 8 metri (8,00), davanti al campione olimpico del triplo, il portoghese Nelson Evora (7,94). Il francese Sdiri è un altro dei big finiti nella trappola delle nuove regole: il 7,74 di miglior misura dopo due salti (8,42 per lui appena qualche giorno fa) lo costringe infatti al settimo posto, e all'eliminazione precoce.

Arriva infine il momento della seconda vittoria italiana di giornata. La firma Libania Grenot nei 400 metri, percorsi in 51.16, suo primato di stagione, in una corsa molto convincente. Partita accorta, come d'abitudine, l'italo-cubana lascia sfogare le avversarie, prima di scatenare la progressione vincente. La rivale numero uno è in realtà un'ombra, perché il 51.23 da battere è il tempo della vincitrice della prima serie (la russa Litvnova), corsa da qualche minuto. Alla fine, sette centesimi premiano la Grenot: "Va bene così - le sue parole - anche se non sono proprio contenta del tempo che ho ottenuto. Credo di valere molto di meno, e le indicazioni che vengono dall'allenamento non fanno che confermare questa mia sensazione. Cerco una gara veloce, che possa darmi l'opportunità di battere il mio record italiano. Ci riproverò presto, magari già ai Giochi del Mediterraneo di Pescara, o al Golden Gala di Roma".

I 5000 metri maschili danno il miglior esito in termini di applicazione della nuova norma di classifica. La gara che ne esce fuori è godibile, e gli atleti danno chiari segnali di aver metabolizzato la ricerca dello sprint. Se ne vanno in due, il britannico Farah e lo spagnolo Castillejo, quando la metà percorso è appena passata. Lalli tiene l'andatura del gruppo, anche se poi nel finale si lascia sfuggire la piccola pattuglia degli inseguitori, finendo sesto in 14:27.60. La contesa per il successo va a Mo Farah, che regola lo spagnolo nell'ultimo giro (13:43.01 il suo crono). Il giavellotto donne chiude il pomeriggio dei concorsi, ed è una chiusura con i fuochi d'artificio: la tedesca Christina Obergfoll firma il mondiale stagionale, con un lancio di 68,59. Finisce sconfitta la campionessa olimpica, la ceca Spotakova, comunque capace di 65,89. Zahra Bani è due volte brava, perché migliora il suo stagionale a 59,11, e perché centra anche l'approdo all'ultimo turno di lanci, terminando al quarto posto.

La 4x100 donne si difende come può, ma anche la mancanza di un confronto con le prime della classe finisce per pesare. Corrono Pistone, Calì, Tomasini e Salvagno, senza grossi errori in 44.09, vincendo la prima serie. Nella seconda, si corre con una marcia più alta, e le azzurre finiscono al sesto posto (vittoria alla Russia in 43.35). La 4x100 maschile, in conclusione di giornata, porta in dote il terzo successo italiano, il più imprevisto per come è maturato. Relegato nella serie più debole per via del piazzamento in classifica, il quartetto italiano (Tomasicchio, Collio, Di Gregorio, Cerutti) non si scompone, tagliando il traguardo in un buon 38.77, tempo di tutto rispetto continentale. Nella seconda serie, il britannico Edgar si infortuna nel mezzo della terza frazione, togliendo di mezzo i favoriti; la vittoria parziale va alla Germania, con un tempo peggiore di quello italiano per un solo centesimo (38.78, e la Francia a 38.80). Ride l'Italia, per una volta baciata da un pizzico di buona sorte, ma sospinta anche da una prestazione di rilievo (terzo crono europeo 2009).

La classifica al termine della prima  giornata vede la Gran Bretagna al comando, con la Russia distanziata di un solo punto (165 a 164). L'Italia è settima, abbastanza distante anche dal podio (140 punti per gli azzurri), ma può consolarsi con le tre belle vittorie ottenute. Domani, seconda giornata, si può risalire la corrente. Trascinati da Antonietta Di Martino.

Marco Sicari

Nella foto in alto, Libania Grenot in azione; in basso, l'esultanza della 4x100 azzurra (Giancarlo Colombo per Omega/FIDAL)

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