Tamberi e Bencosme da Bressanone a Londra

08 Luglio 2012

L'altista sale a 2,31, l'ostacolista fa 49.33. Grande triplo: Greco 17,67 (+3.4), Donato 17,52 e Schembri 17,25 (+2.5)

di FIDAL

L’onda giovane dell’atletica italiana lancia altri due ventenni verso l’Olimpiade di Londra. Si tratta di Gianmarco Tamberi, che sale nell’alto a 2,31 (terzo all time tricolore), e Jose Bencosme De Leon, autore di un probante 49.33 nei 400 metri ostacoli (ottavo di sempre in Italia). Le due fiamme gialle superano l’ostacolo del minimo A di qualificazione ai Giochi, guadagnando l’azzurro. Ma non è finita, perché il triplo uomini ha offerto, complice anche il vento a favore, una delle migliori gare di sempre: vittoria a Daniele Greco (Fiamme oro) con 17,67 (+3.4), davanti al campione d’Europa Fabrizio Donato, battuto con 17,52 (vento regolare, +1.4) e al carabiniere Fabrizio Schembri, 17,23 ventoso (+2.3). Doppia volata sfortunata per Andrew Howe: il vento non gli è amico sia in batteria (21.03, -4.3), sia in finale (20.76, -1.9). Mancano undici centesimi al minimo B richiesto per la partecipazione olimpica, margine che però va interpretato anche alla luce delle condizioni di gara. Notevole anche il 22.91 di Libania Grenot (Fiamme Gialle) nei 200 metri (-1.1), ed il 18,30 di Chiara Rosa nel getto del peso.

La cronaca delle gare

Su questa pista, Jose Bencosme de Leon (Fiamme Giale) aveva conosciuto il primo successo internazionale, la medaglia di bronzo mondiale Under 18. Oggi, vincendo il titolo italiano in 49.33, il ragazzo di Borgo San Dalmazio riesce nella duplice impresa di demolire il primato personale (piazzandosi all’ottavo posto nella graduatoria italiana di tutti i tempi, quinto europeo 2012) e di conquistare la convocazione per i Giochi Olimpici di Londra. Diciassette centesimi al di sotto dei 49.50, minimo “A” a cinque cerchi. Bingo, e applausi a scena aperta. Gran partenza, finalmente; tredici passi fino al sesto ostacolo; quattordici fino al nono, e poi, davanti all’ultima barriera, la piccola indecisione che costa un appoggio in più; ma questa volta, il bimbo di origine domincana che nel cuneese ha trovato casa e una bandiera, ha da spendere ancora talento a piene mani. E’ 49.33, Bencosme grida, si inginocchia, bacia la pista di Bressanone. E’ solo l’inizio della carriera “da grande”. Condotta da una triade tecnica composta da Luigi Catalfamo (l’allenatore-scopriteore), Giuseppe Mannella e Fabrizio Mori.

L’altra impresa “verde” degli Assoluti la firma uno strepitoso Gianmarco Tamberi (Fiamme Gialle). L’estroso saltatore marchigiano, vent’anni compiuti domenica scorsa, già protagonista agli Europei di Helsinki (chiusi al quinto posto) sale a 2,31, primato personale, terza prestazione italiana di sempre (a due centimetri dal 2,33 di Marcello Benvenuti, ma in coabitazione con Andrea Bettinelli e Giulio Ciotti). E soprattutto, minimo A di qualificazione ai Giochi Olimpici di Londra. Un ruolino perfetto, quello di Tamberi (figlio d’arte, di Marco, specialista azzurro di primo piano): alla prima prova sono superati 2,16; 2,22; 2,25; 2,28 (primato personale); poi, l’attacco ai 2,31, quota letteralmente sfiorata al secondo tentativo, e poi superata, di rabbia e (sconfinato) talento, al terzo. Il marchigiano comincia uno dei suoi show: prova a strappare la maglia poi si tuffa verso il pubblico, infine si getta a terra, vinto dall’emozione. Ma non è finita.

Perché, per festeggiare, scegli una strada davvero singolare: chiede ai giudici di alzare l’asticella alla quota del… record del mondo, 2,46. Che affronta senza scarpe, gettandosi sui sacconi. Prima di un interminabile giro celebrativo. Il secondo posto va a Filippo Campioli (Esercito), che supera i 2,25, mentre Silvano Chesani (Fiamme oro), terzo con 2,22, vede per certi versi tramontare la propria aspirazione di partecipazione ai Giochi olimpici.

Una gara così non si era mai vista in Italia. E’ il momento del triplo, in Italia, e si vede. Il vento dà una bella mano, soffiando alle spalle dei saltatori, e contribuendo ad una serie di prestazioni-monstre. La migliore la firma Daniele Greco (Fiamme Oro), che sfrutta i 3.4 m/s, e atterra a 17,67. L’entrata allo stacco è velocissima, così come l’azione dell’hop-step-jump. A testimoniare la grande forma del pugliese – nota che accresce il rammarico per il rovescio europeo di Helsinki – anche il miglior salto con vento regolare, 17,39 (+1.1). Fabrizio Donato (Fiamme Gialle) non è da meno. Solo che il vento, per lui, risulta meno determinante. Il 17,52 che gli dà il secondo posto quota 1.4 all’anemometro; ma arrivano anche prove regolari a 17,02 e 17,45, con un solo 17,50 fuori scala (+2.6). Fabrizio Schembri (Carabinieri) è terzo con la bella misura di 17,23, ottenuta al primo salto (ma con vento oltre i limiti, +2.5). Su quella pedana si vola. Lo sa Tania Vicenzino (Fiamme Azzurre), che vince il lungo con 6,65, ma con vento  di una bava oltre i limiti (+2.1). 

Le due finali dei 200 metri finiscono per essere strozzate dal vento contrario sulla retta d’arrivo. Andrew Howe, alla caccia del minimo olimpico B, vince in 20.76, undici centesimi oltre il limite, ma frenato da quasi due metri di vento contrario (!). In batteria, due ore prima, aveva corso in 21.03, ma bloccato da una bufera di 4.5 m/s! L’aviere reatino pare aver risolto le questioni cliniche, e pare soprattutto sulla strada buona per recuperare la miglior forma. Certo, non è ancora al top, ma non bisogna dimenticare che tipo di infortunio (la rottura subtotale del tendine d’Achille) ha riportato dodici mesi fa. Dietro Howe, la seconda piazza va a Diego Marani (Fiamme Gialle), bravo a distribuire al meglio le energie fino al 20.92 conclusivo, due centesimi appena rispetto al “gemello” azzurro Davide Manenti (Aeronautica), molto abile come sempre in curva, ma poi leggermente in difficoltà nei metri finali. Tra le donne, Libania Grenot (Fiamme Gialle) applica ai campionati nazionali la sua rinata vocazione velocistica. L’aria offre meno resistenza rispetto a quanto accaduto in occasione della gara maschile (-1.1), e il 22.91 finale è tempo che conferma lo spostamento della barra di navigazione, direzione sprint, della fiamma gialla. Gloria Hooper (Forestale) è seconda in 23.37, Martina Amidei (Cur Torino) chiude il podio (superando Marzia Caravelli: 23.58 a 23.65).

Trentasette centesimi. Non è una beffa, ma poco ci manca. Manuela Gentili (Cus Palermo) lotta dal primo all’ultimo metro, e aggressiva su ogni ostacolo, ma il suo 55.87 non basta per salire sull’aereo che porta a Londra.

Per i Giochi olimpici era necessario il minimo A, quel 55.50 già mancato in stagione per otto centesimi, e qui mancato di altri tre decimi. Alle sue spalle, la specialità ha probabilmente trovato una nuova protagonista. E’ l’eptathleta Francesca Doveri (Esercito), che corre al fianco della Gentili per sei barriere, fino al cambio di gamba nel superamento dell’ostacolo; alla fine, il personale è abbassato fino a 57.39.

Chiara Rosa (Fiamme Azzurre) timbra il cartellino con la maglia tricolore a 18,30, misura che ne conferma la stabilità oltre la fettuccia dei 18 metri. Soglia non semplice, dopo la sbornia (metaforica, s’intende) della medaglia di bronzo europea. In tema di lanci, Lorenzo Povegliano (Carabinieri) strappa il titolo nazionale a Nicola Vizzoni (Fiamme Gialle), lanciando a 76,29, misura che vale l’attesa conferma per i Giochi di Londra. Il “vizzo” si ferma a 74,08. nella giornata dei giovani, arriva anche la vittoria nel disco del 21enne Eduardo Albertazzi (Fiamme Gialle) nel lancio del disco, 60,50.

Claudio Licciardello (Fiamme Gialle) conferma il trend di crescita, imponendosi nella finale dei 400 metri in 46.15, sconfiggendo Isalbet Juarez (Fiamme Oro, 46.44, primato personale, aveva 46.51) e Lorenzo Valentini (Studentesca Ca.Ri.RI, 46.66, in testa per tre quarti di percorso). In cinque, fino a Luca Galletti (Carabinieri, 46.88, passando per il 46.86 della fiamma gialla Andrea Barberi), scendono al di sotto dei 47 secondi, rendendo ancora più incomprensibile il 3:08.78 della staffetta 4x400 azzurra nella batteria degli Europei di Helsinki. Discorso pienamente applicabile alla prova femminile. In assenza di Libania Grenot, schierata sui 200, il titolo lo vince, con pieno merito, Maria Enrica Spacca (Forestale), con il personale portato a 52.53 (aveva 52.61). E una pioggia di personal best. Altre due scendono al di sotto dei 53 secondi: Elena Maria Bonfanti (Lecco Colombo Costruzioni) si libera del ruolo di eterna riserva e stampa un probante 52.61 (clamoroso miglioramento da 53.26), un centesimo meglio di Chiara Bazzoni (Esercito), anche lei al personale (aveva 52.72). Il quarto posto di Giulia Arcioni (Forestale) vale 53.18, altri 14 centesimi di miglioramento del PB (da 53.32), il quinto di Elena Maria Chigbolu (Esercito) 53.77. La 4x400 olimpica prende una decisa fisionomia.

Nella città che nutre da sempre una sorta di vocazione per le prove multiple, il titolo dell’Eptathlon va a Elisa Trevisan (Fiamme Azzurre), con 5574 punti. Titolo dei 5000 metri per Silvia Weissteiner (Forestale), al termine di una cavalcata in solitaria da 15:50.15. Sempre in tema di mezzofondo, le siepi salutano il successo tricolore per distacco di Valentina Costanza (Esercito), in 10:14.22. Nel giavellotto femminile, Zahra Bani prende il titolo nazionale con 58,40, misura che conferma lo standard di rendimento stagionale. In serata, si chiude anche la gara dell'asta donne, iniziata con ritardo per la sostituzione dei ritti. A vincere, Anna Giordano Bruno (Assindustria Padova) con la buona misura di 4,35. Dopo un errore alla misura d'apertura di 3,85, la friulana supera alla prima 4,00; 4,10; 4,20; mentre spende tutti e tre i tentativi per valicare 4,30. A 4,35, è subito successo. Ai successivi 4,40 (equivalenti al minimo B olimpico), quando l'oscurità è rpossima ad arrivare, arrivano tre errori. Seconda piazza per Giorgia benecchi (4,20), terza per Elena Scarpellini (Aeronautica), 4,10. 

m.s.

File allegati:
- RISULTATI/Results

L'arrivo di Howe (Giancarlo Colombo/FIDAL)


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