Stoccolma, l'Italia è ottava, vince Schembri




 

La seconda giornata del Campionato Europeo per Nazioni, condizionata dalla pioggia e dalle basse temperature, regala all'Italia l'unica vittoria individuale della manifestazione: la coglie Fabrizio Schembri nel triplo, centrando il successo con il 16,95 (+4.5) realizzato nel quarto ed ultimo tentativo a disposizione. Piazzamenti sul podio virtuale anche per Chiara Rosa nel getto del peso (terza con 17,33) e Marzia Caravelli nei 100 ostacoli (13.21, -1.0). Primati personali per Mario Scapini negli 800 metri (1:47.20) e Patrick Nasti nei 3000 siepi (8:40.40), quinto Nicola Vizzoni nel martello, frenato dalla forte pioggia delle prime ore del pomeriggio. Ancora una grande prestazione di Christophe Lemaitre, che corre i 200 metri in 20.28 nonostante i -2.8 metri di vento contrario, come ad anticipare il primo, ormai più che probabile, primo -20 della carriera.

La gara di martello maschile prende il via regolarmente, alle 13.35. Sotto la pioggia battente di una Stoccolma ingrigita e fredda. Piove, è vero, e non poco. Ma non ci si ferma, ligi al classico the show must go on. Ai vostri posti, si comincia. Appare chiaro fin dal via che, soprattutto in questa gara, l'ordine dei valori sarà completamente stravolto. Due dei primi tre dopo due turni (l'ucraino Sokyrskyy e il polacco Fajdek, rispettivamente 76,96 e 76,76) firmano il personale (!), mentre il favorito, il russo Zagorniy (capolista mondiale stagionale con 81,73), mette in fila due nulli. Nicola Vizzoni spara fuori settore il primo (dalle parti dei 75), e poi piazza un 74,77 di sicurezza, sotto un vero diluvio. Zagorniy appoggia il terzo lancio (73,85) per non chiudere senza punti. Vizzoni va in pedana per la terza prova: il martello tocca terra nell'ultimo dei tre giri e la misura che ne deriva (72,82) non cambia la situazione. Il toscano finisce al quinto posto. Vittoria va al tedesco Esser, l'unico che azzecchi la giusta alchimia di lancio, centrando, alla terza prova, un eccellente 79,28. Poi, tre atleti in 5 centimetri, Fajdek (76,98), Sokyrskyy (76,96) e il bielorusso Kryvitski (76,93). "Chi lancia con tre giri come me e Zagorniy sicuramente è stato più penalizzato - spiega l'azzurro - perché deve partire subito forte, mentre invece i quattro giri consentono di partire piano, piazzarsi in pedana nel primo giro, e poi salire di velocità. Difficile riuscire a fare di meglio con la mia tecnica e queste condizioni, le peggiori che mi siano mai capitate. Altre volte avevo lanciato sotto la pioggia, ma mai così".

I 110 ostacoli si corrono, oltre che sotto la pioggia, anche con un muro di vento in faccia, -2.4 m/s. Il britannico Turner fa 13.42, Emanuele Abate si difende, finendo al quinto posto in 13.85, ma nel computo complessivo è ottavo, visto che nella prima serie in tre fanno meglio di lui. Vento in faccia oltre i due metri (-2.1) anche nei 200 donne: Giulia Arcioni termina sopra i 24 secondi (24.10), quarta nella sua serie, vinta dalla tedesca Tschirch in 23.45. L'ucraina Marya Ryemyen non si fa spaventare dal vento (-2.2), vincendo la seconda serie e la classifica complessiva con un sorprendente 23.10. Un raggio di sole sulle speranze azzurre lo porta, a sorpresa, Mario Scapini, che firma il personale negli 800 metri (1:47.20) piazzandosi al quarto posto, nella gara vinta dal polacco Kszczot (1:46.50). Il milanese è bravo nell'interpretazione della gara: transitato in coda al gruppo ai 200 metri, risale la corrente nel tratto compreso tra i 300 ed i 600, presentandosi sul rettilineo ancora indietro, ma praticamente in linea con gli avversari, infilati negli ultimi metri con un vero e proprio slalom. "Gran bella soddisfazione - le sue parole - fare il personale in una gara come questa vuol dire che posso valere ancora di più. Mi sono fidato delle parole del presidente Arese in riunione: ci aveva avvertito che i rettilinei qui sono lunghissimi, e che dovevo aspettare prima di lanciare lo sprint: Aveva ragione! Il segreto di questo progresso? Il lavoro, ma probabilmente anche essere riuscito a star bene per 365 giorni di seguito".

L'altro lampo, ancora più lucente, è il bellissimo podio (terzo posto) colto da Chiara Rosa nel getto del peso, con 17,18. Su una pedana resa complicatissima dalla pioggia (in particolare per una come Chiara che lancia con rotazione) la padovana si è espressa senza remore, seppure davanti a mostri sacri come la tedesca Kleinert, vincitrice con 17,81. "Mi sono piaciuta proprio per questo - le parole dell'azzurra - e dirò la verità, mi sarebbe piaciuto anche vincere: viste le misure, non era impossibile. Sto bene, ma la cosa che conta oggi è come ho approcciato la gara. Sicura di me". Questa la serie della Rosa (superata in classifica anche dalla russa Avdeyeva, 17,33): 16,21; 17,18; 17,04; 17,14. E' il momento migliore in Casa Italia. Suona la carica anche Marzia Caravelli, l'elegante ostacolista friulana trapiantata a Roma, che corre in maniera eccellente per almeno sette barriere (dalla terza fino alla penultima) e chiude al secondo posto la sua serie in 13.21 (vittoria alla russa Dektaryeva in 13.16, vento contrario di un metro secco). Alla fine l'italiana è terza, regalando dieci pesantissimi punti alla squadra, che risale dalle secche del sabato fino al settimo posto.

I 3000 metri, corsi come ovvio a ritmi ultra moderati, vedono Stefano La Rosa sciogliersi quando arriva il momento della verità. Lo sprint è troppo muscolare e improvviso per il grossetano, che non riesce ad opporre resistenza al gruppo di compagni di fuga. Alla fine è settimo in 8:05.70, con il successo andato allo spagnolo Higuero (8:03.43) e i primi cinque tutti in meno di un secondo. Poco da fare, anzi, ancor meno da fare, nel lungo donne. Tania Vicenzino è decima, con un salto a 6,23 buono per la classifica ma non per le statistiche (vento oltre i limiti, +2.8). In testa la gara è avvincente: vince la russa Dary Klishina, che spegne la gioia del pubblico svedese superando la Kluft di un solo centimetro (6,74 contro 6,73). Il disco è dominato da Robert Harting, uno che quest'anno non ha ancora sbagliato una gara: il suo 65,63 è inavvicinabile per tutti, lo spagnolo Casanas, secondo, prende oltre tre metri (62,43). Faloci purtroppo non ingrana, ed è nono con 56,09. Il momento più oscuro, però, deve ancora arrivare. Elisa Cusma, che aveva accusato qualche problema alla schiena dopo gli 800 metri di ieri, è costretta a rinunciare ai 1500 metri. Li corre l'ormai siepista Valentina Costanza, che perde quasi subito contatto con il gruppo. Nel finale risucchia almeno la francese Felix, ma è chiaro che l'undicesimo posto è una mazzata sulla risalita italiana. Per la cronaca, si impone la britannica Thomas, in 4:06.85.  

Fa bene Matteo Galvan nei 200 metri, anche in questo caso corsi con un muro di vento in faccia. Il suo 20.93 vuol dire terzo posto parziale, ma acquista valore alla lettura del dato anemometrico (-1.8). Nella seconda serie, spunta la sagoma lunga de "le roi" Christophe Lemaitre. Discreto avvio buona curva, ma è il rettilineo che fa spavento. Gli avversari si perdono sulla pista, ed il 20.28 finale vale oro, perché realizzato contro un vento terribile, addirittura -2.8. Come dire, un virtuale -20 secondi, che a questo punto potrebbe arrivare davvero alla prima occasione utile. Galvan, a conti fatti, si ritrova al quarto posto, e assicura, anche lui, un discreto bottino di punti alla nazionale azzurra (a questo punto, metà pomeriggio, ferma all'ottavo posto). L'alto donne risente della grande umidità e della bassa temperatura, al punto che il successo della svedese Emma Green matura sull'1,89 (quota peraltro raggiunta da altre tre atlete). Raffaella Lamera è ottava con 1,80, misura che valica al secondo tentativo, prima di arrendersi definitivamente a 1,85. Anna Incerti merita apprezzamenti per la sua prova nei 5000 metri. La maratoneta siciliana segue da vicino le migliori fin quando può, in una corsa dai ritmi medio elevati imposti dalla spagnola Dolores Checa (passaggi di 6:20, 9:20, 12:17); nel finale soffre ma tiene, e guadagna un settimo posto tutto sommato positivo (15:49.54). Vittoria alla spagnola in 15:16.89. In linea con le previsioni anche la discobola Laura Bordignon, settima con un miglior lancio misurato a 54,05 (vittoria per l'ucraina Karsak, 63.35).

Il risultato che non ti aspetti, ma che certifica ancora una volta - ove necessario - la miglior disposizione mentale di molti giovani azzurri, è quello ottenuto dal quasi esordiente Patrick Nasti nei 3000 siepi. Il triestino non si fa intimorire, resta a lungo nel gruppo di centro, e poi sfodera anche un finale caparbio, nel quale supera un paio di avversari e ottiene il personale con 8:40.40 (aveva 8:43.40, ottenuto a Firenze nella Coppa Italia, il giugno). Sesto posto finale, nella gara vinta dal francese Zouaoui, con 8:30.85. Il triplo maschile si chiude a cavallo delle staffette del miglio, quando la manifestazione è praticamente al termine. E' in quel preciso momento, che Fabrizio Schembri, fino ad allora quarto in classifica, azzecca il salto giusto, e spinto dal vento (+4.5!) atterra ai 16,95 della prima posizione. Scalza il bielorusso Platniski, che fino a quel momento era al comando con 16,81 (+3.8), e migliora il 16,71 che lo aveva messo in quarta piazza. Poi, l'interminabile attesa per la fine della gara, con i tre salti residui da incastrare nel programma delle staffette del miglio (per le discutibili esigenze di presentazione dell'evento). Ma, alla fine, il premio della meritata vittoria, con tanto di tarantella suonata nello stadio per festeggiare il successo tricolore. "E' una gran bella soddisfazione - racconta il lombardo nel dopo gara - io in Coppa Europa avevo già fatto bene, ottenendo due terzi posti, ma vincere ha un altro sapore. So di aver regalato tutta la pedana allo stacco, quindi almeno una ventina di centimetri, e questo aumenta il valore della mia misura. Quel che contava qui era solo vincere, il resto non conta". Sposato da poche settimane con Elisa, e studente di giurisprudenza, il 30enne carabiniere di Saronno, allenato da Flavio Alberio, risiede ora a Misinto, alle porte di Monza, e continua ad allenarsi a Rovellasca, l'impianto di una vita. "Devo ringraziare Fabrizio Donato per le belle parole che ha detto su di me, e per l'opportunità che mi ha concesso lasciandomi il posto in squadra. Sono felice per aver portato dodici punti alla squadra e aver onorato la specialità del triplo".

Alla felicità di Schembri, fa da contraltare la delusione di Giuseppe Gibilisco, incappato in uno zero nell'ambito di una gara dallo svolgimento singolare: iniziata sotto la pioggia, con un solo salto a 5,00 del britannico Lewis, si è poi deciso di trasferirla in un impianto indoor (neanche tanto vicino); quindi, pausa, trasferimento, e nuovo riscaldamento. Qui, pronti via e il siciliano colleziona tre nulli a 5,20 (vittoria all'ucraino Mazuryk, 5,72). Zero. La notizia giunge quando i giochi, fortunatamente per la squadra italiana, erano già fatti (in positivo). Le staffette del miglio chiudono i conti. Tra le donne, vittoria alla Russia in 3:27.17, di un soffio sulla Gran Bretagna, 3:27.21 e sull'Ucraina 3:28.13. Nell'altra serie, le azzurre (Bazzoni, Spacca, Grenot e Milani) sono seconde in 3.30.11, alle spalle della Repubblica Ceca, che rimonta nel finale grazie alla maggior vena della Hejnova, ieri capace di un clamoroso 53.87 nei 400 ostacoli. Il quartetto maschile (Juarez, Galletti, Galvan e Vistalli) è quinto nella graduatoria complessiva, dopo aver vinto la prima serie (la meno qualificata) in 3:05.66. Successo per la Russia in 3:02.42, davanti ad una sorprendente Francia (3:03.33).

In classifica, nuovo trionfo della Russia, che surclassa le avversarie (54.5 punti di vantaggio sulla seconda, la Germania, quando l'asta non è ancora terminata). Numeri sulla squadra: 25 volte sul podio su 40 gare, nove vittorie complessive (tre maschili e sei femminili), donne mai peggio che quinte. La sintesi: un rullo compressore. L'Italia è ottava (una vittoria, cinque volte complessivamente sul podio, due delle quali dal triplo, gara copertina con una vittoria ed un secondo posto), peggiorando di una posizione il piazzamento realizzato a Bergen lo scorso anno. Ma comunque abbastanza lontana dalle - ingloriose - piazze di retrocessione. Sul risultato pesano inevitabilmente i due "zero" ottenuti nella 4x100 e nell'asta; gare indicate alla vigilia come fonte di un buon bottino di punti. Per non parlare delle assenze.

m.s.

Nella foto d'archivio, Fabrizio Schembri (Giancarlo Colombo/FIDAL)

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