Stoccolma, La Mantia OK, la 4x100 resta al palo




 

La prima giornata del Campionato Europeo per Nazioni si chiude con l'Italia in nona posizione, scivolata nelle retrovie anche a causa del ritiro della staffetta 4x100 maschile, stoppata dal cambio mancato tra Riparelli e Collio. Il miglior risultato azzurro è il secondo posto di Simona La Mantia nel salto triplo, con 14,29 (+1.2 m/s), mentre si fa notare anche Marco Vistalli (terzo nei 400 metri con 45.99). Di rilievo assoluto il 9.95 realizzato dal francese Christophe Lemaitre nei 100 metri, così come il 2,35 nell'alto dell'ucraino Demyanyuk. In classifica, la Russia guida con ampio margine sulla Germania (213,5 punti contro 183,5).

Il pasticcio arriva  al termine della prima giornata dell'Europeo per Nazioni, all'ombra delle severe mura dello Stadio Olimpico di Stoccolma. Quando tutto, in realtà, sembra virare al bello (o perlomeno all'accettabile). E invece, la 4x100 maschile, il propellente in grado di far volare le ambizioni azzurre, spegne gli entusiasmi, mancando la consegna del testimone tra i primi due frazionisti, Jacques Riparelli e Simone Collio. Risultato: zero punti nella prova, e Italia al nono posto, pericolosamente nelle zone basse di classifica, non lontano, è vero, da Polonia e Spagna, che la precedono, ma anche da Bielorussia e Portogallo, che inseguono. "Purtroppo sono cose che possono accadere - le parole di Simone Collio - questo è un cambio nuovo, ed evidentemente le velocità di gara sono diverse da quelle di allenamento. Era la prima volta che ci trovavamo in una competizione". Incredulo Riparelli: "Non so che dire, in allenamento ci siamo sempre trovati". Poco altro da aggiungere, i ragazzi sfilano via comprensibilmente scuri in volto, anche quelli (Di Gregorio e Cerutti) che non hanno corso nemmeno un centimetro. Le ragazze, poco prima (Grasso, Salvagno, Arcioni e Alloh), avevano chiuso il giro in un normale  44.55, pasticciando un po' in almeno due cambi. La giornata italiana, divenuta oscura nel finale, è vissuta anche su momenti di segno positivo, come per il secondo posto di Simona La Mantia nel triplo (miglior piazzamento di giornata di un azzurro). La palermitana ha ottenuto un buon 14,29 (+1.2), finendo per cedere il passo alla sola Olha Saladuha, l'ucraina campionessa d'Europa all'aperto, capace di 14,85 (+1.8).

La gara è chiusa praticamente dal via, quando, al primo tentativo, l'ucraina plana a 14,51. La Mantia fa 14,12, ma subito dopo arrivano i titoli di corda, quando la Saladuha, alla seconda prova, fa registrare la misura vincente. Per l'italiana progressi chiari (14,29), ma nessuna variazione di classifica. Gli undici punti sono comunque un bottino utilissimo alla causa. "E per questo sono molto contenta - il commento dell'azzurra - mentre della misura non posso dirmi entusiasta. Ho avuto qualche problema nella rincorsa, quindi non potevo aspettarmi molto di più. Diciamo che sono stabile su queste misure, e questo è già un progresso rispetto alla stagione scorsa, quando ero un po' più discontinua; manca ancora il vertice, il salto super, ma sostanzialmente posso dirmi contenta del mio inizio di annata". La Saladuha si è confermata avversaria difficile. "Sì, ma me lo aspettavo: lei ha fatto davvero un bel salto di qualità, anche rispetto allo scorso anno, è salita di livello. da parte mia, sono soddisfatta per il confronto vinto con la russa Kutyakova, e la tedesca Demut, venute qui con misure più importanti della mia, ma finite alle mie spalle".

Nei 100 metri, ecco il risultato copertina. Chrisophe Lemaitre vola sul traguardo, e toglie ancora un centesimo al suo fresco record di Francia, siglando un magnifico 9.95. L'avvio è come sempre il lato meno brillante della sua corsa (com'è normale che sia, vista la statura), ma quando passa alla fase lanciata, la pista è letteralmente divorata. Il vento alle spalle è ampiamente nella norma (+1.0), e il britannico Dwain Chambers, seppur capace di un ottimo 10.07, finisce battuto. Emanuele Di Gregorio è autore di una gara insolitamente anonima, finendo al quinto posto (anche complessivo) in 10.35. L'avvio non è straordinario, ma è soprattutto la fase di accelerazione che sembra non essere quella tipica del siciliano. "Devo rivedere la gara per capire - dice Di Gregorio - non so, i dati d'allenamento dicono tutt'altro. Ma certo, questo è un tempo che non può soddisfarmi".

L'alto maschile regala emozioni d'altissima quota. Vince l'ucraino Dmytro Demyanyuk con uno stupefacente 2,35, battendo il favoritissimo, il russo Aleksey Dmitrik, salito comunque a quota 2,31. E' bravo qui Silvano Chesani, sesto con 2,24, che colleziona punti preziosi per la classifica italiana. I 400 metri sfuggono per un soffio a Marco Vistalli, uno dei migliori giovani espressi dal movimento azzurro nell'ultimo biennio. Il bergamasco, allocato nella corsia più esterna (la settima) della serie migliore, parte molto forte, esce per primo sul rettilineo conclusivo, e deve prima inchinarsi al ritorno del russo Dyldin (45,82) e poi, per un solo centesimo al tedesco Schenider (45.98, contro il 45.99 dell'italiano). "Ho fatto quel che dovevo, sono contento - dichiara nel dopo corsa - di questa gara cambierei solo la corsia... Senza punti di riferimento davanti a me, ho scelto di partire forte, troppo forte, e nel finale ho pagato. Ma sto tornando a sentire sensazioni giuste, credo di essere sulla strada buona per crescere". Nella stessa prova al femminile, la "gemella" di Vistalli, Marta Milani, finita nella serie più debole, aggredisce la gara probabilmente in modo eccessivo, finendo col subire, nella retta finale, il ritorno della tedesca Lindenberg (52.07 contro 52.64 dell'italiana). Il tempo finale non è da disprezzare, ma è probabile che una condotta di gara più accorta avrebbe potuto regalare alla bergamasca energie preziose nel finale. Nell'altra serie vanno tutte come saette (l'ucraina Yefremova vince con 51.02), così la Milani, a conti fatti, è ottava.

Silvia Weissteiner dimostra di essere sulla strada del pieno recupero. I 3000 metri sono imbottiti delle migliori europee, ma l'altoatesina non sfigura affatto, correndo con il gruppo di testa fino all'ultimo giro, e inchinandosi solo quando il ritmo diventa quello dello sprint finale. E' quinta sul traguardo (8:58.10), con il successo alla russa Syreva (8:53.20), ma va sottolineato anche il discreto 2:52 parziale dell'azzurra nell'ultimo chilometro, segnale incoraggiante verso il pieno ritorno alla competitività, per una che al Mondiale di Berlino 2009 è stata la migliore europeo nei 5000 metri. Restando nel mezzofondo, gli 800 metri donne, come da copione (viste le partecipanti) diventano una prova di velocità fin dal via. La bielorussa Arzamasava scappa via in 57.83 e transita ai 600 in 1:28.70, trascinandosi dietro un gruppo di (non troppo vecchie) volpi della specialità. Elisa Cusma, reduce dal lungo stop per infortunio, e con sole poche settimane di lavoro sulle spalle, sceglie saggiamente la strada della prudenza, e conduce il secondo gruppetto, passando a metà ben sopra i 60 secondi. La russa Savinova raccoglie il bottino grosso sul traguardo (1:58.75), portando al di sotto dei due minuti anche la britannica Jeny Meadows (1:59.47). L'emiliana risale dalle retrovie e infila un'avversaria dopo l'altra, chiudendo al quinto posto, in 2:01.04. "Bene, sono contenta - racconta - il tempo non conta, questo era l'unico modo che avevo di affrontare questa gara, considerata la quantità di lavoro che ho sulle gambe. E' sicuramente una gara che mi da fiducia per il prosieguo della stagione, che è ancora molto lunga". L'esordiente Giulia Martinelli, vent'anni compiuti l'altro ieri, ci mette grinta e una bella dose di coraggio nei 3000 siepi. In una gara in cui la vittoria è andata alla campionessa olimpica e primatista del mondo Gulnara Galkina (9:31.20), la reatina non si perde d'animo, tenendo il campo da protagonista consumata (malgrado l'avvio per lei sprint) e sfiorando, a conti fatti, il record italiano Promesse ottenuto la scorsa settimana Torino. Il 9:52.78 (27 centesimi più di Torino) è buono per il settimo posto.

I 100 metri al femminile vedono i progressi di Audrey Alloh. La fiorentina sigla lo stagionale correndo in 11.63 (-0.5, il top di quest'anno era 11.65), e chiudendo al quarto posto nella serie meno importante. E' da qui però che arriva la vittoria: i dodici punti sono infatti della francese Mang (l'argento europeo e prima anche lo scorso anno a Bergen), che si impone in 11.23; nella serie delle migliori, l'ucraina Alessia Povh (la campionessa europea indoor dei 60) non approfitta del metro e mezzo di vento alle spalle e ferma il cronometro sull'11.28. A conti fatti Alloh è solo decima, ma va comunque sottolineato il progresso cronometrico. Corre bene Giacomo Panizza nella prima serie dei 400 ostacoli. Lascia sfogare il ceco Prorok all'interno, e poi cambia passo nella seconda curva, andando ad agganciare l'avversario dopo l'ultima barriera. Il tuffo sul traguardo premia però ancora Prorok, seppure con lo stesso tempo dell'azzurro, 50.60 (stagionale per Panizza). Nella serie migliore, pronostico confermato dal britannico David Greene, facile vincitore in 49.21 (Panizza settimo complessivo). Si batte bene nella stessa gara al femminile anche Manuela Gentili. Per lei arriva il successo nella seconda serie, con lo stagionale di 56.86, ed una gara tutta di rimonta, come già avvenuto per il collega Panizza. Alla fine è quinta, regalando punti preziosi alla squadra (vittoria con record nazionale per la ceca Hejnova, capace di un notevolissimo 53.87, quinta prestazione mondiale 2011). Si difende anche Zahra Bani, sesta nel giavellotto con 55,92, in una gara che difficilmente avrebbe potuto regalarle ulteriori sorrisi (la quarta è la russa Abakumova con 64,21; vittoria con mondiale stagionale per la tedesca Christina Obergfoll, 66,22). Nella stessa prova al femminile, l'ucraino Kosynkyy sorprende tutti lanciando a 81,29, e portando via i 12 punti in palio; l'esperienza del russo Sergei Makarov non vale i nove centimetri di ritardo accusati alla fine. Roberto Bertolini centra un lancio interessante alla terza prova, ottenendo lo stagionale a 72,07.

Chi invece va al di sotto delle proprie (considerevoli) potenzialità è, a sorpresa, Silvia Salis. La martellista ligure, forte di un 71,93 stagionale, finisce presto per perdersi sulla pedana dello stadio olimpico svedese, fermandosi ad un (per lei) modesto 66,55, buono per l'ottavo posto (serie: 66,55; N; 65,72). Vince la Heidler, anche in questo caso secondo - scontato - pronostico, con un notevole 73,43. "Non so cosa sia successo - confessa la Salis - in pedana ero veloce, ma in realtà trattenevo troppo il martello, senza lasciarlo andare. E' strano, non sono una che si emoziona, o che affronta le gare senza lo spirito giusto. Forse ho gareggiato troppo, a questo punto sarà bene riordinare le idee". Poco da fare anche per Marco Di Maggio nel getto del peso, una delle gare più divertenti della giornata (tra un sorpasso e l'altro vince il tedesco Storl con 20.81): l'attrezzo del siciliano atterra troppo vicino per il livello della prova, a 17,51 (undicesimo). Ed anche l'asta donne non regala particolari sorrisi alla squadra tricolore. Elena Scarpellini spende tre salti per superare i 4,25, così, al secondo errore alla quota successiva, 4,30, viene eliminata, in forza del regolamento della manifestazione. Vince con il brivido la polacca Rogowska, che sale a 4,75 come la tedesca Spiegelbrug, ma è prima per aver superato la quota fatidica (miglior prestazione mondiale 2011) al primo tentativo. Non può fare molto nemmeno Emanuele Formichetti nel salto in lungo: il 7,52 che vale la misura di classifica, non lo manda oltre il decimo posto. La gara è notevole, con il russo Menkov capace di imporsi con 8,20 (+0.9), e con altri tre atleti capaci di misure superiori agli 8,10. Poco da fare anche per Lukas Rifesser nei 1500 metri: l'altoatesino legge bene la gara, attaccando l'ultimo giro nel gruppetto dei primi, ma finendo poi per scivolare indietro, fino alla nona posizione (dodici punti alla Spagna con Manuel Olmedo, 3:38.63). Il copione si ripete in fotocopia nei 5000 metri: Ahmed El Mazoury resta nel gruppone a ridosso dei primi, ma alla campanella non ne ha più, terminando ottavo in 13:45.89 (ancora Spagna, anzi, Espana, Jesus: dodici punti per lui, beffando l'eterno Lebid, in 13:39.25).

La Russia comanda come da pronostico, con margine ampio sulla Germania (213,5 contro 183,5). Gran Bretagna e la sorprendente Ucraina si disputano il terzo posto (166 contro 163), mentre la Francia, quinta con 131 punti, guida il gruppo di centro classifica nel quale l'Italia (settima) stava galleggiando prima dello scivolone della staffetta. La Spagna è settima con 128,5 punti, seguita da Polonia (123,5) e dagli azzurri, noni, con 118,5. Bielorussia (105), Portogallo (104), e Svezia (69), chiudono la classifica. Domani i verdetti.

m.s.

Nella foto, Simona La Mantia in azione a Stoccolma (Colombo/FIDAL)

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