Silvia Salis: ''Niente Rio, in pedana nel 2017''

19 Aprile 2016

Finisce prima del previsto per un problema all'adduttore la stagione della martellista genovese, due volte azzurra alle Olimpiadi e tre ai Mondiali.

Due Olimpiadi, tre Mondiali e tre Europei dopo, la martellista Silvia Salis affronta la prima stagione costretta ai box. “Ho un’infiammazione cronica all’inserzione del tendine dell’adduttore. In pratica sento dolore ogni volta che spingo con la gamba destra. Ci convivo da anni, ma ora è diventato insopportabile. E per guarire, mi devo fermare per qualche mese”.

Rio? “Dopo Pechino e Londra, Rio sarebbe stata la mia ultima Olimpiade. Era un sogno, un obiettivo, da tanti anni, e rinunciarci è un grande dolore”. L'azzurra, ottava ai Mondiali di Daeugu 2011 (inizialmente fu nona, ma la classifica venne cambiata in seguito alla squalifica per doping di Tatyana Lysenko) racconta di un periodo non facile: “Vengo da un anno segnato dal processo del TNA. Io e i mie compagni quest’anno abbiamo affrontato accuse pesanti, e accumulato tanta rabbia. Immaginavo di incanalarla negli allenamenti e di smaltirla in pedana, ma non sarà possibile.


Già il 2015 in parte era stato compromesso dai problemi fisici, ma ho stretto i denti pensando a Rio, e fatto scelte importanti come quella di trasferirmi”.

A Schio, con la nuova guida di Paolo Dal Soglio. “Paolo è una persona straordinaria: generosa, presente, attenta. Tratta i suoi atleti come fossero altri figli. Con me ha accettato la sfida di allenare una specialità nuova, e se ho un rammarico è quello di non poter dimostrare la bontà del nostro lavoro. A Schio ho trovato il massimo, e anche una seconda famiglia: Chiara Rosa e Federico Apolloni sono i miei amici di una vita, allenarsi insieme ha reso tutto più facile. Pensavo di aver finalmente fatto quadrare il cerchio”.

E invece nel 2016 va in archivio una sola gara, il 67,32 di Genova del 6 febbraio. “Nonostante i tanti stop and go e tutti i problemi, a inizio anno a Potchefstroom già lanciavo lontano. Il 20 gennaio in Sudafrica ho provato a gareggiare, ma le fitte sono state troppo forti e mi sono arresa. Riesco gestire gli allenamenti curando molto il riscaldamento, ma in gara il dolore è spesso insopportabile. Recentemente mi sono dovuta fermare per un mese, poi ancora per tre settimane.

Come procede il recupero? “La Federazione mi ha messo a disposizione il professor Combi a Milano e il professor Billi a Roma.


Il problema però è cronico, si chiama ‘alterazione della sinfisi pubica’, e si cura solo con il riposo. Sto lavorando sull’aspetto posturale, per caricare il meno possibile l’adduttore, ma non posso fare molto altro”.

Quando tornerai a gareggiare? “Voglio ripresentarmi in pedana, ma solo quando avrò risolto questo problema. Non posso più pensare di affrontare un’altra preparazione convivendo con il dolore. Ora sono tornata a Genova, e muovo i primi passi in una vita che, per la prima volta in 15 anni di Nazionale, non è scandita dagli allenamenti. Niente lanci, niente palestra… non mi resta che correre, e per una martellista è un bel paradosso”. Continua: “In questo momento ci tengo a dire grazie alle Fiamme Azzurre. Non è un ringraziamento di prassi, ma sincero e voluto a chi da diversi anni è sempre al mio fianco. Non avrebbero potuto mettermi in condizioni migliori, anche nei momenti più difficili.

Cosa c’è nell’orizzonte di Silvia Salis? “A 30 anni è normale pensare a un futuro fuori dalla pedana. A me piacerebbe restare in questo ambiente, magari nell’ambito della comunicazione". Sei stata recentemente invitata anche a Quelli che il calcio, su Rai 2. "Ho del tempo libero. Lo uso per fare una passeggiata al mare o, come è successo di recente, per accettare gli inviti che mi arrivano, anche dall'ambiente televisivo. Da atleti lo sport agonistico è la nostra vita, ma è bene sapere che finirà, e in quel giorno farsi trovare pronti”.

Anna Chiara Spigarolo

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