Riparelli: "10.25? Poteva arrivare molto tempo pri




 
Con il tempo stabilito sabato a Ginevra (10.25 con un vento favorevole di 1,2) Jacques Riparelli non solo ha stabilito la decima prestazione italiana di sempre, ma ha posto la sua autorevole candidatura a elemento di punta di un settore velocità raramente effervescente come in questo periodo. Molti sono rimasti sorpresi dalla prestazione del 24enne velocista dell’Aeronautica, dimenticando che sin dall’avvio della stagione l’atleta italocamerunense (in Italia da quando aveva 4 anni) ha dimostrato di aver raggiunto una nuova dimensione, sancita ad esempio dalla conquista del titolo italiano universitario: “Devo dire grazie innanzitutto alla mia società che mi ha preso nel 2005 pur essendo io vittima di un grave infortunio che praticamente mi ha tenuto fermo per tutta la stagione. Il 2006 mi è servito per riprendermi, ora arrivano risultati che senza quello stop sarebbero arrivati molto prima. Non c’è quindi nessun segreto, solamente la fiducia che l’Aeronautica ha sempre nutrito nei miei confronti”. - Cerchiamo allora di scoprire qualcosa di più di Jacques Riparelli… - Sono nato in Camerun dove mio padre lavorava, poi a 4 anni sono arrivato in Italia ma la vita della nostra famiglia è stata abbastanza zingaresca in quanto proprio per il lavoro di mio padre siamo stati costretti a spostarci spesso: la quarta e quinta elementare le ho fatte in Mali… Quando avevo 12 anni mio padre è morto e da allora ci siamo trasferiti presso la famiglia dei miei nonni paterni a Padova dove ho iniziato a fare atletica in maniera seria. - Come è nato questo amore per l’atletica? - Già precedentemente, quando vivevamo a Bologna, mi piaceva correre, ma lo facevo solo per divertirmi senza grande impegno. Diciamo che sono diventato atleta professionista nel 2004, sempre sotto la guida di Adriano Benedetti, allenandomi tutti i giorni con due bigiornalieri a settimana. - Si ritiene un centista puro? - Direi proprio di sì, anche se ho iniziato come quattrocentista. Ma in curva ho sempre avuto problemi di assetto che ormai si sono radicati, tanto è vero che anche in staffetta ho già chiarito di essere pronto per la seconda e quarta frazione dove posso rendere al meglio, nelle altre no. - A proposito di staffetta, anche come Aeronautica cominciate ad avere un quartetto niente male… - Beh, con Torrieri e Howe potremmo quasi essere spostati in blocco dal club alla nazionale come avveniva nel calcio ai tempi della Juve anni Settanta… Scherzi a parte, sicuramente potremmo fare qualcosa di buono, vedremo se capiterà l’occasione, sarebbe per tutti noi un piacere. - Tornando alla gara di Ginevra, come la giudica? - Potrà sembrare strano ma le mie sensazioni non sono state eccellenti. In partenza continuo ad avere qualche problema che sto cercando di risolvere anche con la consulenza del tecnico federale Uguagliati, dai 35 ai 75 metri sono andato sicuramente benissimo, ma anche la chiusura può essere perfezionata. Per questo dopo il tempo stabilito a Ginevra non so cosa aspettarmi, certamente non lo ritengo un punto di arrivo. - Che cosa vuole ottenere da questa stagione? - Innanzitutto la qualificazione per i Mondiali, con la staffetta e magari anche nell’individuale, visto come sono andate le cose non lo ritengo un obiettivo improponibile. Ci sono comunque anche altri appuntamenti, le Universiadi di Bangkok ad esempio potrebbero essere un traguardo importante dove poter fare qualcosa di valido. Quel che conta è continuare su questa lunghezza d’onda, senza abbandonarsi a facili sensazionalismi, 10.25 è un buon tempo ma i campioni viaggiano ad altre velocità. Gabriele Gentili Nella foto: Jacques Riparelli (foto Petrucci/Fidal)

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