Pichardo e i ''canguri'' cubani

09 Maggio 2015

Il giovane cubano, argento iridato 2013, ha stabilito il primato nazionale di Cuba con 17,94 diventando il sesto triplista di tutti i tempi. Il 4 giugno sarà in gara al Golden Gala con Tamgho e Claye per  una sfida mondiale.

di Giorgio Cimbrico

L’exploit di Pedro Pablo Pichardo, 22 anni ancora da compiere, ora sesto di tutti i tempi e alle porte dei 18 metri dopo il 17,94 centrato a L'Avana, è la conferma di una tradizione cubana e di una propensione canguresca degli caribici che, a partire dagli anni Sessanta, ebbero una forte assistenza tecnica da parte del paese che deteneva il magistero nel salto triplo: l’Unione Sovietica. La forza d’urto dei rimbalzisti che vengono dall’isola “linda” diventa molto chiaro mettendo in colonna prestazione, nome e cognome per formare la lista di sempre relativa ai primi quindici. Il commento è lungo quanto un aggettivo: impressionante.

17,94 Padro Pablo Pichardo (2015)
17,85 Yoelbi Quesada (1997)
17,78 Lazaro Betancourt (1986)
17,70 Aniecer Urrutia (1996)
17,68 Alexis Copello (2011)
17,65 Yoandri Betanzos (2009)
17,62 David Girat (2009)
17,58 Ernesto Revé (2014)
17,52 Osniel Tosca (2007)
17,51 Alexander Martinez (2007)
17,49 Osviel Hernandez (2012)
17,48 Jorge Reyna (1987)
17,47 Yoel Garcia (1995)
17,43 Hector Fuentes (2008)
17,40 Pedro Perez Duenas (1971)

Perez resiste nell’Olimpo dei magnifici quindici con il salto che, quasi 44 anni fa, gli diede il record del mondo, strappato di un centimetro a Viktor Saneyev che l’aveva centrato nella leggendaria tenzone di Mexico ’68, quella che vide Beppe Gentile medaglia di bronzo dopo un record mondiale in qualificazione (17,10) e uno in apertura di finale, 17,22. Ai Giochi Panamericani del ’71 il cubano seppe sfruttare l’altitudine (relativa) di Cali, poco più di 1000 metri di quota, si migliorò in un colpo di 54 centimetri e lasciò la piazza d’onore al brasiliano Nelson Prudencio, secondo anche ai giochi messicani di tre anni prima.

Da allora non è mancata generazione di campioni dell’hop step jump che non presentasse almeno un cubano di grande pregio, con picco toccato da Yoelbi Quesada, campione mondiale ad Atene ’97 e primatista nazionale con 17,85 prima del fresco atterraggio di Pichardo che, già secondo ai Mondiali moscoviti del 2013, è atteso al primo vertice di stagione: al Golden Gala romano, intitolato a chi porta i suoi stessi nomi di battesimo (Pietro Paolo), lo attendono il religiosissimo Will Claye e soprattutto Teddy Tamgho, uno dei tre andati a esplorare quel che c’è al di là dei 18 metri: gli altri sono Jonathan Edwards, che si avvia a festeggiare il ventesimo anniversario del suo record mondiale, e Kenny Harrison. Pichardo si candida a diventare il quarto al tavolo dei grandi.



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