Parigi, furia Donato, argento record a 17,73




 

La gara che non t'aspetti nell'Europeo indoor di Parigi, perlomeno per l'impatto della prestazione tecnica, è quella di Fabrizio Donato nel triplo. Il laziale delle Fiamme Gialle, campione europeo a Torino nell'edizione di due anni fa, alla fine è argento (fatto che più di qualcuno aveva pronosticato), ma quello che fa rumore è il doppio record italiano, realizzato atterrando prima a 17,70 e poi a 17,73 (il limite precedente era il 17,59 centrato proprio a Torino il 7 marzo del 2009). Misure mostruose (ottava prestazione mondiale al time al coperto), che per certi versi hanno costretto il francese Teddy Tamgho a migliorare il proprio record del mondo, portandolo a 17,92 (limite precedente: 17,91, Aubìere, 22 febbraio di quest'anno), quota prima toccata e poi eguagliata nel corso della stessa gara. La sveglia la suona il romeno Marian Oprea, planando a 17,62 nel tentativo d'apertura. Tamgho risponde con 17,46, mentre Donato incappa in un nullo. Al secondo salto, l'azzurro esplode, a sorpresa, con un fantastico 17,70 che scuote l'impianto parigino. Al favoritissimo Tamgho arriva la scossa: il suo salto è da record del mondo, a 17,92. Ma non sembra essere finita lì, perché tutti saltano come cavallette. Donato stesso, al quarto tentativo, si migliora, aggiungendo tre centimetri, fino a 17,73, misura mai ottenuta da un azzurro in questa specialità (peraltro come la precedente), sia all'aperto che al coperto. E' ancora un ceffone per il parigino, che risponde eguagliando il suo primato mondiale, ancora a 17,92. Al quinto, tutti gli italiani in sala balzano in piedi: Donato, al termine dello step, è praticamente in buca, ma questo, contrariamente alle attese, spegne il jump, e il risultato finale è "solo" (virgolette mai come in questo caso necessarie) 17,49. La gara praticamente finisce lì, Donato è argento, e anche i suoi occhi, alla bella età di 34 anni e mezzo, si inumidiscono per la gioia. La gara del giovane Daniele Greco finisce ovviamente travolta dal ciclone Donato: alla fine il pugliese è ottavo, con 16,24 (per lui due soli altri salti validi, a 16,04 e 16,02).

"Una gara straordinaria - commenta in zona mista il fresco argento europeo - non ci credo nemmeno io, ma a dire il vero, stamattina, appena alzato ho scritto: voglio fare il record del mondo! Il 17,70 è stato il mio salto più bello, ed era magnifica la sensazione di atterrare vicino, sempre più vicino, al cartello dei 18 metri. Al quinto salto ho commesso un errore di... gioventù: mi sono fatto prendere dalla foga, se snon avessi spinto così tanto lo step, chissà, avrei preso los lancio giusto per fare qualcosa di inimmaginabile...Ma va bene, sono felice, i miei tendini non gridano più, la salute è la chiave di tutto". Il segreto di Donato è semplice. "Questo risultato è frutto di tanto lavoro e tanta tranquillità. Faccio atletica perché mi piace, non solo perché è il mio lavoro. Sono una persona normalissima, che ama davvero quello che fa: al mattino, quando mia moglie Patrizia esce per andare al lavoro, accompagno mia figlia Greta, poi vado ad allenarmi, e dopo pranzo, di nuovo in campo. Non ho bisogno di vacanze, siamo felici in famiglia". Il suo allenatore Roberto Pericoli lo ha costruito e ricostruito infinite volte, in carriera: "E' merito suo. Quest'anno abbiamo forse capito bene cosa fare, probabilmente ho bisogno di allenarmi senza scaricare mai...è andata così in questa occasione...".

Marco Sicari

Nella foto, Fabrizio Donato con l'argento europeo (Giancarlo Colombo/FIDAL)

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