Mondiali juniores, rotta su Pechino




 
Ecco, ci siamo: prende il via oggi dallo scalo milanese della Malpensa la spedizione azzurra ai Campionati del Mondo juniores. A Pechino, dove approderanno domani, i nostri ragazzi alloggeranno allo Huadu Hotel. Le gare dell’11^ edizione della rassegna iridata giovanile sono in programma da martedì 15 a domenica 20 agosto nello stadio del centro sportivo Chaoyang. Si tratterà di una specie di prova generale dei Giochi Olimpici che saranno ospitati tra due anni dalla capitale cinese: una riedizione dell’atmosfera pre-olimpica che si è vissuta già a Sydney per i Mondiali juniores del ’96, anche in quell’occasione una specie di viatico delle competizioni a cinque cerchi che si sarebbero poi tenute nel 2000 nella metropoli del Nuovo Galles del Sud. Le cifre, alla scadenza del termine per le iscrizioni, dicono che 182 federazioni hanno confermato la loro presenza con almeno un rappresentante: un riscontro notevole, se si pensa che gli enti nazionali accreditati presso la Iaaf sono ora 212. Allo stato non si sa se l’ultimo soggetto ad acquisire autonomia in campo politico e sportivo, ossia la Repubblica del Montenegro (resasi indipendente dalla Serbia un mese fa), farà il suo esordio mondiale già a Pechino. Ma veniamo alla nostra formazione. Intanto saranno 34 in totale gli azzurri che affronteranno la trasferta - equamente divisi tra ragazzi ragazze – a causa delle defezioni del velocista abruzzese Francesco Garzia, ancora alle prese con i postumi di un problema muscolare, e del mezzofondista Simone Gariboldi, costretto al forfeit proprio alla vigilia della partenza. I raduni pre-mondiali si sono svolti a Dimaro, per mezzofondisti e marciatori, e a Schio, per tutti gli altri: a sentire lo staff tecnico, le condizioni dei nostri sembrano ottimali. UN ESAME DIFFICILE E’ chiaro, tuttavia, che un Campionato del Mondo giovanile è una manifestazione straordinariamente selettiva, forse addirittura più difficile di una rassegna assoluta in termini tecnici “relativi”. La scelta adottata dal settore tecnico è basata su criteri di selezione oggettivi: fanno parte della formazione azzurra tutti gli atleti nati nel 1987 e 1988 che abbiano conseguito il minimo di qualificazione. Rispetto al passato, per la verità, una scelta “draconiana” che ha portato all’automatica esclusione di tutti gli atleti “under 18” in possesso dello standard di partecipazione: “Gli allievi hanno già avuto la loro occasione per misurarsi a livello internazionale in questa stagione – ha spiegato il responsabile di settore Francesco Uguagliati – La spedizione delle Gymnasiadi di Salonicco è stata numerosa e parecchi atleti di questa fascia di età sono stati convocati per l’incontro esagonale juniores di Tunisi: per loro, se vorranno continuare ad alto livello, ci sarà la possibilità di maturare affrontando, un po’ alla volta, i traguardi agonistici fissati nelle prossime stagioni per le categorie giovanili”. Ad esempio i Mondiali allievi di Ostrava e gli Europei juniores di Hengelo nel 2007, oltre all’EYOF, e i prossimi Mondiali juniores nel 2008, opzionati dalla Polonia con la sede di Bydgoszcz. Una decisione che qualche mugugno l’ha provocato, ci sono state anche proteste “formali”, ma che ha avuto quanto meno il pregio della chiarezza. In termini strettamente tecnici, in questa spedizione mancano forse tre nomi: innanzitutto il giavellottista Leonardo Gottardo, quinto ai Mondiali allievi dello scorso anno e recentemente operato alla spalla; poi la romana Veronica Borsi, già quarta sui 100hs in campo europeo, a Kaunas 2005, e anche lei tuttora in fase di recupero dopo un’operazione ai legamenti. E da ultimo, senza nulla togliere a ragazze di grandi prospettive come Federica Ferraro e Federica Menzato, che difenderanno la tradizione della marcia azzurra a Pechino, dispiace constatare come si sia dispersa in stagione una Sabrina Trevisan, già finalista mondiale di Marrakech 2005. Speriamo che la bergamasca ritorni sulla sua decisione di lasciare l’attività con una carriera ancora tutta da scrivere. E poi mancano all’appello, necessariamente, coloro che hanno raggiunto in ritardo il limite di qualificazione: a Tunisi ha lanciato a 57.14 la martellista Micaela Mariani, che aveva inutilmente cercato la fettuccia dei 56 metri fino ai Tricolori di Rieti. E poi il probante 16.22, per quanto ventoso (+3.7, come tale non utile ai fini della qualificazione), ottenuto dal triplista Fabio Buscella. Il quale aveva mancato di soli due centimetri lo standard d’entrata già lo scorso anno (15.58 regolare ai Campionati allievi di Rieti 2005). Ma per entrambi costoro, e per gli altri, ci sarà tempo di recuperare nel corso della prossima stagione. I PRECEDENTI DEGLI AZZURRI In passato, nelle precedenti dieci edizioni, gli azzurri hanno raccolto in totale tre titoli, 13 medaglie e 71 finalisti (piazzamenti tra i primi otto): in realtà una 14^ medaglia e conseguentemente un 72° finalista sarebbero rappresentati da Davide Cadoni, colpito da una controversa squalifica dopo aver conquistato con coraggio il bronzo degli 800 metri a Seoul ’92. I tre titoli sono arrivati da Ashraf Saber (400hs a Seoul ’92) e da Andrew Howe (200m e lungo a Grosseto 2004): entrambi atleti di colore, ma decisamente prodotti dal nostro sistema sportivo (“Ashi” nato a Roma, Andrew arrivato a Rieti in tenera età) più che esempi di integrazione a distanza. A queste medaglie d’oro si devono aggiungere gli argenti di Salvatore Cacia (marcia ad Atene ’86, la prima medaglia raccolta dai nostri) e di Virna De Angeli (400hs a Lisbona ’94), oltre agli 8 bronzi (Maria Grazia Orsani nella marcia a Sudbury ’88, Francesco Bennici nei 5000m a Plovdiv ’90, lo stradista Antonello Landi e Giuliano Battocletti nei 5000m a Lisbona ’94, Francesco Scuderi nei 100m a Sydney ’96, Giuseppe Gibilisco nell’asta e Mariachiara Baccini nel lungo – unica medagliata “under 18” – ad Annecy ’98 e, da ultimo, Laura Gibilisco nel martello a Grosseto 2004). Il raccolto dei nostri sembrerebbe scarno, ma forse è opportuno ricordare che la Francia – un movimento sportivo con il quale sempre ci confrontiamo – pur con tutti i suoi velocisti di ascendenza caraibica ed i suoi mezzofondisti di origine maghrebina, ha raccolto appena qualcosa di più degli italiani: sempre e solo tre titoli (Jean Galfione nell’asta ’90, Sylviane Felix e Muriel Hurtis due volte sui 200m, ’96 e ’98), e 19 podii in totale. Tanto per chiarire che farsi largo su queste scene è difficile, molto difficile, per tutti. Per quanto riguarda i finalisti in ciascuna edizione, il prospetto delle presenze azzurre è il seguente: Atene 1986: 5 Sudbury 1988: 9 Plovdiv 1990: 10 Seoul 1992: 10 (ma si dovrebbe aggiungere il ricordato Cadoni, per 11 presenze) Lisbona 1994: 10 Sydney 1996: 4 Annecy 1998: 5 Santiago 2000: 4 Kingston 2002: 6 Grosseto 2004: 8 COSA POSSIAMO ASPETTARCI? A Pechino non ci presenteremo con un Andrew Howe o con un Ashraf Saber: non avremo insomma un chiaro pretendente al podio o addirittura al titolo. La situazione è forse simile, per fare un riferimento concreto, alla vigilia di Annecy ’98, allorchè arrivammo in Savoia con qualche bel prospetto e raccogliemmo due bronzi abbastanza inaspettati: la giovanissima Baccini, capace di migliorarsi alla grande nel lungo per arrivare al podio, e il già più collaudato Giuseppe Gibilisco, in grado di districarsi al meglio in una difficilissima finale dell’asta, su una pedana inondata di pioggia per un precedente nubifragio che mise in crisi più di un favorito. Se dovessimo fare due nomi, stavolta, i primi che ci verrebbero in mente sono quelli di Matteo Galvan (nella foto) e di Elena Scarpellini: ovviamente questo non vuol dire nulla, se non in termini ipotetici. Galvan è il meglio piazzato dei nostri nelle liste di partenza: come confermato dai tecnici federali, il 18enne vicentino (per essere precisi, Matteo diventerà maggiorenne solo al rientro in Italia, il 24 agosto) disputerà solo i 200 metri, dove vanta un promettente 20.87. Con il risultato ottenuto a Rieti, dice la storia, in 8 occasioni su 10 si è andati sul podio mondiale e questo già vuol dire qualcosa. Matteo è un ragazzo di esperienza limitata, ma già abbastanza maturo dal punto di vista agonistico. Ha esordito a livello internazionale all’EYOF di Lignano, nel luglio 2005, vincendo la prova e facendo tesoro anche di quello che è stato finora l’unico errore tattico che gli abbiamo visto commettere: un arrivo “all’americana” in batteria, rialzandosi baldanzoso negli ultimi metri, che lo aveva poi costretto in finale ad una corsia interna sulle strette curve dello Stadio Teghil. Galvan ha capito perfettamente che quell’atteggiamento supponente – e tecnicamente inutile – poteva poi danneggiarlo in modo grave. Tanto è vero che, nella successiva apparizione ai Mondiali “under 18” di Marrakech, il veneto ha corso sempre fino all’ultimo metro in ogni turno, senza concedersi distrazioni, e il premio è stato uno storico podio dei 200 e il triplice miglioramento del primato personale. Un dettaglio forse, ma dal quale è desumibile la grande presenza di spirito e l’adeguata serietà del ragazzo di fronte all’impegno: un esempio che servirebbe anche a qualche suo collega più maturo (dal punto di vista della carta d’identità). Identica consistenza agonistica, per dirla all’inglese, ha dimostrato finora Elena Scarpellini: a Grosseto 2004 una finale strappata con i denti, con il primato allieve (3.95), e poi agli Eurojuniores di Kaunas 2005 un bronzo tutt’altro che scontato, anche qui con il nuovo limite nazionale della categoria “under 20” (4.15). In questa stagione l’astista bergamasca non si è ancora migliorata, arrivando per ora a 4.11 sulla pedana di casa: magari Elena ha lasciato l’occasione per un ulteriore progresso proprio tenendo d’occhio la finale mondiale. A sentir lei, misure dell’ordine dei 4.30 non dovrebbero poi essere troppo lontane: non poniamo limiti alla Provvidenza, ma è chiaro che salire a quella quota proprio al momento giusto, nella finale di Pechino, potrebbe voler dire medaglia. Considerato il livello tecnico della specialità, moltissime le concorrenti ammassate in lista su misure analoghe, per Elena ci sarà in pratica da disputare una doppia finale, a cominciare da una qualificazione all’arma bianca: e tuttavia i precedenti autorizzano un certo ottimismo. L’OBIETTIVO E’ FARSI ONORE Non potrebbe essere altrimenti: portiamo in Cina una formazione di prospetti promettenti, ma sarà dura farsi largo in una qualsiasi finale. In campo maschile potrebbero provarci il martellista Lorenzo Rocchi e il marciatore Matteo Giupponi, quest’ultimo già tra i primi otto ai Mondiali allievi di Marrakech. E se fosse stato in condizioni ottimali, il colosso che “flirtava” con i 19 metri, anche il pesista Maicol Spallanzani avrebbe potuto giocarsi un posto in finale. E poi la staffetta: la defezione di Garzia pone qualche problema, sono disponibili quattro velocisti contati (con Galvan, Gavino Dettori, Giuseppe Aita ed Alessandro Berdini), ma se si riuscisse ad avvicinare la barriera dei 40 secondi netti, passare le batterie non sarebbe un’impresa impossibile. Sul piano strettamente tecnico, leggasi misure d’entrata, potrebbero dire la loro anche i discoboli Alessandro Botti e Federico Apolloni: certo, dovrà essere riscattata alla grande da entrambi la controprestazione delle qualificazioni europee di Kaunas 2005. Per i mezzofondisti è opportuno spendere una parola: le loro gare sono le più complicate da interpretare in una competizione mondiale giovanile. In assenza di Simone Gariboldi, che sui 5000m avrebbe almeno potuto sfoggiare la sua ottima volata, il molisano Andrea Lalli (10000m) è dato in crescita e può reggere ritmi impegnativi: ma il copione tattico che andrà in scena a Pechino sarà come sempre un semplice canovaccio buttato lì all’impronta dagli africani e dagli asiatici e i nostri dovranno essere bravi ad improvvisare per non lasciarsi travolgere dagli eventi. Ancor più accidentata la strada per la finale del siepista Alessandro Salsi. Per tutti, forse, il traguardo più sensato è quello di migliorare i propri limiti. Negli ostacoli ci presentiamo a ranghi completi: Stefano Tedesco e Carlo Giuseppe Redaelli sulle barriere alte (stavolta c’è l’esordio sugli ostacoli da 1.00) e la coppia formata da Edoardo Guaschino e Leonardo Capotosti su quelle intermedie. Per costoro l’obiettivo può essere quello di approdare in semifinale e, probabilmente, sarebbe già un successo. Lo stesso che dovrebbe accompagnare lo sforzo di Teo Turchi sul giro di pista. Da ultimo l’altista Riccardo Cecolin: il suo 2.14 non sarebbe di per sè misura sufficiente a sognare, ma del friulano ricordiamo il grande progresso di Lignano, da 2.07 a 2.14 per vincere l’EYOF 2005. Ecco, l’imponderabile, il tocco della grazia (in senso sportivo): se questi ragazzi hanno qualcosa da dimostrare, sarà meglio tirarlo fuori in questa occasione. Nel settore femminile, confessiamo di avere grande curiosità per la prestazione delle velociste: se Martina Giovanetti fosse quella di Rieti (e non quella di Kaunas 2005), si potrebbe senz’altro vedere una maglia azzurra dare battaglia in semifinale. Buone anche le credenziali di partenza delle altre: Jessica Paoletta, Beatrice Alfinito e Francesca Ramini sono al primo anno di categoria e quindi bisognerà vederle anche in prospettiva. L’ivoriana di Toscana Audrey Alloh è un valore aggiunto per un gruppo che potrebbe arrivare a correre in meno di 45 secondi: sono questi i limiti che consentono al quartetto veloce di sperare in un posto nella finale. Se si fosse dato spazio alle allieve, lo diciamo senza polemica, avremmo giurato sull’ingresso tra le prime otto di una staffetta del miglio: qui sono presenti sui 400m solo le due bergamasche Marta Milani ed Eleonora Sirtoli, grandi combattenti, per le quali il miglioramento del personale potrebbe rappresentare l’ingresso alla semifinale. E non si tratterebbe di un’impresa da poco. Per un piazzamento tra le prime otto potrebbe invece lottare la lunghista Serena Amato: ha saltato in stagione 6.28 e diverse volte ha superato i sei metri. I precedenti della categoria dicono che la qualificazione del lungo si gioca spesso su misure di questo tipo, perchè la specialità offre più di un’insidia. Certo la novità mantovana è una debuttante assoluta, del tutto priva di esperienza: bisognerà vedere se l’incoscienza potrà giocare un ruolo positivo in questo esordio. Anche l’astista Giulia Cargnelli, in crescita nelle ultime settimane, dovrà affrontare la qualificazione come un esame di maturità: il suo personale di 3.92 potrebbe avere ben altra valenza se superato nell’occasione giusta. E più o meno lo stesso potrebbe dirsi di Elena Carini: avvicinare i 15 metri a Pechino, nelle qualificazioni del peso, avrebbe un’incidenza del tutto diversa dal semplice valore facciale della misura nelle liste stagionali. Per le marciatrici Federica Ferraro e Federica Menzato, entrambe al primo anno da juniores, il primo traguardo deve essere il miglioramento del personale: una giusta interpretazione della prova sui 10km in pista aprirebbe prospettive che alla vigilia sembrerebbero difficilmente immaginabili. Azzardato parlare di podio, certo, ma i piazzamenti di rincalzo sono tradizionalmente posti a cavallo dei 48 minuti. Di Valentina Costanza (1500m), si potrebbe dire che è atleta dai due volti: talvolta pimpante, talaltra involuta. Dovrà fare un mezzo miracolo per sperare in una finale. E molto difficile sarà anche il compito della siepista Giulia Basoli: in campo femminile il quadro tattico è appena più interpretabile rispetto al settore maschile, ma è chiaro che il primo passo per avanzare qualche pretesa di promozione sarà il miglioramento del limite nazionale di Catia Libertone (10:42.02 agli Europei di Kaunas). Le prospettive di Sara Balduchelli (100hs) e Zoe Anello (400hs) si concretizzano in un progresso personale: i valori stagionali dicono che le speranze di passare le batterie sono abbastanza scarse e quindi l’imperativo per le due azzurre sarà provarci, buttando l’anima oltre l’ostacolo anche in senso letterale. UN PONTE SUL FUTURO Per valutare gli esiti della nostra spedizione a Pechino bisogna avere il senso della misura: spesso non si ha l’esatta percezione di quanto sia alto il livello di un Mondiale giovanile. E, in questa sede, l’incidenza del “fenomeno” stagionale è molto più alta rispetto al normale ranking dei valori presenti in una manifestazione assoluta. Per questo i piazzamenti e le prestazioni vanno intesi in senso “relativo”. Dei 35 selezionati in azzurro, 13 sono gli elementi al primo anno di categoria: più di un terzo del totale, una quota che consente di investire anche sul futuro. Ricordiamo che nella precedente edizione di Grosseto 2004, la percentuale di infradiciottenni era anche maggiore, oltre il 40%: il cittì dell’epoca, Angelo D’Aprile, era stato anche favorito nelle sue scelte dall’appuntamento “casalingo”, convocando diversi allievi. E’ bello constatare come qualcuno di quei ragazzini – Howe a parte - si sia già fatto onore quest’anno negli Europei dei grandi a Goteborg. E, per un movimento come il nostro, non si tratta di un merito da poco. File allegati:
- IL SITO DELLA MANIFESTAZIONE



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