Mondiali: Giamaica 4x100 record, Italia quinta




 

Finale con il botto per i XIII Campionati Mondiali di Daegu (Corea del Sud). Dopo nove giornate, all'ultima gara, la 4x100 maschile, arriva anche il record del mondo ad opera della Giamaica del fenomeno Usain Bolt. A lui il compito della quarta frazione - dopo quelle di Carter, Frater e dell'iridato dei 100 metri Blake - e di fermare il cronometro là dove nessuno aveva mai fatto prima: 37.04. Sei centesimi meglio del 37.10 che proprio la Giamaica, ma con dentro anche Asafa Powell, aveva stabilito in occasione dell'oro olimpico di Pechino 2008. Messi fuori gioco da un rovinoso contatto all'ultimo cambio Stati Uniti e Gran Bretagna, argento (38.20) alla Francia di Christophe Lemaitre, davanti al quartetto delle minuscole isole antillane di Saint Kitts e Nevis, al bronzo in 38.49. Un crono che lascia un po' di amaro in bocca alla 4x100 azzurra che con Tumi, Collio, Di Gregorio, Cerutti finisce quinta - un posizione meglio di Berlino 2009 - in un 38.96 condizionato da qualche imperfezione nei cambi. I quattro italiani in batteria erano stati più veloci: 38.41, otto centesimi meglio del tempo che, a conti fatti, nella "lotteria finale" sarebbe poi tornato buono per il terzo gradino del podio. L'altro risultato-copertina dell'ultima giornata viene dalla pedana del triplo maschile. Il campione in carica, il britannico Phillips Idowu, nonostante un 17,77 (0.0), è spodestato dall'esuberanza del 21enne statunitense Christian Taylor che, al quarto salto, atterra ad un formidabile 17,96 (+0.1), primato mondiale stagionale che ne fa il quinto triplista di tutti i tempi all'aperto. Anche il bronzo agli Stati Uniti con Will Claye che si migliora fino a 17,50 (+0.1). Decimo, il vicecampione europeo indoor, Fabrizio Donato, fermo a 16,77 (+0.1). Leadership mondiale stagionale e medaglia d'oro anche per la russa Mariya Savinova, 1:55.87 sugli 800 davanti all'iridata uscente, Caster Semenya (1:56.35). Idem per la 4x100 femminile conquistata dagli Stati Uniti con la seconda e la quarta frazione in mano ad Allyson Felix e Carmelita Jeter e un tempo finale di 41.56. Seconda con il record nazionale (41.70) la Giamaica. Nella altre finali, nona la martellista Silvia Salis (69,88) con l'oro al collo della russa Lysenko che batte la primatista mondiale Heidler 77,13 a 76,06; decimo (13:29.11) Daniele Meucci nei 5000 dove può finalmente esultare il britannico Mo Farah (13:23.36). Bandiera a stelle e strisce in cima al medagliere con 25 metalli (12 ori, 8 argenti e 5 bronzi) davanti ai 19 della Russia (9/4/6) e ai 17 del Kenya (7/6/4). L'Italia saluta Daegu con il bronzo e i 2 metri nell'alto di Antonietta Di Martino e con altri quattro piazzamenti (Elisa Rigaudo quarta nella 20km di marcia, quinta la 4x100, ottavi il martellista Nicola Vizzoni e il maratoneta Ruggero Pertile) tra i primi otto al mondo. Calato il sipario sulla tredicesima edizione in Corea del Sud, la rassegna iridata nel 2013 tornerà in Europa, a Mosca dal 10 al 18 agosto.

4x100 uomini (FINALE) - I più veloci delle batterie sono gli Stati Uniti che con il quartetto Kimmons-Gatlin-Mitchell-Padgett stabiliscono anche il miglior crono mondiale dell'anno. A seguire il 37.91 di Trinidad e Tobago che nella seconda batteria si prende il lusso di scavalcare la Giamaica, 38.07 senza Bolt. L'Italia con Michael Tumi, Simone Collio, Emanuele Di Gregorio e Fabio Cerutti, malgrado l'ottava corsia e un'imprecisione al terzo cambio, strappa la qualificazione arrivando terza in 38.41, dietro a Gran Bretagna (38.29) e Polonia (38.37). Un'ora e mezza dopo, però, la finale è tutta un'altra storia. Gli USA schierano ora Patton in terza e Dix in quarta che, a 24 ore di distanza dall'ultimo round sui 200, dovrà vedersela di nuovo con l'asso giamaicano Usain Bolt. Allo start filano via tutti come razzi, ma la gara e il podio si decidono al terzo cambio. Qui un contatto tra il terzo frazionista USA (Patton) e il quarto britannico (Aikines) mette fuori gioco entrambe le squadre, penalizzando anche la vicina Trinidad in quinta corsia. Per la Giamaica di Bolt - ammesso che ce ne fosse bisogno - si apre un'autostrada che oltre al titolo consegna ai caraibici anche il nuovo primato mondiale: 37.04. Abbattutto, quindi, di 6 centesimi il 37.10 del precedente record che sempre la Giamaica aveva stabilito con la vittoria olimpica di Pechino 2008. In quell'occasione l'ultimo frazionista era stato l'ex primatista mondiale dello sprint, Asafa Powell, grande assente a Daegu per problemi fisici. Recuperandolo, la 4x100 giamaicana può sognare di abbattere altre barriere. Intanto, la star Bolt si gode questo risultato, giunto al termine di un Mondiale per lui partito male, con la squalifica dalla finale dei 100 metri, raddrizzato in curva con il portentoso 19.40 sui 200 e ora sigillato da un altro oro e dall'ennesimo primato. Argento (38.20) alla Francia di Christophe Lemaitre, ancora sul podio dopo il 19.80 di bronzo sul mezzo giro di pista, e terze le isole di Saint Kitts e Nevis, due puntini nel mar dei Caraibi che oggi, grazie all'impresa dei suoi Rogers, Collins, Adams e Lawrence (38.49), hanno ottenuto la ribalta nel pianeta atletica. Un risultato che lascia, però, un po' di amarezza in casa Italia con il quartetto azzurro che, schierato nell'identica formazione della batteria, finisce quinto in 38.96 dietro alla Polonia (38.50). Una posizione meglio di quanto fatto a Berlino 2009, dove l'Italia fu sesta. I nostri staffettisti analizzano così la loro prestazione: "C'è senz'altro rammarico - esordisce Simone Collio (Fiamme Gialle) - perchè con il tempo della batteria, in finale si poteva arrivare terzi. Il secondo cambio Tumi ed io abbiamo abbiamo provato a tirarlo al massimo, ma è andato lungo e così ho dovuto frenare. Peccato, ma anche queste sono le staffette!" "E' da Berlino 2009 - prosegue Emanuele Di Gregorio (Aeronautica) - che siamo sempre lì. Questa è stata la nostra seconda finale mondiale e nel 2010 a Barcellona abbiamo vinto l'argento europeo e fatto il record italiano (38.17, ndr)". "Purtroppo - aggiunge Fabio Cerutti (Fiamme Gialle) - anche il mio cambio è stato un po' lungo e poi non ce l'ho fatta ad uscire fuori come dovevo. Sì, abbiamo migliorato il piazzamento di Berlino, ma ci dispiace perchè stavolta si poteva pensare al podio". "In finale - conclude l'esordiente Michael Tumi (Aeronautica) - abbiamo provato il tutto per tutto, ma qualcosa non ha funzionato. Per me questo Mondiale, dopo le medaglie degli Europei under 23, è stata comunque una bellissima esperienza che mi ha dato tanto".

4x100 donne (FINALE) - Tornano sul gradino più alto del podio gli Stati Uniti, riuscendo a sconfiggere le campionesse uscenti della Giamaica. Il quartetto a stelle e strisce viene lanciato da Bianca Knight, con il testimone che passa ad Allyson Felix e Marshevet Myers. Nell'ultima frazione, duello stellare tra i due ori dello sprint: Carmelita Jeter parte davanti, per poi mantenere il vantaggio nei confronti della giamaicana Veronica Campbell-Brown. Il cronometro si ferma su 41.56, ottava prestazione mondiale di sempre, la migliore dal 1997 ad oggi. Per la Jeter è il secondo oro nella rassegna iridata (tre medaglie in tutto), ma la più titolata di questa edizione diventa la Felix, che aggiunge i due successi nelle staffette ai due podi individuali (argento sui 400, bronzo nei 200 metri). Anche la prova della Giamaica è superlativa: 41.70 e nuovo primato nazionale, con una formazione che comprende Shelly-Ann Fraser, Kerron Stewart e Sherone Simpson, oltre alla Campbell. Bronzo in 42.51 per l'Ucraina, conquistato su Trinidad e Tobago grazie alla rimonta di Hrystyna Stuy, finalista dei 200 metri. Nella batteria, le statunitensi avevano già impressionato con 41.94, pur correndo in prima corsia e con una squadra diversa per metà: Shalonda Solomon in seconda frazione, Alexandria Anderson in ultima.

TRIPLO uomini (FINALE) - Un altro giovane irrompe di prepotenza sulla scena mondiale della specialità. E' il 21enne statunitense Christian Taylor che, come avvenuto un mese prima in Diamond League a Londra, non fa la riverenza al campione mondiale Phillips Idowu. Al Crystal Palace tra i due era finita 17,68 e 17,07 per Taylor che oggi a Daegu si è ripetuto, ma con un inarrivabile 17,96 (+0.1) al quarto salto di fronte a cui poco ha potuto l'iridato britannico. E ciò nonostante Idowu si sia cimentato in una "raffica" di lunghissimi salti culminati con un 17,77 (0.0) alla quarta prova, rivelatosi poi "soltanto" d'argento (serie completa: 17,56/0.0; 17,38/-0.3; 17,70/0.2; 17,77/0.0; 17,48/0.1; 17,49/-0.6). La misura appena ottenuta da Taylor lo proietta al numero uno delle liste mondiali stagionali e ne fa il quinto miglior triplista di sempre, a quattro centimetri dalla fatidica soglia dei 18 metri. Nel palmarès del neocampione iridato brillano anche le due medaglie conquistate ai Mondiali Allievi 2007 dove fu oro nel triplo (15,98) e bronzo nel lungo (7,29). Terzo a Daegu si è piazzato il suo connazionale Will Claye, 20 anni, già nono nella finale del lungo (8,09) e stavolta sul podio con un hop-step-jump da 17,50 (0.1), primato personale. Per gli Stati Uniti si tratta, quindi, del terzo titolo nei salti dopo quelli dell'altista Williams e del lunghista Phillips. Giornata no, invece, per il vicecampione europeo indoor Fabrizio Donato (Fiamme Gialle). Il primatista italiano assoluto si ferma al 16,77 (+0.1) del suo salto di apertura, incappando in un nullo di pedana al secondo e annullando poi il terzo dopo aver lasciato 26 centimetri allo stacco. Chiude al decimo posto, fuori dai tre salti di finale. Tanta rabbia nelle sue parole a fine gara: "Non ero certo venuto qui in vacanza! Puntavo in alto. La qualificazione mi aveva lasciato addosso buone sensazioni e sinceramente pensavo di tirar fuori qualcosa di importante. Purtroppo non è stato così. Sono arrabbiato. Ora bisognerà sedersi con il mio tecnico Pericoli e capire che cosa non abbia funzionato. C'è qualcosa che non va. Eppure anche stavolta non avevo tralasciato nulla nella preparazione, ma purtroppo non  sono riuscito ad esprimermi all'aperto come, invece, avevo fatto benissimo durante la stagione indoor".

MARTELLO donne (FINALE) - Nessuna oggi riesce a scalzare dalla vetta del podio la russa Tatyana Lysenko. L'ex primatista mondiale - soggetta a squalifica per doping dal 2007 al 2009 - nei tre lanci iniziali si migliora a ripetizione: 76,80, 77,09 fino al 77,13 che le darà il suo primo oro iridato, dopo il bronzo di Helsinki 2005 e l'argento europeo del 2010. Battuta e arrabbiata la tedesca, attuale detentrice del record del mondo (79,42), Betty Heidler che, come due anni fa a Berlino, deve accontentarsi del secondo posto grazie ad un 76,06 alla quinta prova con cui supera la cinese Wenxiu Zhang, bronzo a 75,03. Quarta la cubana Ypsi Moreno (74,48) e quinta la polacca, iridata uscente, Wlodarczyk (73,56). Niente tre lanci di finale per Silvia Salis. L'azzurra che quest'anno si era migliorata fino a 71,93 non ha trovato in Corea lo spunto giusto per oltrepassare la fettuccia dei 70 metri. Anche oggi la sua migliore prova è un 69,88 dopo un 68,61 d'apertura. La genovese delle Fiamme Azzurre si gioca il tutto per tutto al terzo lancio. Purtroppo, però, il suo attrezzo finisce fuori settore dalle parti dei 70 metri. Resta nona a soli 11 centimetri dal 69,99 dell'ottava, la moldava Zalina Marghieva che poi si migliorerà a 70,27. Delusione nella parole della Salis: "Ho provato ad incrementare all'ultimo lancio, ma non ci sono riuscita. Sono molto amareggiata, fuori dalla finale mondiale per 11 centimetri. Contavo di potermi ripetere tra le prime otto come un anno fa agli Europei di Barcellona. Ora pensiamo al 2012 e all'Olimpiade, dove speriamo che sia un'altra storia".

5000m uomini (FINALE) - Per diversi dei protagonisti della finalissima è la terza volta in pista. Oltre alla batteria dei 5000, alcuni di loro hanno già disputato la finale dei 10000. E' il caso del britannico Mo Farah che oggi va in cerca di un riscatto dopo il titolo soffiatogli in volata sulla distanza più lunga dall'etiope Jeilan. Ma anche per Daniele Meucci (Esercito) che in quella stessa finale iridata era giunto dodicesimo, oggi è il terzo round sull'anello azzurro di Daegu. All'inizio a trainare la corsa è il keniano Koech (2:50.90 ai 1000). Meucci approfitta del ritmo non esasperato per restare in mezzo al gruppo dove in testa si affaccia l'etiope Kuma (5:35.60 ai 2000 e 10:55.60 ai 4000). Stanno per accendersi le polveri con i migliori che scaldano i motori per la volata finale, ma a 550 metri dall'arrivo nello scossone provocato dal cambio di ritmo, il keniano Longosiwa cade a terra e resta in fondo. Si rialza in fretta e cerca di recuperare (finirà sesto in 13:26.73). Intanto Farah, al suono della campana è già in fuga, inseguito dagli etiopi Merga e Gebremeskel. Attenzione, però, all'esperto Bernard Lagat. Il keniano con passaporto USA si fa sotto nell'ultimo giro e nel rettilineo d'arrivo si porta all'esterno e lancia un disperato attacco a Farah. Il britannico ne avverte il fiato sul collo, sente avvicinarsi lo spettro della finale dei 10000, ma stavolta riesce a scampare alla beffa. L'oro è suo in 13:23.36, argento, come nel 2009, a Lagat (13:23.64) e terzo, come nei 10000, l'iridato del cross, Imane Merga. Poco dopo, però, l'etiope verrà squalificato per aver corso all'interno del cordolo all'inizio dell'ultimo giro. Bronzo quindi al connazionale Gebremeskel (13:23.92), mentre l'azzurro Meucci chiude decimo in 13:29.11. "Ci ho provato fino in fondo - racconta il quasi ingegnere pisano - Io puntavo quelli di fronte a me, sperando di ripescare qualcuno, ma questi livelli quasi nessuno si perde per strada. In una settimana ho affrontato tre gare, è stata dura recuperare, ma si parte da questo per crescere ancora".

800m donne (FINALE) -  Janeth Jepkosgei sembra partire con la chiara intenzione di non voler tornare a casa con un altro argento, dopo quelli di Pechino 2008 e Berlino 2009. La keniana, iridata del doppio giro di pista nel 2007, si mette in testa a fare l'andatura seguira dalla giamaicana Kenia Sinclair e dalla statunitense Alysia Montano. Il passaggio ai 400 è veloce (55.50), ma al suono della campana si muove dalle retrovie la campionessa in carica Caster Semenya. La sudafricana risale rapidamente in quarta posizione e ai 150 metri si porta al comando seguita in scia da Mariya Savinova. Una volta giunte sul rettilineo finale, però, è proprio la russa ad averne di più e negli ultimi 20 metri supera la Semenya 1:55.87 a 1:56.35. Per la Savinova, già campionessa europea all'aperto e iridata indoor, è anche la migliore prestazione mondiale 2011. Ridimensionate, quindi, al bronzo le ambizioni della Jepkosgei (1:57.42).      

Alessio Giovannini

Nella foto in alto, Usain Bolt con il testimone della 4x100 giamaicana che ha stabilito il nuovo record del mondo; sotto la 4x100 azzurra con, da sinistra, Emanuele Di Gregorio, Michael Tumi, Simone Collio e Fabio Cerutti (Giancarlo Colombo/FIDAL)

 

 

 

File allegati:
- RISULTATI/Results
- Le FOTO della NONA GIORNATA/Photos



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