Mondiale straordinario, altri due record iridati



Budapest non ha certo risparmiato emozioni agli amanti dell'atletica. Ai due record mondiali in sala della prima giornata, messi a segno da Lebedeva nel triplo e Isymbaieva nell'asta, hanno fatto seguito oggi, nella giornata conclusiva, altri due primati iridati: quello della 4x400 femminile, siglato dalle solite russe in 3:23.88 (precedente: 3:24.25, Russia, Maebashi, 7-3-1999), e quello del salto triplo maschile, eguagliato dalo svedese Christian Olsson con 17,83 (misura ottenuta anche dal cubano Urrutia a Sindelfingen nel 1997). Ma è stata davvero una pioggia di emozioni, quella alla quale si è assisito a Budapest. Nell'alto donne, la russa Yelena Slesarenko è salita fino a 2,04 per vincere l'oro, superando la connazionale Chicherova, alla quale non sono bastati due metri tondi per mettersi alle spalle tutte le avversarie. Non contenta, la Slesarenko ha anche provato per due volte a superare i 2,08, che avrebbero significato nuovo record mondiale indoor. Due salti (soprattutto il secondo) per nulla inventati. Anzi, c'è mancato poco... E proprio l'esplosione della Russia è il dato caratteristico di questi Mondiali indoor, contraddistinti dai trionfi (soprattutto delle donne) in maglia biancorossa. Ben diciannove le medaglie ottenute dalla Russia, contro le 10 degli Stati Uniti (quattro titoli), presentatisi qui, ad onore del vero, con una squadra (in questo caso soprattutto tra gli uomini) piuttosto rabberciata, con poche stelle di prima grandezza. Dietro le due ex superpotenze (o di ciò che ne rimane) il vuoto, quasi a rilanciare, nell'anno olimpico, un confronto a due che potrebbe tornare ad essere leit motiv dal sapore antico. Due modi contrapposti di vivere la preparazione all'Olimpiade? Vedremo. Sta di fatto che, risultati alla mano, la Russia ha vissuto un inverno stratosferico, mentre gli Stati Uniti hanno - relativamente - segnato il passo. Alle loro spalle, si conferma la piccola Svezia, quattro medaglie, con due titoli (Olsson e Holm). E poi, una sempre più netta frantumazione, con la Repubblica Ceca (tre medaglie, ed un Sebrle in grande spovero) che fa eccezione, e parte dell'Europa occidentale rimasta a bocca asciutta (o quasi). Gran Bretagna, due medaglie (un titolo, con Jason Gardener), Francia e Germania, una di bronzo a testa; Italia, zero. Non è la prima volta che il Mondiale indoor ci lascia con le tasche vuote, era già accaduto a Maebashi 1999 e l'anno scorso a Birmingham. Ma questo non può consolare, ovviamente. Ciò che invece riporta il bilancio più verso il saldo attivo è l'insieme delle prestazioni: quattro finalisti (come a Birmingham, ma con due punti in più - 12 contro 10 - ottenuti a Budapest), tre semifinalisti, ed una serie di risultati abbastanza soddisfacenti, anche quando capaci di dare solo eliminizioni al primo turno, oltre ad un record italiano assoluto e uno Under 23 (migliorato due volte). Tutti gli atleti azzurri, a Budapest, hanno ottenuto prestazioni vicine o superiori ai loro limiti stagionali, e questo è un fatto. Quanto, poi, queste performance "pesino" nel panorama mondiale, è tutto un altro paio di maniche. E su questo si accenderà la discussione, soprattutto in un anno, il 2004, che porta dritto all'Olimpiade. Due nomi però, al di la di tutto, piace segnalare in positivo: quelli di Simone Collio e Simona La Mantia, protagonisti assoluti anche al Mondiale al termine di una stagione invernale che li aveva messi in grande evidenza. Lo sprinter ha raggiunto addirittura la finale, eguagliando il suo pesantissimo 6.58 di gennaio; la triplista, a nemmeno 21 anni, è una realtà ormai anche in campo internazionale, capace di entrare in una finale iridata (peraltro di questo livello). Sono loro, con ogni probabilità, le note più liete suonate a Budapest dall'italica orchestra. m.s.
Nella foto in alto, Tatyana Lebedeva; in basso, la Isimbayeva con Sergey Bubka (Omega/FIDAL)




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