Misano è record per la Bruni 4,35

16 Giugno 2012

L'astista della Studentesca CaRiRi aggiunge altri 5 centimetri al suo primato nazionale junior. Triplo: Chiari 16,83, Derkach 13,64 ventoso.

di FIDAL


 

La categoria juniores, dopo Alessia Trost e le velociste, cala altri assi nella seconda giornata dei Campionati Italiani Juniores e Promesse di Misano Adriatico in vista dei Mondiali di Barcellona: Roberta Bruni supera 4.35 al terzo tentativo e incrementa di 5 centimetri il suo recente primato italiano, terza prestazione mondiale U.20 nell’anno (poi tre errori a 4.50, il secondo molto vicino al successo). Nel pomeriggio di Misano danno spettacolo anche i ragazzi d’oro della staffetta di Tallinn: gran duello che esalta non solo Michele Tricca e Marco Lorenzi (46”77 e 46”95), ma riporta ai vertici anche Davide Re (personale a 46”96) e conferma Vito Incantalupo (47”26) nella prospettiva di un quartetto azzurro in grado di fare grandi cose in chiave mondiale. Nei concorsi le cose migliori arrivano dal triplo, la promessa Andrea Chiari salta 16.83 (+2.0) – misura superiore all’entry standard per gli Europei di Helsinki (aveva anche 16.85 indoor), mentre tra le juniores Dariya Derkach (ucraina in attesa della cittadinanza) si migliora nel vento a 13.64 (+2.7) con la salentina Francesca Lanciano a 13.20 (+2.0, 6^ junior di sempre). Vivace l’alto promesse con Chiara Vitobello ed Elena Vallortigara oltre quota 1.86. Sugli ostacoli si migliora l’italo-ivoriano Hassane Fofana (13”91), bel duello nella finale juniores tra Perini e Vergani (13”85 a 13”94): in campo femminile bene Feudatari e Zuin tra le promesse (13”65 e 13”71) e le 18enni Paniz e Carmassi tra le juniores (13”84 e 13”99, pur ventosi). Nel primo turno dei 400hs, José Bencosme brucia la distanza in 50”45. Nel peso promesse, test fuori gara per la primatista italiana assoluta Chiara Rosa, autrice di un miglior lancio da 18,02.

LA CRONACA DEL POMERIGGIO

JUNIORES MASCHILI
400m (finale) – E’ una delle finali più attese e la ragione c’è: tutta la tribuna del “Comunale” assiste con il fiato sospeso al duello tra Michele Tricca e Marco Lorenzi, che partono rispettivamente in terza e quarta corsia. Il trentino prova a sorprendere l’amico-rivale e parte più deciso con la sua maggior frequenza, alla quale il segusino risponde con l’elegante ampiezza della falcata: 22”7 e 34”3 i passaggi di Lorenzi, in un anello che nasconde insidie nella distribuzione dello sforzo a causa del vento contrario sul rettilineo opposto e parzialmente in curva: poi, ai 350, Tricca cambia marcia e passa con decisione all’attacco. Considerate le condizioni ambientali, il “crono” è di grande nobiltà: 46”77 e 46”95, ma l’unico personale lo segna l’imperiese Davide Re con un grandissimo ritorno alla ribalta nazionale dopo un periodo d’incertezza (46”96, 7^ prestazione juniores di sempre per il portacolori della Maurina). Il quartetto azzurro per i Mondiali è completato, come previsto, da Vito Incantalupo (47”26): Barcellona, aspettaci.  

110hs (finale) – Spettacolo si attendeva e così è stato: il gap tra Perini e Vergani si è assottigliato rispetto agli accrediti di partenza e per il portacolori della Riccardi, che è rimasto attaccato al primatista italiano fino all’ottava barriera, è arrivato anche il nuovo personale (13”96). La stagione di Perini resta comunque su livelli cronometrici importanti (oggi 13”85, +0.9) in vista dei Mondiali. Sui blocchi della finale anche Eugenio Meloni, più noto come azzurro giovanile dell’alto.  

800m (serie) – I posti per Barcellona sembrano già assegnati, El Kabbouri e Lahbi hanno il minimo, e l’unico ad aver motivazioni per sovvertire le gerarchie è in realtà il mozambicano dell’Atletica Livorno Joao Bussotti Neves: solo che l’andamento tattico gara – passaggio lentissimo, di poco sotto il minuto – incide praticamente nulla e rimanda solo il verdetto al volatone finale. Sul rettilineo entra per primo Soufiane El Kabbouri, famiglia marocchina ma nato a Susa e residente ad Avigliana, mentre Jacopo Lahbi (figlio d’arte e seguito dal papà Faouzi, già bronzo mondiale indoor sulla distanza) trova lo spunto giusto nel finale.

Alto (finale) – Il quadro complessivo non è affatto male, in realtà manca l’acuto: Alberto Gasparin porta il secondo titolo al tecnico Gianfranco Chessa, dopo quello di Alessia Trost, ma non riesce ad eguagliare il personale a 2.15. Manca la quota anche il trentino di origini romene Eugen Mancas, che così perde l’occasione per agguantare il minimo mondiale. Sul podio anche il figlio d’arte Davide Spigarolo, mentre Eugenio Meloni chiude al 4° posto il suo secondo impegno di giornata, dopo la 5^ piazza sui 110hs.  

400hs (batterie) – Il migliore del turno è il feltrino Enrico Tirel con 54”45: il cronometro dice poco, parlando in senso assoluto.

Giavellotto (finale) – In una finale nella quale si perde su misure tecnicamente inadeguate per lui il trevigiano Mauro Fraresso (unico in possesso del minimo per Barcellona), è Joseph Figliolini a trovare la zampata giusta proprio all’ultimissimo lancio (60.62 per il ragazzo nato in Centrafrica e adottato da una famiglia romana). Delusione per Giacomo Bellinetto, che aveva preso la testa con 60.08 al quarto turno.

4x100m (serie) – Un bel quartetto dell’Atl. Imola Sacmi Avis, con frazione interna di Lorenzo Bilotti (azzurro ai Mondiali allievi di Lille) e la chiusura di Luca Valbonesi, corre la 7^ prestazione di sempre per una formazione di società, 41”52: era da un decennio che non si correva così forte a livello di club.

PROMESSE MASCHILI
400m (finale) – Oggi non è facile fare il tempo: lo hanno dimostrato già gli juniores, che hanno dovuto portare il cuore oltre l’ostacolo per scendere sotto i 47”. Ma Lorenzo Valentini (47”11) è comunque il più forte del lotto e gli emergenti, Raimondi e Danesini, devono accontentarsi di accompagnarlo sul podio.

110hs (finale) – Con le premesse delle batterie corse in mattinata era abbastanza ovvio che la tensione giocasse un ruolo in questa finale: Fofana parte bene e si mantiene in linea di galleggiamento fino all’ultimo ostacolo, poi Delli Carpini perde un mezzo appoggio e il guizzo decisivo è quello dell’universitario genovese Samuele De Varti, non nuovo ad imprese del genere (tempi nell’ordine: 13”99, 14”01 e 14”08). Livello medio molto elevato per la categoria, anche se la statistica terrà conto del vento (+2.4).

800m (serie) – A differenza della prova juniores, qui i migliori ci provano a tenere i limiti più allegri, passando in 54”2.

In ogni caso bisogna attendere proprio gli ultimi metri per vedere lo spunto vincente di Mattia Moretti (1’50”38, sul marocchino della Fratellanza El Houdny), il brianzolo debuttante nella categoria promesse ma già titolato a livello giovanile.

3000st (finale) – Il valore e la determinazione di Giuseppe Gerratana non si discutono, anche perché l’aviere siciliano ha dimostrato di meritare ogni credito nella carriera giovanile: una carica agonistica che lo porta a dominare il campo dei partenti a Misano sul piede di 8’54”75, tempo rivedibile al ribasso anche nell’immediato. In un’ottica più generale, dispiace il fatto che due prospetti del calibro di François Marzetta e Andrea Sanguinetti, anche più titolati di Gerratana tra gli juniores, abbiano poi sofferto per gravi infortuni.

4x100m (serie) – La curiosità è che due dei quattro frazionisti dell’Atletica Bergamo 1959 Creberg sono di origini ivoriane, precisamente Diaby e il campione dei 110hs Fofana: 41”64 non è un tempo che esprime il pieno potenziale della categoria a livello di club. E tuttavia è difficile pensare di finalizzare meglio sul piano cronometrico, visto che le promesse corrono insieme solo in questa occasione.

400hs (batterie) –  Molto ben disposti fin dalla batteria i protagonisti più attesi: il bronzo europeo juniores di Tallinn, “Negi” Bencosme, fa il vuoto nella prima batteria con 50”45 (non lontanissimo dal suo stagionale) e anche l’italo-albanese Eusebio Haliti vuol dire la sua, rispondendo con un buon 51”49 nella seconda. Ottime le premesse per lo scontro diretto nella finale di domattina.

Triplo (finale) – Gara interessante, perché Andrea Chiari mantiene le promesse: con 16.83 (+2.0) stabilisce il suo personale all’aperto (ha pure un 16.85 indoor) e conferma il minimo europeo giù ottenuto in inverno. Poi, su consiglio del suo tecnico Giuliano Carobbio (che lo segue in cooperazione con Paolo Camossi), il bergamasco della Riccardi rinuncia agli altri tentativi per salvaguardare il ginocchio sempre un po’ in pericolo. Ma gli altri interpreti della prova si dimostrano comunque ben disposti e si fa leggere con soddisfazione il 15.85 del pugliese Antonio Napoletano, che ricordiamo azzurro in un’edizione dei Mondiali allievi.

Peso (finale) – L’argento europeo di Tallinn, Daniele Secci, soffre ancora di un malanno alla schiena: il romano deve perciò fare appello alle sue risorse nascoste per proiettare la palla oltre i 18 metri all’ultimo lancio.

Asta (finale) – Claudio Stecchi, dopo le numerose uscite dell’ultimo periodo, salta proprio l’appuntamento tricolore: questione di scelte. Campo libero per il reatino David Buldini (4.90), che già aveva conosciuto la soddisfazione di un titolo di categoria da allievo. Si rivede sul podio  il foggiano Marcello Palazzo, protagonista di una buona carriera internazionale da junior.

JUNIORES FEMMINILI
400m (finale) – Se Flavia Battaglia è una sicurezza – peccato solo che non riesca a scendere ancora sotto i 55” – la novità della categoria è definitivamente l’italo-belga Nicolina Altimari, nata a Bruxelles da famiglia italiana e scoperta da Andrea Milardi ad Ath, in Vallonia, dove aveva iniziato a correre nel 2004 sotto la guida del papà, Gaetanino Altimari.

100hs (finale) – Gran gara, grandi tempi, ma il vento (+3.1) fa da guastafeste: Maria Paniz scende a 13”84 e si può consolare con il minimo per Barcellona ottenuto in mattinata, mentre Giada Carmassi segna 13”99 e questo non vale per andare ai Mondiali. C’è ancora una settimana di tempo per provarci. 

Martello (finale) – In pedana non si presenta la campionessa uscente Francesca Massobrio e così salgono di un gradino le piazzate di Bressanone 2011, Maria Chiara Rizzi (55.40) ed Elisabetta Broseghini (51.47), con l’inserimento dell’ex campionessa italiana allieve Giulia Rossetti. Ma il livello tecnico complessivo non è esaltante.

800m (serie) – Irene Baldessari deve risolvere ancora la pratica del minimo mondiale e probabilmente non è questa la sede adatta: tuttavia la trentina dell’Esercito trova una fiera rivalità anche per la conquista della maglia tricolore, sulla cui strada si pone fino alla volata finale la vicentina Silvia Pento.

Triplo (finale) – L’unico rammarico è che il miglior balzo di Dariya Derkach sia stato assistito da qualche frazione di vento in più: 13.64, pur con +2.7, è il balzo più lungo mai ottenuto dalla ragazza di Pagani. L’altro aspetto che lascia col fiato sospeso è la vicenda della cittadinanza, che sembrava in via di definizione nelle ultime settimane e che invece ha richiesto un supplemento di istruttoria che potrebbe mettere a rischio il debutto azzurro di Dariya nei Mondiali di Barcellona. D’altra parte, fa piacere l’ennesimo progresso di Francesca Lanciano con un balzo regolare a 13.20 che fa salire l’atleta salentina al 6° posto della lista italiana juniores.  

Asta (finale) – Gara lunghissima, ma soprattutto per Roberta Bruni, che è solita entrare in gara quando le altre sono già uscite di scena: stavolta accade ancora più tardi, a 4.00, dal momento che la novità stagionale Elisa Molinarolo effettua sfortunati tentativi a 3.95 (misura del minimo mondiale) e poi Sonia Malavisi, ribadendo il suo personale proprio a quella quota, prova addirittura una nuova sorpresa tricolore. Come quella che la romana interpretò nell’ottobre scorso ai Campionati allieve di Rieti, per intendersi, ai danni della stessa Bruni. Non è questo il caso, perché Robertina passa 4.00 alla prima, 4.20 alla seconda e poi ci mette tre prove per stabilire il nuovo record italiano juniores a 4.35, solo perché le prime due – molto convinte, peraltro – non sono assistite dalla necessaria fortuna. In ogni caso questa misura record rappresenta la terza prestazione mondiale stagionale, alle spalle di due iper-titolate come l’australiana Liz Parnov e la svedese Angelika Bengtsson. E la reatina non si è fermata qui, perché ha tentato perfino di salire a 4.50, appunto il top stagionale della categoria e anche – ma lo diciamo sottovoce – minimo olimpico per Londra: e, alla seconda prova, il traguardo non è sembrato poi così irraggiungibile.

4x100m (serie) – Due sole serie, ma il responso della prima già complica le cose visto che l’Atletica Rovellasca – guidata dalla rivelazione dei 100 di ieri, Sabrina Galimberti - brucia la pista in 47”92: non che sia una sorpresa, considerate appunto le risultanze delle prove individuali.

E nella seconda serie di mette del suo (47”49) anche il composito quartetto della Valsugana Trentino, rinforzato da ragazze di varia provenienza nordestina: logico che l’Audacia Record, pur schierando Flavia Battaglia e Dariya Derkach in formazione, finisca per avere la peggio.

400hs (batterie) – Si rivede finalmente in pista Raphaela Lukudo, la modenese di famiglia sudanese che aveva partecipato l’anno scorso ai Mondiali allievi di Lille e poi si era trasferita in Gran Bretagna: 63”50, con relativo impegno, il tempo che la accompagna in questo rientro in Italia. Il miglior tempo del turno è della toscana Ann Caroline Danielsen (62”86).

5000m (finale) – Si arriva in fondo ad una giornata infinita, dai toni agonistici piuttosto intensi: non è facile per Virginia Abate provare a limare quei 7” secondi di troppo che la separano dal minimo per Barcellona (in pratica rimane in corsa solo fino al passaggio del 1° chilometro, 3’16”5, poi l’inevitabile rallentamento nella sua solitaria cavalcata verso il traguardo). Sul terzo gradino del podio si vede l’emiliana Francesca Cocchi, passata al mezzofondo dopo una buona carriera da marciatrice nelle giovanili azzurre.

PROMESSE FEMMINILI
Triplo (finale) – Vento protagonista anche in pedana, ma la specialità mostra segni di vivacità anche quanto a carica agonistica delle concorrenti: la finale propone continui cambi al vertice, l’ultimo dei quali premia un’atleta che ha fatto incetta di maglie tricolori giovanili come Maria Moro. La lieta novità è un’altra lombarda, Anna Cerizzi, una ex ginnasta allenata da Graziano Camellini a Vedano. Per alcuni minuti vede la testa della classifica anche la veneta Martina Bellio, già finalista dei Mondiali allievi a Bressanone 2009.   

400m (finale) – Sul rettilineo sotto la tribuna si presentano in tre, con Valentina Zappa qualche centimetro davanti a Marta Maffioletti e Chiara Natali. Il terzetto conserva in bacheca una fortuna in medaglie vinte sulla distanza in tutte le categorie e nessuna ci sta a mollare: il guizzo vincente della Maffioletti (55”31) è di quelli che fanno appello più alla rabbia agonistica che al fiato rimasto nei polmoni.

100hs (finale) – Nella lotteria dell’anemometro stavolta vincono le atlete: la pausa porta il display a segnare +1.0 e così cadono ufficialmente i personali di Alessandra Feudatari (che con 13”65 entra nella top-10 di sempre U.23) e di Silvia Zuin (13”71). Aria nuova per una specialità che si è dimostrata in grande fermento anche a livello assoluto grazie ai progressi di Caravelli, Borsi e Pennella.

Peso (finale) – Il motivo d’interesse, oltre all’ennesima maglia tricolore indossata da Francesca Stevanato (14.49 il miglior lancio dell’allieva di Claudio Solone), è ovviamente la presenza di Chiara Rosa: la primatista italiana si conferma al di là dei 18 metri, come in tutte le uscite più recenti, grazie al 18.02 ottenuto nell’ultimo turno.

800m (serie) – Una parziale sorpresa, la vittoria di Isabella Cornelli (2’09”42), anche perché la campionessa uscente Serena Monachino era data in grande condizione sulla scorta della recentissima MPN di categoria sulla distanza spuria dei 600 metri.

Alto (finale) – Come nelle previsioni, è un affare a tre: ma è soprattutto la grande giornata di Chiara Vitobello, che manda in scena una progressione immacolata (1.69-1.76-1.80-1.82-1.84-1.86, gli unici errori a quota 1.88). Le altre due favorite, sia il bronzo mondiale juniores di Moncton Elena Vallortigara, sia la campionessa di categoria delle prove multiple Enrica Cipolloni, macchiano il referto con diverse bandierine rosse. In ogni caso una bella prova d’insieme, che può garantire la continuità ad alti livelli della specialità.

4x100m (serie) – Finale diretta, con sole cinque formazioni sui blocchi: il pronostico è tutto per la Camelot, che può permettersi di non schierare il quartetto migliore. Tanto basta per scavare un gap incolmabile tra le ragazze lombarde (47”06) e tutte le altre: ma, come in campo maschile, è abbastanza evidente che il livello complessivo della categoria, in un altro contesto, potrebbe esprimere valori ben più elevati con rappresentative sociali.

400hs (batterie) – Situazione molto fluida in vista della finale di domani: sia perché manca la figura della dominatrice nella categoria, sia perché le varie protagoniste interpretano non differente impegno il turno d’approccio. Per la cronaca il miglior tempo è della trevigiana Eleonora Morao (62”10) mentre l’atleta con il miglior palmarées e accredito personale, Ilaria Vitale, chiude la sua batteria con 63”09.

5000m (finale) – Sulla spinta di Veronica Inglese il gruppo dà fondo alle energie più riposte: ritmi discreti, grandi rimonte e contrattacchi portati con la forza della disperazione. Veramente brave queste ragazze: l’ex bronzo europeo juniores di Novi Sad chiude in 16’02”72, in scia Alessia Pistilli e poi un gran duello per il bronzo tra Sara Brogiato e Valeria Roffino.

TV: sintesi in onda su RaiSport 2 martedì 19 (15:10-16:30) mercoledì 20 giugno (19:50-21:00). Telecronaca di Franco Bragagna

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