Maraoui: "E' un onore esordire in azzurro"




 
E’ sicuramente tra le maggiori novità della squadra azzurra che domenica gareggerà ai Campionati Europei di corsa campestre di San Giorgio sul Legnano. Per molti Fatna Maraoui è ancora un oggetto oscuro, anche se gareggia in Italia da ormai 8 anni ed è naturalizzata italiana da tre: “Ho preso la cittadinanza per matrimonio, ma l’atletica non c’entra niente: ho conosciuto mio marito quando non gareggiavo più, mentre lavoravo a un campo estivo. Ci siamo sposati cinque anni fa ma ho aspettato un po’ prima di prendere la naturalizzazione”. La storia di Fatna Maraoui si riassume in poche parole: in Marocco era un’atleta di prima grandezza, con due titoli nazionali sui 3000 e uno nel cross. Nel 1999 venne a gareggiare in Italia per la gara di San Silvestro a Bolzano, rimase per un altro paio di cross della nuova stagione e trovandosi bene nel nostro Paese decise di prolungare la sua permanenza: “Ma per problemi ai tendini sono stata costretta a sospendere l’attività per due anni abbondanti, nei quali mi sono messa a lavorare. Ho ripreso nel 2002, solo per divertimento e salute, poi alcuni ragazzi di Biella mi hanno spinto a fare qualche gara e così ho ricominciato”. Che tipo di gare le sono più congeniali? - Ho iniziato con la pista ma in Italia mi sono appassionata alle gare su strada, sia perché se ne fanno di più, sia perché mi sento più libera. Quest’anno poi ho trovato in Andrea Bello un allenatore disponibile ed attento, cosa che non ho mai avuto e che forse ha frenato la mia crescita; lui mi ha spinto a tornare alla pista per 5000 e 10000 metri. E’ stato un anno ottimo, nel quale cronometricamente potevo far di meglio ma non ho trovato le gare giuste. - A San Giorgio farà il suo esordio in nazionale: con quale spirito? - Non saprei nemmeno spiegare le sensazioni che provo. Sento di avere una grande responsabilità perché partecipo per la prima volta a una grande manifestazione rappresentando il mio nuovo Paese quando non sono mai riuscita a farlo per la mia madre Patria: ogni volta che mi qualificavo per i Mondiali, problemi fisici soprattutto ai tendini m’impedivano di partecipare. Vorrei tanto fare un buon risultato per compensare questo onore. - Si è mai pentita della sua scelta di cambiare nazionalità? - No, anzi. Con il mio vecchio Paese ho avuto problemi soprattutto dopo che mia sorella (la maratoneta Rakia, spesso presente nelle gare italiane, ndr) ha acquisito la nazionalità francese. Mi trovo bene qui, sono molto contenta d’indossare la maglia azzurra. - Quali differenze ha riscontrato tra l’atletica marocchina e quella italiana? - In Italia il livello delle gare è più alto per la presenza di tanti atleti stranieri, soprattutto africani, mentre fin quando ho gareggiato in Marocco, le prove erano strettamente nazionali. Molti mi chiedono perché in Marocco ci sono tanti mezzofondisti di alto livello: il fatto è che sin da piccolo ti spingono a fare il mezzofondo, non passi per 400 e 1500, appena sei in grado di correre ti dicono che devi fare le corse lunghe. Così quell’idea si radica in te e sopporti allenamenti molto pesanti, forse anche più che in Italia. - Le piace il cross country? - Molto, è una gara che si confà alle mie caratteristiche a condizione che non ci sia fango, altrimenti non vado proprio avanti. Lo ritengo una buona preparazione per la gare in pista e in generale per la stagione primaverile. Il percorso di San Giorgio è molto bello e scorrevole, esattamente quello che piace a me. - Quali sono i suoi obiettivi? - So bene che questi sono mesi nei quali devo accumulare più esperienza possibile. Le gare importanti devono essere un banco di prova per capire, poi si vedrà. Vorrei fare bene nel cross per poi fare qualcosa d’importante in pista e magari qualificarmi per i Mondiali, ma nel 2007 vorrei anche tentare una maratona, che credo sia il mio approdo naturale nel quale posso togliermi qualche soddisfazione. So di chiedere molte cose, ma l’impegno non lo farò di certo mancare. Gabriele Gentili Nella foto: Fatna Maraoui in azione ai tricolori di Società di cross a Macerata (foto Cover Mapei)

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