«Io credo che le nuove generazioni vivano con identica passione il senso d’identità nazionale: siamo tutti felici e orgogliosi di far parte della Nazionale»; sono parole di Alessia Trost, una delle ultime arrivate nel club degli azzurri di atletica, che fanno eco a centinaia di equivalenti dichiarazioni susseguitesi nel corso della storia della FIDAL. Per arrivare a un tale stato di coscienza sul significato simbolico di vestire i colori della Nazionale ci sono voluti però parecchi anni.

I quattro atleti che parteciparono ai Giochi Olimpici di Parigi nel 1900, si recarono nella capitale della Francia a puro titolo personale, pagandosi vitto e alloggio di tasca propria. Fu nel  1906 che, in occasione delle Olimpiadi «fuori serie» che commemoravano i dieci anni dalla prima edizione, fu selezionata una rappresentativa nazionale; stesso iter fu seguito anche in occasione dei Giochi Olimpici  1908 e  1912. Non esistendo ancora il CONI, ci si affidava a un temporaneo comitato organizzatore, ma l’avventuroso sapore di queste spedizioni rimaneva legato solo a un singolo evento, ed essendo sporadiche non costruivano una coscienza di appartenenza a un continuum. Identica situazione capitò nel  1919 quando, a guerra finita, si decise di mettere in piedi una gigantesca manifestazione internazionale per militari, che fu denominata Giochi interalleati; si tenne a Parigi Joinville, e anche in questa circostanza l’Italia approntò la sua squadra con entusiasmo.

Partecipammo ad altre due edizioni dei Giochi Olimpici nella stessa atmosfera di occasionalità, poi nel  1925, sulla scorta di quanto stava succedendo all’estero, la Federazione progettò un confronto con un team straniero, quello della Cecoslovacchia, con match di andata a Praga nel  1925, e ritorno in Italia nel  1926. Il programma-gare era incompleto, con dodici sole specialità in ballo, ma il successo e l’entusiasmo suscitato da questo nuovo tipo di competizione furono tali da portare alla progettazione di altri incontri, uno nello stesso  1926. Identica esperienza partì poi, nel  1927, per la Nazionale femminile. In queste occasioni si decise di sottolineare il senso dell’evento con un ritualismo composti da gesti poi divenuti classici per queste manifestazioni: inni nazionali, strette di mano tra avversari, scambio di doni e gagliardetti. La formula prevedeva, e rimase così per lungo tempo, uno scontro tra due soli Paesi al meglio di due atleti-gara. Di tanto in tanto si concretizzarono poi anche dei triangolari (prima occasione nel  1928), andando anche oltre come per il famoso Sei Nazioni, andato avanti dal  1957 al 1968 sulla base di un solo uomo-gara (le piste all’epoca erano a sei corsie), e nel  1955 si partì anche con gli incontri tra Nazionali giovanili. Le specialità da disputare e il tipo di punteggio da adottare venivano concordate di volta in volta, a ogni occasione, dai dirigenti dei Paesi coinvolti.

Parallelamente, nacquero altre manifestazioni internazionali alle quali l’Italia fu sempre tra le prime ad aderire: Giochi mondiali universitari nel  1923 (dal  1959 chiamate Universiadi), Campionati mondiali femminili (1926, 1930, 1934), Campionati europei (dal 1934), Giochi interalleati per atleti militari dal  1945 (dal  1948 campionati CISM), Giochi del mediterraneo dal  1951, Coppa Europa dal  1965, Mondiali di cross dal  1973 e via dicendo, in un inarrestabile crescendo.

Questo vortice di sempre nuovi cimenti ha ridotto per importanza e numero quegli incontri tra squadre nazionali che così a lungo erano stati tra le più valorizzate iniziative dell’attività organizzata dalla FIDAL, ma non per questo l’interesse del singolo atleta per indossare la maglia azzurra è scemato. Più che su di un’etica, comunque fondamentale, indossare la maglia della Nazionale è esperienza che fa leva su un sentimento, e di entrambi è testimonianza un apposito regolamento degli azzurri che enuncia le motivazioni e i valori coinvolti. La graduatoria del numero delle presenze nella Nazionale assoluta, che vede al primo posto la velocista Marisa Masullo a quota 79 davanti alla discobola Agnese Maffeis a quota  73, è sicuramente importante, ma il vertice del sentimento e dell’etica citati può essere ricercato anche nel ruolo di capitano, rivestito da pietre miliari dell’atletica italiana come Adolfo Consolini, che fu anche chiamato a pronunciare il giuramento ai Giochi Olimpici di Roma, e in campo femminile Sara Simeoni.

Marco Martini

LE PRESENZE IN AZZURRO DI SEMPRE

UOMINI
67 VISINI Vittorio
63 ANDREI Alessandro
60 DAMILANO Maurizio
60 VIZZONI Nicola
59 EVANGELISTI Giovanni
59 MONTELATICI Marco
58 DAL SOGLIO Paolo
56 BADINELLI Dario
52 LIANI Sergio
52 SIMEON Silvano
52 MENNEA Pietro Paolo
51 TILLI Stefano
50 CONSOLINI Adolfo
48 DE VINCENTIS Armando
48 PAVONI Pier Francesco
47 MECONI Silvano
47 DIONISI Renato
46 CINDOLO Giuseppe
45 BELLO Sergio
44 URLANDO G. Paolo
43 PAMICH Abdon
43 RIBAUD Roberto
42 LIEVORE Carlo
42 FONTECCHIO Daniele
42 MEI Stefano
42 DE BENEDICTIS Giovanni
41 BERRUTI Livio
41 MARTINO Marco
41 DI NAPOLI Gennaro

DONNE
79 MASULLO Marisa
73 MAFFEIS Agnese
67 SIMEONI Sara
67 ROSSI Erica
65 DORIO Gabriella
60 POSSAMAI Agnese
55 CAPRIOTTI Antonella
51 FERRIAN Daniela
49 GOVONI Donata
47 CIRULLI Giuseppina
47 SIDOTI Annarita
45 GARGANO Margherita
43 CAMPANA Cosetta
43 COSLOVICH Claudia
41 PETRUCCI Cinzia
41 LOMBARDO Patrizia
41 QUINTAVALLA Fausta
41 TUZZI Carla
41 BRUNET Roberta
40 ROSOLEN Mara
39 AMICI Giuliana
39 PERRONE Elisabetta
36 MOLINARI Cecilia
36 ONGAR RANALDI Ileana
36 DE ANGELI Virna
35 BERTONI Letizia
35 CARBONE Francesca
33 TURCI Ada
33 PIGNI-CACCHI Paola

Maglia azzurra

 

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