La Grenot incanta: record italiano in 51.05




 

Una corsa meravigliosa, l'immagine dell'armonia, culminata nel record italiano dei 400 metri. Il giro di pista al femminile ha una nuova regina (almeno dalle parti di casa nostra). Si chiama Libania Grenot ("senza Martinez, per favore, in Italia mi chiamo così"), ed è la nuova perla dell'atletica azzurra. Oggi pomeriggio, a Firenze, ha stabilito il record tricolore assoluto della distanza, correndo in 51.05, 13 centesimi meglio di questo era stata capace di fare Daniela Reina il 27 agosto di due anni fa a Rieti. Cubana di nascita (di Santiago de Cuba), 25 anni da compiere (il 12 luglio), sposata dal settembre 2005 con il romano Silvio Scaffeti, italiana a tutti gli effetti di legge dall'aprile di quest'anno, 175 centimetri d'altezza per 58 chilogrammi di peso, romana d'adozione (vive a Casalpalocco, e tutti i giorni va ad allenarsi a Tivoli con Riccardo Pisani e Andrea Barberi): questa in sintesi la Grenot, uno splendido esempio - anche visivo - di atleta. "Ho cominciato a correre all'età di nove anni - racconta ancora trafelata dopo il traguardo - e ho ripreso ad allenarmi solo da un anno, dopo essermi trasferita in Italia. L'allenatore di un'amica mi ha suggerito di affidarmi a Pisani, e devo dire che ha avuto ragione. Con lui e Andrea siamo un bellissimo gruppo, siamo come una famiglia. Questo risultato per me è un premio meraviglioso". Per la bella Libania si tratta anche del primato personale: con la maglia cubana aveva corso in 51.53 (Nassau, 10/7/2005), partecipando tra le altre cose al Mondiale di Helsinki 2005 (fuori in batteria, 53.05).

Fin qui la parte piacevole. I problemi nascono dal quesito: la Grenot gareggerà in azzurro ai Giochi olimpici? I pareri sono contrastanti (primo eufemismo). Le IAAF Rules, sulla materia, sono state modificate nel corso di quest'anno (parere di chi scrive: anche in risposta al discutibile - secondo eufemismo - processo di trasferimento di massa di atleti verso alcuni paesi). Di fatto, oggi, secondo la IAAF, gli atleti che hanno già gareggiato nelle manifestazioni internazionali di gruppo A e B (le massime competizioni mondiali, e quelle continentali), anche in caso di cambio di cittadinanza, non possono scendere in pista con la maglia del nuovo paese prima della scadenza di tre anni, riducibili a uno in caso di accordo tra i due paesi (una sorta di nulla osta). Al Council è comunque assegnata la facoltà di modificare la tempistica in casi eccezionali (e anche questo è un aspetto da non sottovalutare...). Si discute però ancora oggi sulla "competenza" in materia di Giochi olimpici: si applicano le norme IAAF (che includono esplicitamente anche "il programma dell'atletica ai Giochi Olimpici"), oppure il dispositivo CIO, che prenderebbe come riferimento la vecchia norma (ovvero: anche in assenza di nulla osta, tre anni dall'ultima manifestazione nella quale si è gareggiato per il paese d'origine)? In questo secondo caso, probabilmente per giorni, la Grenot, che ha gareggiato per Cuba l'ultima volta a Helsinki 2005, potrebbe vedersi riconosciuto il diritto di vestire l'azzurro a Pechino. Quale la verità? A chi l'ultima parola? Sembrerebbe facile rispondere (e forse lo è), ma in realtà bisognerà attendere. Di questa storia, probabilmente, parleremo ancora a lungo.

Resta però negli occhi la bellissima corsa di Libania, almeno 150 metri in solitaria (con 35 gradi all'ombra) per chiudere in 51.05, un centesimo meno del crono 2008 (il diciassettesimo della lista stagionale) ottenuto dalla campionessa del mondo, la britannica Christine Ohuruogu. Cuba, Italia, non conta. Vale quel lampo, quella falcata. Bellissima.

m.s.

Nelle foto, Libania Grenot Martinez (Giancarlo Colombo per Omega/FIDAL)




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