La 4x200 mondiale di Mennea

30 Aprile 2015

Alla vigilia delle IAAF World Relays di Nassau, il ricordo di quando, nel 1972 a Barletta, la 4x200 italiana composta da Mennea, Ossola, Benedetti e Abeti corse in 1:21.5 e si prese il record del mondo


 

di Giorgio Cimbrico

Il primo record mondiale di Pietro Mennea venne nella 4x200, fu recapitato dall’estate del ’72, in fondo a una disfida di Barletta in cui, idealmente, contro la squadra azzurra caricavano i quartetti universitari americani (molto Texas, molta California) che si erano disputati il record mondiale negli ultimi sedici anni e, a parte l‘intrusione di un team Usa nel ‘56, negli ultimi sessantanove. La staffetta del mezzo miglio è uno dei cavalli di battaglia della primavera atletica, imperniata nelle sfide tra atenei. 

Franco Ossola torinese di purissio sangue granata, Luigi Benedetti massese, Pasqualino Abeti reggiano di Correggio e Pietro Mennea enfant du pays corsero in 1’21”5 lasciando a poco più di un secondo un quartetto misto Usa/Trinidad che aveva in ultima frazione Hasely Crawford che di lì a quattro anni sarebbe diventato campione olimpico dei 100 meritando l’emissione di un francobollo con la sua effigie. Gli azzurri fornirono una media manuale appena sotto i 20”4 e Pietro diede una sostanziosa mano: split non ufficiali attestano 19”8.

L’exploit dei quattro moschettieri azzurri avrebbe avuto una vita di quattro anni per essere prima uguagliato (da Tennessee) e poi battuto, da Arizona. La prima discesa sotto l’1’20”  è del St Monica, 1’19”38 nell’89: Danny Everett fu il più lento, 20”2; Carl Lewis il più veloce, 19”6. In mezzo, Leroy Burrell 19”7 e Floyd Heard 19”9. Nel frattempo, con tre nuovi luogotenenti (Stefano Tilli romano, Carlo Simionato ravennate, Giovanni Bongiorni pisano) Pietro Mennea, novello Ettore Fieramosca,  aveva formato un’altra compagnia di ventura e aveva arricchito la collezione con il record europeo portato a 1’21”10 il 29 settembre 1983 a Cagliari in fondo alla stagione del suo imperioso ritorno che lo aveva visto migliorare il mondiale dei 200 indoor a Genova e andare due volte sul podio ai Mondiali di Helsinki. La media, in questo caso, è 20”27. Il limite ha tenuto duro per oltre trent’anni, sino all’1’20”66 della Francia, l’anno scorso a Nassau.

Nel frattempo – prima nel ’93, poi nel ’94 – la confraternita di King Carl aveva abbassato in altre due occasioni il record mondiale, sino al formidabile 1’18”68 di Walnut, corso a una media di 19”67 e con Lewis a dare le zampate giuste (19”4) in ultima frazione. Un anno fa, il ritocco della Giamaica: cinque centesimi in meno il tempo totale, un centesimo più in basso la media. Con Blake ma senza Bolt che per la seconda edizione del festival delle staffette è volato alle Bahamas per dare una mano.

Un episodio curioso legato alle staffette che vengono corse di rado è legato al tonante record della 4x1500 (che non figura più nel programma del fine settimana nei Caraibi), polverizzato da una formidabile squadra All Black: quasi nove secondi di progresso sul limite della Francia che nel ’65 contò su Jean Wadoux e Michel Jazy. Al Bislett di Oslo la Nuova Zelanda nell’estate del ’73 schierò il gregario Tony Polhill e le stelle John Walker, Rod Dixon e Dick Quax e chiuse in 14’40”4 contro i 14’49” dei Galletti. Ma il record non venne mai omologato perché per tre giri Walker ebbe il sostegno di una lepre, il giamaicano Byron Dyce (gran maestro delle gare indoor), che non stringeva in mano il bastone. Senza incappare in fulmini formali, la Germania scese a 14'38”8 quattro anni dopo, nell’intervallo di Colonia-Werder Brema.



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