Kiplagat record a Udine, Italia dignitosa




 
Un record del mondo (al femminile) e due record continentali (al maschile) hanno contraddistinto la seconda edizione del Campionato del Mondo di corsa su strada, andata in scena questa mattina sulle strade di Udine. A stabilire il limite assoluto è stata la favorita della vigilia, l'olandese di origine keniana Lornah Kiplagat, che ha corso la distanza di mezza maratona (km 21,097) in 1h06:25, migliorando di 19 secondi il limite precedente, 1h08.44, realizzato dalla sudafricana Elana Meyer a Tokyo il 15 gennaio 1999. Per la Kiplagat, anche la soddisfazione del record - di passaggio - sulla poco frequentata distanza dei 20km, portato a 1h02:57 (precedente, 1h03:21 della stessa olandese, stabilito lo scorso anno a Debrecen, in occasione della prima edizione della manifestazione). Gara senza storia: Kiplagat in testa dall'inizio alla fine, con tutte le altre a tentare (inutilmente) di opporre una qualche forma di resistenza. A completare il podio individuale al femminile, le keniane Mary Jepkosgey Keitany (1h06:48, unica a rimanere in scia alla scatenata olandese fino ai chilometri conclusivi) e Pamela Chepchumba (1h08:06). Pronostico rispettato anche in campo maschile, con la vittoria del campione uscente, l'eritreo Zersenay Tadesse, primo in 58:59 (record dei campionati e quarta prestazione mondiale all-time). Per Tadesse, il successo è arivato allo sprint, dopo una prova comunque tutta di testa, nella quale ha per lungo tempo dato la sensazione di poter migliorare il primato del mondo (58:33 del keniano Wanjiru, solo cinquantunesimo oggi). L'eritreo ha condotto la danza dal quinto chilometro, facendo segnare intermedi eccezionali (27:35 ai 10, 41:34 ai 15); quando però, a tre quarti di gara, si è reso conto di aver reso il compito degli inseguitori fin troppo facile, Tadesse - memore della lezione subita a Osaka - ha lasciato cadere il ritmo, riservando le energie per il finale. Sul podio anche in questo caso due keniani: Patrick Musyoki (59:02, quinto crono alltime), ed Evans Cheruiyot (59:05, sesto di sempre). In totale, a dimostrazione di quanto forte si sia corso, ben sette uomini hanno infranto il muro dell'ora, con i record continentali del brasiliano Marilson Dos Santos (59:33, un brutto cliente per Baldini a New York il 4 novembre prossimo) e del giapponese Sato (1h00:25). Per gli azzurri prestazioni tutto sommato non disprezzabili. Tra gli uomini trentaduesimo posto per Ruggero Pertile (lo rivedremo a New York con Baldini), con il personale di 1h02:17 nonostante la brutta caduta in avvio che ha coinvolto anche Ottavio Andriani. Quarantunesimo posto per Daniele Caimmi (1h02:57), e quarantanovesimo per Giovanni Ruggiero (1h03:25); il già citato Andriani, che ha corso con ferite sulle gambe e sul volto, ha finito da 56esimo in 1h03:54, mentre si è ritirato intorno al 15esimo chilometro Denis Curzi. In partenza, per entrare nel dettaglio dell'incidente, Andriani, spinto da dietro, è finito a terra, coinvolgendo Pertile nella caduta; entrambi sono stati calpestati (non per modo di dire) dagli altri partenti, con il pugliese che ha avuto la peggio (vedi foto). Probabilmente sarebbe bastato uno start di maggiore ampiezza per evitare problemi decisamente prevedibili. Undicesimo posto per l'Italia nella classifica a squadre (podio con Kenya, Eritrea ed Etiopia nell'ordine), in ogni caso il migliore di una formazione europea. Tra le ragazze, ventitreesimo posto per Anna Incerti in 1h11:09, ventiquattresimo per Vincenza Sicari (personale portato a 1h11:12), trentesimo per la sorpresa Claudia Pinna (bravissima a chiudere in 1h12:44, anche per lei primato personale); trentottesima piazza per Renate Rungger (1h13:10), mentre si è ritirata nell'ultimo dei tre giri di gara Fatna Maraoui. Settime le azzurre, con le medaglie di squadra finite a Kenya, Etiopia e Giappone. Nelle immagini, Lornah Kiplagat (in alto), e Ruggero Pertile (in basso). (Giancarlo Colombo per Omega/FIDAL) File allegati:
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