Italia, il 2016 sogna in alto

15 Gennaio 2016

Gianmarco Tamberi, Marco Fassinotti e Silvano Chesani: bilanci e aspirazioni a confronto, a pochi giorni dal debutto in pedana nella stagione che porta a Rio.


 

di Anna Chiara Spigarolo

Gianmarco Tamberi, Marco Fassinotti, Silvano Chesani. È il dream team del salto in alto azzurro, citato rigorosamente in ordine di primato personale: 2,37 - 2,34 – 2,33. Dopo un 2015 che li ha visti protagonisti sui migliori palcoscenici dell’atletica internazionale (agli Europei indoor, in Diamond League, ai Mondiali di Pechino), dopo aver riscritto quattro delle prime 10 prestazione italiane di sempre, dopo essersi buttati alle spalle stop forzati e operazioni, ora sono pronti a mordere l’anno dell’Olimpiade di Rio, ma anche dei Mondiali al coperto di Portland (17-20 marzo) e degli Europei di Amsterdam (6-10 luglio). Cominciando, fra pochi giorni, dalle indoor: il calendario annuncia Banská Bystrica (Slovacchia) giovedì 4 febbraio, Třinec (Repubblica Ceca) domenica 7 febbraio, Hustopeče (Repubblica Ceca) sabato 13 febbraio, Metz (Francia) domenica 21. In queste date, classici appuntamenti del salto in alto d'inverno, Tamberi e Chesani (reduci da un mese di raduno in Sudafrica, a Potchefstroom) e Fassinotti incroceranno le asticelle spesso, cercando la condizione fino alla resa dei conti Tricolore: i Campionati Italiani di Ancona, il 5 e 6 marzo. Diversi in tutto, tranne nell'attitudine al volo, si raccontano - in sei domande - a pochi giorni dall'esordio in pedana.  

GIANMARCO TAMBERI23 anni, di Offagna (Ancona) salta per le Fiamme Gialle ed è il primatista italiano con il 2,37 saltato a Eberstadt il 2 agosto scorso. Vive nelle Marche, dove si allena con il papà Marco, ex saltatore in alto. Ai Mondiali di Pechino è stato ottavo, agli Euroindoor di Praga settimo. Come stai? “Molto bene, il raduno in Sudafrica è andato alla grande. Lavorare con Silvano (Chesani ndr) è un divertimento e una sfida continua, ed adattarsi ad allenarsi con lui, così diverso da me, è super stimolante. Il problema, piuttosto, è che non vogliamo arrivare secondi nemmeno alla Play Station. Ma lì vincevo io, con l'NBA sono imbattibile”. Scegli due aggettivi. “Consapevole. Motivato. Ho capito che a Pechino alcune sensazioni mi hanno messo in difficoltà. Troppa pressione, avrei dovuto rendermene conto e magari parlarne con qualcuno. In pedana al Bird's Nest, con Barshim, Bondarenko, Drouin, Zhang, mi sembrava di essere di fronte a degli alieni. Nel 2014 saltavo 2,29, nel 2015 2,37: è stato come salire sulle montagne russe. Ora vedo le cose con più chiarezza ed ho qualche strumento in più. Quando si parla di esperienza, in fondo, si parla di questo”. Quando gareggi? “Debutto direttamente a Banská Bystrica, poi continuo a Třinec e Hustopeče. Non vedo l’ora di fare i Campionati Italiani ad Ancona, con Silvano e Marco sarà un grande spettacolo.

Nell’alto al momento siamo i migliori, non ci sono altre nazioni come noi. Portland? Dico no al 90%, per motivi di calendario e di logistica”. Il tuo 2015? “Mi ha catapultato a un altro livello. Agonistico, personale, anche di popolarità. Da quando ho saltato 2,37 mi sembra di fare un altro sport: le persone mi riconoscono, mi sostengono, mi fermano per strada. Mi piace seguire la pagina Facebook, in tanti mi scrivono e mi trasmettono un sacco di calore e carica. È un po’ meno divertente nei momenti di difficoltà: è facile criticarmi perché mi taglio la barba in un certo modo”. Rimpianti? “Nemmeno uno, è stato un grande anno. Doveva andare così”. Il tuo 2016? “Rio”.

MARCO FASSINOTTI 25 anni, torinese dell'Aeronautica. Da inizio 2013 a Birmingham (Gran Bretagna) con coach Fuzz Ahmed. Ex primatista italiano con il 2,34 di Ancona 2014, nel 2015 dopo i 2,32 e 2,34 in sala (ma agli EuroIndoor di Praga non c’era), il miglior salto dell’estate è il 2,33 con cui è secondo nella Diamond League di Olso (11 giugno). Vincerà poi la tappa di Londra davanti a TamberiA Pechino è stato costretto ad alzare bandiera bianca dopo il riscaldamento per un problema alla caviglia di stacco. Come stai? “La condizione fisica è molto buona, forse la migliore che abbia mai avuto. La tecnica è da affinare: in queste settimane ho cambiato tanto. I test biomeccanici di Formia hanno messo in evidenza dei problemi nella mia rincorsa. La faccio breve: i miei passi in media sono lunghi 2,20-2,40, tranne gli ultimi due che si accorciano a 1,80. Questo squilibrio causa una forte decelerazione finale che ha due conseguenze: lo stacco è meno efficace, e il rischio di infortuni, come quello che mi ha impedito di essere competitivo agli ultimi mondiali, elevato. Abbiamo rivoluzionato l’impostazione e sto digerendo il cambiamento. Non è semplice". Scegli due aggettivi. “Irritato. Divertito. Sono un terribile perfezionista, mi piace che ogni singolo dettaglio sia in ordine, e al momento i salti che mi soddisfano sono… uno su dieci. Quell’uno è molto buono, ma capite la mia frustrazione. La sfida però mi stimola. E così evito di mettere etichette e cerco di stare calmo. La verità è che scalpito, ma ogni scelta che ho fatto era necessaria, ne sono convinto al 100%”. Quando gareggi? “Comincio con il solito test a Birmingham, credo sabato 16. Poi Banská e Hustopeče, o forse Gent (IFAM Gent Indoor, sabato 13 febbraio). Il 21 febbraio potrei saltare a Metz, poi i Campionati Italiani (5 e 6 marzo) ed eventualmente i Mondiali di Portland”. Il tuo 2015? “Costante ad alti livelli, molto competitivo in Diamond League e in tutte le gare internazionali.

Poco nelle grandi rassegne che sono quelle che contano, che assegnano le medaglie”. Rimpianti? “Pensando alle scelte fatte a Pechino? Nessuno. Ho ripreso a correre il 29 ottobre e a saltare il 10 novembre. Mi fossi comportato diversamente avrei compromesso l’anno olimpico. Ora sono in ritardo di tre o quattro settimane, ma in salute”. Il tuo 2016? “Rio”.

SILVANO CHESANI - 27 anni, trentino delle Fiamme Oro, trapiantato a Modena dove si allena con Giuliano Corradi. 2,33 nel febbraio 2013, l'anno successivo è fermo per infortunio. A marzo 2015 corona il rientro con l'argento ai Campionati Europei indoor di Praga. Il primo aprile l’intervento chirurgico al al tendine d'Achille destro. Come stai? “Fisicamente molto bene, tecnicamente in ritardo. Il raduno in Sud Africa è andato benissimo: con Gianmarco è una sfida continua, infinita, su ogni singolo esercizio. Stabilivamo dei punteggi: la tecnica vale due punti, la palestra uno… Lui è più veloce, ma io sono più forte, saltiamo e ci alleniamo in modo completamente diverso, eppure in queste settimane abbiamo voluto lavorare insieme ed è stato più che stimolante. Siamo migliorati entrambi, abbiamo capito punti di forza e lacune. E poi Gimbo è un grande amico, insieme ci divertiamo. Giusto per non farci mancare un altro po’ di agonismo, abbiamo preso due macchinine telecomandate e le abbiamo modificate: finiti gli allenamenti ci affrontavamo in Gran Premio”. Chi ha vinto? “Ah, la sua è finita in acqua!”. Scegli due aggettivi. “Roccioso. Determinato. Ormai sono un professionista della riabilitazione, ma torno ogni volta più forte di prima. Dopo un infortunio ci si allena quasi di più di quando si gareggia, ma è un’opportunità per sistemare dettagli su cui altrimenti non si interviene. È difficile e doloroso, ma quando esci dal tunnel sei migliore.”. Quando gareggi? “Comincio a Padova fra due settimane, con un piccolo test. Poi Banská Bystrica, Třinec e Hustopeče, i Campionati Italiani. Niente Mondiali, l’obiettivo è il minimo per Rio e tornare a gareggiare”. Il tuo 2015? “Una medaglia, un’operazione e un sacco, una montagna di lavoro riabilitativo. Mi sono operato il primo aprile con il prof. Benazzo. Due settimane di stampelle, e poi piscina, palestra, diverse settimane a Pavia: esercizi in continuazione, mattina e sera. Devo dire che sono stato seguito al meglio, il prof. Combi veniva due volte alla settimana. Ora non ho nessuna paura”. Rimpianti? “Nessuno. L’operazione è stata un fulmine a ciel sereno, ma il recupero è stato scrupoloso. Sono pronto”. Il tuo 2016? “Rio”.

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