Internazionale, cronache dalla Coppa e dai Trials




 
Dall'indimenticabile week-end dell'atletica italiana ed internazionale ecco uno sguardo completo su quanto accaduto in Europa e nel resto del mondo, in particolare nel continente americano, foriero di verdetti talvolta clamorosi in prospettiva mondiale. Grandi gare ovunque, duelli spettacolosi in Coppa e nei Trials, spesso arricchiti da prestazioni superlative. La Francia colpisce ancora Farlo è stato bello, ripeterlo magnifico. La nazionale francese maschile ha confermato a Monaco la vittoria in Super League allo stesso modo della scorsa stagione, quando a Malaga superò all'ultimo momento i russi, protesi ormai con tutte e due le mani sull'ambito trofeo. Stavolta a patire l'oblìo della delusione sono stati i tedeschi che gareggiavano in casa, suicidatisi col giavellotto e soprattutto con un tremila da ultimo posto, prima di recuperare parità nel punteggio conclusivo grazie alla 4x400, rincorsa inutile alla luce dei sei secondi posti conquistati dai francesi contro i quattro dei padroni di casa (a testa quattro vittorie ciascuno). Altri verdetti: la Polonia toglie alla Gran Bretagna la terza piazza del podio, la Russia totalizza oltre venti punti in meno rispetto all'edizione di Malaga, il Belgio appena promosso torna in purgatorio e l'Ucraina lo accompagna. Si salva la Grecia, che ha salvato il salvabile con due soli ultimi posti e due vittorie (Iakovakis e Tsatoumas). Russia Forever Undici titoli consecutivi femminili, ma stavolta con un margine, rispetto alla Francia ottima seconda classificata, di soli venti punti. Per le russe sette vittorie e sei secondi posti. Le ragazze russe non sono salite sul podio in sole quattro occasioni. Scendono in First League Grecia e Spagna, tornano sul podio le tedesche, vengono declassate a metà classifica le polacche (ventidue punti e mezzo in meno..) e le ucraine (diciotto). Gli acuti della prima giornata Sabato: il miglior risultato tecnico è stato ottenuto da Chrstina Obergfoell, giavellottista tedesca che ad Helsinki 2005 diede vita con la cubana Menendez ad una finale-monstre, conclusa con un record del mondo (della cubana) ed uno europeo (della tedesca). La tedesca si è migliorata ancora, ed ha portato il limite continentale a 70.20. La Menendez è alle prese con una cattiva condizione fisica, ed in prospettiva Osaka la Obergfoell dovrà guardarsi soprattutto dalla connazionale Nerius, dall'inglese Sayers e dalla ceka Spotakova. La primatista mondiale dei 400 ostacoli Pechonkina-Nosova ha realizzato nella prima giornata il mondiale stagionale con 54.04, prima che venisse migliorato nel pomeriggio americano di domenica nel corso dei Trials. Altrettanto significativo il 48.35 del greco Iakovakis nell'omologa gara maschile. Bella la gara di triplo femminile, con la transalpina di colore N’zola che ha portato il record nazionale a 14.69 al cospetto delle favorite Devetzi e Gurova. Lo sprinter britannico Pickering, un bianco compatto e in luce nella stagione indoor sui sessanta metri, ha vinto i 100 in un pregevole 10.15 in quasi assenza di vento. Nelle staffette veloci ben sei teams sotto i 44 secondi per le donne (sontuoso 42.78 della Russia per il primo posto), e quattro sotto i 39 secondi nella gara maschile. Sotto i 39” di molto, e non è poco. La quarta (la Polonia) ha corso in 38.62. I britannici hanno vinto il duello con i francesi correndo in 38.30, un decimo più veloci). L'affidabilissima Germania ha chiuso in 38.56 nonostante i recenti innesti dei giovani Blum e Reus. Gli acuti della seconda giornata Domenica: apre le danze Tatyana Lysenko, con una serie in crescendo fino al 75.86 del terzo lancio. La Heidler recupera in extremis il seondo posto con 73.55. Se in Italia le pesiste vanno forte, a Monaco non si scherza. La russa Omarova (19.69) e la tedeschina Lammert (19.47) lasciano al palo nientemeno che la fortissima bielorussa Ostapchuk (18.52). Bello il finale convulso degli 800 maschili, gara ovviamente tattica quando c'è da gestire il bene della squadra, con il polacco Czapiewski che detta legge in 1:49.00 sul britannico Rimmer e sul giovanissimo tedesco Schembera, erede di Nils Schumann. I primi quattro in dieci centesimi, bellissimo. La ritrovata efficienza della Slesarenko (2.02) porta altri punti alla corazzata russa, e conferma il successo di Oslo. La Francia ha ripresentato la Barber nel lungo. L'ex-atleta di Sierra Leone ha agguantato un successo importante all'ultima rincorsa, pareggiando il6.73 della Kotova ma precedendola per il secondo miglior salto. In extremis la spagnola Montaner è planata a 6.72, lasciando brividi alle avversarie. Note individuali dalle altre sedi Per tutte le classifiche da Vaasa, Odense e Zenica rimandiamo al sito della federazione europea. Nell'altra First League di Vaasa, continua l'ascesa del velocista olandese Hoogmoed, capace di arrivare al record nazionale dei 100 in 10.15 e trascinare Paul Hession (Irlanda) ad identica impresa in 10.18. Hession si era messo in luce sui 200 nell'ultimo mese. Le ragazze britanniche della staffetta veloce hanno chiuso in un ottimo 43.24. Nelle siepi lo svedese naturalizzato Mohamed ha inferto una mazzata all'esperto spagnolo Blanco, dandogli quindici secondi di distacco. Gli altri svedesi, i migliori: Holm ha vinto l'alto con 2.30, Olsson il triplo con 17.33, la Bergqvist l'alto femminile con 1.92, la Kallur gli ostacoli in 12.92. E la Kluft? Schierata nel lungo, ha portato otto punti alla causa ed un bel 6.75 per sé. Nella Second League di Odense ottimo cento di Kim Gevaert (11.13), che trascina il Belgio alla vittoria nella 4x100 in 43.90. Il solito Kanter si è esibito in una vittoria senza squilli con 66.37 (la Lituania non ha schierato Alekna), e Thorkildsen ha vinto come da pronostico il giavellotto con 87.64. Nell'altra sede di Zenica (Bosnia Erzegovina) ennesimo due metri di Blanka Vlasic. Prima della Coppa Qualche risultato pre-Coppa Europa per seguire il percorso stagionale di atleti che vanno per la maggiore al momento, o che sono in crescita: il martellista sloveno Kozmus continua a scaldare la fettuccia degli ottanta metri. A Novo Mesto ha lanciato ad 80.02. L'ostacolista Zlatnar abbassa ancora il record nazionale fino a 13.56 (secondo Paolo Casarsa in 14.39). Sempre dai Balcani 20.13 di Vodovnik nel peso e 72.13 della martellista Brkljacic, che in questa stagione è assurta ad una nuova dimensione tecnica, migliorando in successione il primato croato. Sempre Kozmus, prima di volare in direzione Milano, si era quasi ripetuto ad Algeri con 79.05 (secondo Marco Lingua con 76.12). Nel meeting nordafricano segnaliamo il 2.27 di Filippo Campioli (secondo Ciotti con 2.20, quinto Lemmi con 2.15), l'1:44.88 del saudita Al-Salhi sugli 800 metri, ed una buona gara di lungo maschile con cinque atleti oltre gli otto metri. Vittoria al senegalese Ndiss Kaba Badji con 8.11, secondo il mauriziano Casquette con 8.10 e terzo Garenamotse del Botswana con 8.05. Ancora Italia ad Algeri con Simona La Mantia (quarta con 13.79/+1.8), in una gara di triplo vinta dalla cubana Savigne con 14.39, e con Elena Brambilla, quarta nell'alto con 1.75. Trials USA: dall'altare alla polvere e ritorno Il solito copione esaltante e drammatico: atleti con mezzo podio giapponese in tasca che vedranno i mondiali in televisione, altri fuoriusciti dal vespaio dei colleges che si trovano quasi senza rendersene conto sulla scaletta dell'aereo per Osaka. Campionati bellissimi, come al solito, con un sacco di storie da raccontare. Velocità - 1 Quel che ha combinato Tyson Gay è semplicemente immenso. Rimanda alla memoria di quanto realizzò Michael Johnson nei Trials di Atlanta edizione 1996, alla vigilia delle Olimpiadi casalinghe per gli States. Johnson vinse i 200 in 19.66, battendo il primato del mondo di Pietro Mennea, e travolse gli avversari sui 400 in 43.44. Gay ha espresso una superiorità schiacciante sui cento e sui duecento, infliggendo margini superiori ai due decimi al primo degli inseguitori. Sulla distanza breve ha eguagliato il personale di 9.84 correndo con vento contrario (a Zurigo nel 2006 ebbe un metro di vento a favore per correre nello stesso tempo), e sui 200 è sceso a 19.62, seconda prestazione di tutti i tempi dopo il primato del decennio scorso, il 19.32 di Johnson, ripetendosi ancora con vento non favorevole. Se, come sembra, Gay sarà in grado di avvicinare i mondiali di Powell e Johnson (e sopratttto sopportare la pressione), si spera ciò avvenga nella finale mondiale, quando non correrà contro il cronometro ma contro avversari in grado di reggere il confronto. Alle spalle di Gay, sui 200, è finito come si sperava Spearmon, altro superman dei 200, che hanno promosso il gran curvista Martin. La specialità (ed il mondiale) ha perso in semifinale Xavier Carter, al quale la rotula di un ginocchio ha fatto tilt all'esterno per poi riposizionarsi in sede. Roba da Terminator. Nei 100 Gay ha superato di ben ventitré centesimi Holliday, vice-campione NCAA (10.07), il quale ha preceduto di due centesimi il divo degli stessi NCAA; Walter Dix, che ha poi rinunciato ai 200 dove vanta 19.69. Holliday è alto 1.65, e fino a due stagioni fa non era mai sceso sotto i 10.40. Lo scorso anno una mezza dozzina di indoor poi stop completo fino a due mesi e mezzo orsono. E' praticamente sbucato dal nulla, e si trova catapultato dall'anonimato ai cento del mondiale. Rischiare di bruciarlo è poco. Velocità - 2 Il dramma veste il nome di Sanya Richards: vice-iridata dei 400 ad Helsinki, ed indicata quasi all'unanimità come l'oro annunciato di Osaka. Seri problemi di salute ne hanno ritardato il debutto in questa stagione e minato la condizione. Ciò nonostante, e soprattutto dopo l'incubo del quarto posto sui 400 (da pronostico vanno in Giappone la Hastings e la Trotter, un po' meno prevista era la Danner-Wineberg), ha saputo risollevarsi e graffiare la finale dei 200 con un ottimo secondo posto. Allyson Felix ha vinto il titolo davanti alla Richards, a sua volta davanti alla Edwards, a sua volta prima nei cento sulla Williams, la Jeter e la stessa Felix. La Felix ha però la maglia dei cento assicurata perché la Williams è campione mondiale uscente. Alla fine, insomma, tutte contente. Una parola in più sulla Edwards, che dopo la controversa querelle dalla quale è uscita con una sospensione di due anni, ritrova il proscenio mondiale con una determinazione che non appartiene a molte delle avversarie. Psicodramma di turno per Me'Lisa Barber, prima della classe in batteria, penultima nella prima semifinale. Dopo l'oro di Atlanta sui 400 ostacoli si era via via perso, per ripresentarsi alla grande in questa stagione. Alla fine ha scelto i 400 piani ed i fattigli hanno dato ragione: Angelo Taylor ha sbalordito con 44.05 (tre decimi meglio di quanto fatto quaranta giorni prima ad Atlanta), e chiuso spalla a spalla con uno strepitoso Merritt, sceso a 44.06. Si tratta della nona e decima prestazione di tutti i tempi. La florida situazione statunitense sui 400 ricorda quella di un'altra edizione dei Trials, sempre ad Indianapolis, quella del 1988, pre-Giochi di Seul, con gente come Reynolds, Everett e Steve Lewis battersi attorno ai 44 e meno. Stacca il biglietto pure Lionel Larry, novità dell'ultimo mese di cui abbiamo già parlato nelle precedenti settimane. Wariner non c'era perché ammesso di diritto (quarto sui 200), Rock nemmeno perché fatto fuori in semifinale. Ostacoli Onore ad Allen Johnson, che si è ripresentato per l'occasione (36 anni) ed ha meritatamente disputato la finale (settimo in 13.60). Bruciati in batteria Bramlett, Hughes e Walker, in finale si sono ritrovati gli otto migliori possibili. I collaudatissimi Trammell (13.08) ed Arnold (13.17) ed il recente acquisto-top Oliver (13.18) si sono guadagnati le maglie che contavan. In due centesimi, da 13.22 a 13.23, tutto lo smarrimento di Payne, Moore e Merritt. Sui 400 ostacoli decollano il pluri-selezionato Carter ed il giovane astro Clement, entrambi scesi sotto i 48 secondi. Terzo Derrick Williams, che ha bruciato la concorrenza nella quale primeggiava soprattutto Tinsley (48.02 in semifinale), scoppiato alla resa dei conti. Jackson, iridato in carica, ha scherzato sui 400 piani, chiamandosi quinto. Nella gara femminile un duello sul filo del centesimo tra Tiffany Ross-Williams e Sheena Johnson. 53.28 per la prima, 53.29 per la seconda, ovviamente i migliori due tempi della stagione. Mancava La più forte, la Demus, perché in attesa di un bambino. Passa anche la ventenne Leach, superstar universitaria dall'età di 16 anni. Sui 100 ostacoli emergono le tre atlete più regolari del panorama nazionale, la Powell, la Perry (oro ad Helsinki) e la Jones. Finale penalizzata dal forte vento contrario, ma i numeri non contavano affatto. Mezzofondo veloce e prolungato Continua a brillare l'astro di Nick Symmonds, secondo sugli 800 maschili e recente castigamatti di Borzakovskiy al Prefontaine Classic, e di Alysia Johnson, prima nella gara femminile. Due nomi nuovi che restituiscono un po' di freschezza ad un settore da troppo tempo orfano di personaggi quali Johnny Gray e Jearl Miles-Clark. La vittoria maschile è andata a Khadevis Robinson, stagionato specialista sceso ad un ottimo 1:44.37, terzo crono della carriera dopo l'1:43.68 di Rieti 2006 e l'1:44.17 dei campionati USA sempre della scorsa stagione. Quinto Lopez Lomong, popolarissimo nell'atletica USA per via della prossima naturalizzazione a scapito dell’origine sudanese. Non si può non menzionare il record dei campionati sui 1500 maschili (3:34.82) ad opera di Alan Webb, che ha negato a Bernard Lagat la gioia della doppietta dopo il successo sui cinquemila in 13:30.73. Due atlete di grande popolarità hanno vinto le finali del mezzofondo prolungato: Deena Kastor ha conquistato il titolo sui diecimila metri in 31:57, e nelle scorse settimane ha rivelato di essere in lotta contro il cancro. La scorsa stagione la Kastor corse la maratona più veloce dell'anno a Londra in 2:19:35. L'altra è Shalane Flanagan (14:51.75 sui cinquemila metri),che nel corso dell'anno ha fatto suoi i limiti nazionali dei tremila indoor e dei 5000 all'aperto. Salti La Dragila non si è presentata in pedana. Disco verde per la Stuczynski con una misura non eccezionale (4.45). Nel lungo maschile viaggio in Oriente per il campione olimpico e mondiale Phillips (8.36 ventoso), Pate (8.24), Quinley (8.24 pure lui, alla prima apparizione importante) e Walter Davis, iridato del triplo e quarto con 8.24 (ancora!), che non si dà pace per essere stato bruciato all'ultimo salto proprio da Quinley, il quale si è garantito il podio grazie all'8.22 del primo turno. Davis non si è presentato nella pedana del triplo, ma a Helsinki ha vinto lui ma gli basta il minimo “A” per accedere alla selezione. Lanci Su tutti il gigantesco Greer, che ha migliorato ancora il record nazionale del giavellotto con 91.29. E' un personaggio pittoresco, simpatico e guascone, che ad Osaka arriccherà il già folto plotone di personalità del giavellotto maschile. Peso uomini: all'inferno Cantwell, che in quattro lanci nulli su sei ha gettato alle ortiche la selezione per il mondiale. In auge Hoffa, cinque lanci validi oltre i ventuno metri ed un nullo a vittoria acquisita. Ottengono il passi anche Taylor e Nelson. Godina fa tre nulli e harakiri. Prove multiple Riavremo Tom Pappas, gran campione del mondo a Parigi, e non Bryan Clay, vice-campione olimpico ad Atene e oro iridato a Helsinki due stagioni fa. Dopo la gara di salto in alto ha gettato la spugna. Ultima chicca: in contemporanea con i campionati dei grandi si sono svolti anche quelli junior. Un solo nome da mandare a memoria, quello di Rynell Parson, diciassette anni da compiere, che ha regalato agli annali e alla progressione dei primati di categoria un favoloso 10.23. Campionati in Giamaica e Trinidad: Bolt 19.75 Usain Bolt ha vinto la finale dei 200 metri ai campionati giamaicani di Kingston in 19.75, record del Centro America. Il limite di area apparteneva ad Ato Boldon (19.77) e quello nazionale al leggendario Don Quarrie (19.86). Con Gay e Spearmon, Osaka vedrà nei duecento maschili una delle gare "most exciting" del programma. Bolt ha già un erede: Ramone McKenzie è nato nel novembre del 1990 ed ha vinto la finale dei 200 junior in 20.63. Al suo attivo ha già 20.58 fatto in aprile ai Carifta Games. Campbell formato-mondiale Veronica Campbell ha recuperato completamente la forma, e si è imposta in 10.89 sui cento metri e 22.39 sui duecento. Curiosamente, l'ordine d'arrivo dei 200 è stato la fotocopia di quello dei cento: Campbell, Stewart, Brooks. Nei 400 donne ottimo 50.06 di Novlene Williams, nei 100 ostacoli promosse la Ennis-London e la Dixon. Non ha gareggiato la Foster-Hylton, numero uno di Giamaica in questa stagione. Powell k.o. Asafa Powell ha vinto la finale dei cento in 10.04 infortunandosi, cosa che gli era già accaduta in passato. La Golden League è vicinissima, e chissà se recupererà in tempo. Sul podio anche il trentenne Campbell, mai finora sulla cresta dell'onda (selezionato anche sui duecento), ed il giovane Carter. A casa Thomas, finalista a Helsinki. L'altro grande, Frater, non ha gareggiato perché infortunato. Tra gli altri risultati, iniziamo col 6.87 di Chelsea Hammond nel lungo (appena ventoso), che ha battuto la favorita Goulbourne. La Hammond, atleta bellissima, è nata a New York ma è di nazionalità giamaicana. Danny McFarlane si è ripresentato vincendo la finale dei 400 ostacoli in 48.52 davanti a Isa Phillips, fresco campione universitario USA. Terzo Markino Buckley, un atleta emerso con prepotenza in questa stagione che ha gareggiato anche a Torino nelle scorse settimane. A Trinidad, luce solo per i velocisti. Darrel brown, primatista mondiale junior da 4 stagioni ed argento sui 100 metri due mondiali fa, ha corso in 9.88 con tre metri di vento a favore, precedendo Ricky Thompson (9.95) ed il 19enne Bledman (10.05). Russi verso Debrecen I campionati russi under 23 di Tula hanno formato l'ossatura della squadra che prenderà parte ai campionati europei di categoria in programma a Debrecen a metà luglio. Tra i migliori risultati quelli ottenuti nelle gare di asta (4.50 per la Kyriashova e 5.70 per Kucheryanu), l'1.96 della Shkolina nell'alto femminile, il 1 4.41 di Yekaterina Kayukova nel triplo. Nelle gare di corsa 1:59.90 di Anna Alminova, in costante crescita di rendimento. Nel giavellotto 61 metri della Abakumova, già oltre i 64 metri in Coppa Campioni. Gregorio rimbalza ancora Domenica a San Paolo Jadel Gregorio è tornato a saltare lontano (17.70). Il gigante verdeoro guida le fila della specialità con 17.90, ma appare meno costante nel rendimento del nuovo cubano Tosca e degli europei Olsson e Idowu. Nel Grand Prix asiatico di Guwahati (India) 17.04 del triplista Maheswary e bell'arrivo nei cento donne: prima la kazaka Khubbieva in 11.24 e seconda la famosa cingalese Jayasinghe (11.25) che quando c'è aria di mondiale torna in auge. Il cammino dell'atletica internazionale riprende oggi stesso a Ostrava; seguirà l'appuntamento di Lucerna e via via fino alla seconda tappa della Golden League, a Parigi. Marco Buccellato


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