I 200 e lo strapotere degli americani




 
Il primo dato che emerge dopo la gara dei 200 di Helsinki è la ripresa dello scettro della velocità da parte degli Stati Uniti, che forse mai come ora hanno avuto il dominio della specialità. Era già successo, in altre prove, che un Paese monopolizzasse il podio (basti pensare ai 3000 siepi feudo keniano o, non più tardi di sabato scorso, ai 10000 metri femminili dominati dal’Etiopia) ma mai una Nazione ha portato a casa i primi 4 posti, un risultato che ha riportato alla mente il poker azzurro ai Mondiali Under 23 di ciclismo del 1996. Se si pensa che solo qualche anno fa gli americani hanno dovuto incassare la delusione del doppio trionfo di Kederis nel 2000 e 2001, il ritorno ai vertici dei velocisti a stelle e strisce ha del miracoloso. Nella storia dei Mondiali gli americani hanno perso la gara dei 200 solo tre volte: nel 1993 quando vinse il namibiano (ma di stanza negli Usa) Frank Fredericks, nel 1997 con la vittoria del trinidegno Ato Boldon (compagno di allenamento di Greene) e nel 2001 come detto con Kederis. Solamente un atleta è riuscito a doppiare la vittoria iridata, Calvin Smith primo nel 1983 e 1987, un atleta che curiosamente ha ottenuto di più sui 200 che sulla distanza da lui preferita, i 100 metri dove stabilì anche il record mondiale. Ci ha provato John Capel, partecipante ai Mondiali di Helsinki grazie alla wild card come detentore del titolo, ma non è andato al di là del bronzo. Il 20.04 di Gatlin non è certamente il miglior risultato di una finale iridata dei 200 (e non poteva essere altrimenti, viste le condizioni meteorologiche della prova). Il miglior tempo è quello di Michael Johnson, che nel 1995 vinse in 19.79, ma anche Fredericks con 19.85 e Greene nel 1999 con 19.90 hanno abbattuto il muro dei 20 secondi. Un altro dato che va sottolineato è come nei 200 i corridori bianchi riescano ancora a trovare spazio, questa volta è successo con l’australiano Patrick Johnson e con il talentuoso tedesco Tobias Unger, finiti rispettivamente sesto e settimo. Ormai invece sono molti anni che sui 100 metri assistiamo a finali olimpiche o iridate disputate solo da corridori di colore, americani, africani o europei che siano. Ci sarà un’inversione di tendenza? Gabriele Gentili Nella foto piccola: Justin Gatlin all’arrivo vittorioso sui 200 metri. Nella foto grande: il quartetto americano dominatore dei 200, da sinistra Gay (4.), Capel (3.), Spearmon (2.) e Gatlin (1.) (foto Omega/Fidal)


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