Helsinki Donato oro Meucci argento

30 Giugno 2012

Il triplista vince il titolo con un fantastico 17,63, il mezzofondista è secondo nei 10000. Nicola Vizzoni quinto nel martello

 

di Marco Sicari

Due medaglie per l’Italia nella quarta giornata dei Campionati Europei di Helsinki. L’oro di Fabrizio Donato, conquistato con una serie di quattro salti tutti oltre i 17 metri (ed un picco di 17,63, sospinto da un vento di 2.8 m/s) fa il paio con l’argento, centrato in volata, di Daniele Meucci nei 10000 metri (28:22.73, oro al turco Arikat). Tanti gli italiani piazzati nelle finali, a dare sostanza alla presenza azzurra nella manifestazione (sesto posto parziale a fine serata nella classifica a punti guidata dalla Russia). Nicola Vizzoni è quinto nel martello con 75,13 (oro all’ungherese Pars, 79,72), Marzia Caravelli è sesta nei 100hs (13.11, -1.4) , Micol Cattaneo è ottava nella stessa gara (13.16), Diego Marani è settimo nei 200 metri (21.26, -0.9). Deludono le staffette, purtroppo tutte e quattro fuori dalle finali di domani. 

La cronaca delle gare

Martello uomini

L’ennesima finale della lunghissima vita d’atleta vede Nicola Vizzoni terminare non lontano dal podio, al quinto posto. Il toscano si piazza in classifica con il 75,13 del primo lancio, senza però poi riuscire a migliorarsi nei turni succesivi (serie: 75,13; 74,77; 74,22; 74,77; N; N). La pioggia complica maledettamente le cose ai martellisti, e anche Nicola, questa volta, non sembra essere particolarmente a proprio agio; a tal punto che il martello, nel’ultimo lancio, gli scivola via dalle mani. L’oro, come da pronostico, va all’ungherese Pars, 79,72, davanti al russo Zagorniy (77,40) e al polacco Ziolkowski (76,67), questi ultimi protagonisti di un bel duello, con sorpasso e controsorpasso, proprio nell’ultimo turno di lanci.

100hs donne

Marzia Caravelli e Micol Cattaneo non riescono ad andare oltre, rispettivamente, il sesto e l’ottavo posto nella finale continentale dei 100hs, la prima di livello internazionale delle loro carriere. Defilate in corsie esterne (la prima e la settima), sembrano fin da subito lontane dal cuore dell’azione, mentre al centro della pista infuria la battaglia. Caravelli, in verità, ha anche una buona partenza (0.154), ma si spegne progressivamente con il passare dei metri di corsa, mentre Cattaneo non riesce a rimettere in campo la sessa aggressività della semifinale. L’oro va alla potente turca Nevin Yanit: la conferma del suo successo di Barcellona 2010 vale 12.81, nonostante il vento in faccia (-1.4). Alle sue spalle, la coppia bielorussa formata da Talay (12.91) e Poplavskaya (12.97). L’austriaca Schrott resta giù dal podio per un centesimo di secondo (12.98). 

200m uomini

L'esordiente in azzurro Diego Marani festeggia con il settimo posto la sua prima finale da senior, chiudendo in 21.26 una corsa difficile per mille motivi. Il titolo europeo va a Churandy Martina (Olanda), che si districa nella complicatissima curva dello stadio olimpico di Helsinky e poi si lancia sul rettilineo, per terminare in 20.42 (-0.9). L'Olanda fa doppietta con Patrik Van Luijk (20.87), il bronzo va al britannico Talbot (20.95). Marani, in seconda corsia, riesce nei metri finali a trovare le energie per scavalcare l'irlandese Paul Hession, e terminare al settimo posto. Difficile chiedere di più alla prima espreienza internazionale. 

4x400m donne

Per un quartetto che due anni fa, agli Europei di Barcellona, aveva terminato il suo impegno ai piedi del podio, terminare la batteria al sesto posto può essere considerato un risultato modesto. Il crono di 3:31.64 non basta per la finale, e poco importa se alla fine ciò che fa la differenza sono solo 14 centesimi, frutto della volata a tre (impegnata la Milani) con Polonia e Russia. Le ragazze (nell’ordine di corsa, Chiara Bazzoni, Maria Enrica Spacca, Libania Grenot e Marta Milani) sono fuori dalla lotta per il podio, che alla vigilia, forse in un eccesso di ottimismo, si era immaginato potesse coinvolgerle. La realtà, purtroppo, è assai più dura. 

10000m uomini

La terza medaglia italiana agli Europei porta la firma di Daniele Meucci, battuto nei 10000 metri dal solo turco Polat Kemboi Arikan (28:22.27 il crono del vincitore, 28:22.73 per l’azzurro). L’argento dell’ingegnere pisano, portacolori dell’Esercito, allenato da Massimo Magnani, arriva al termine di una gara completamente tattica, risolta con una volata di poco più di 200 metri. Dopo un passaggio a metà percorso, sotto la pioggia, di 14:21.93, si forma al comando un gruppo di otto atleti; Meucci in qualche occasione prova a sondare il terreno in testa, ma non prende mai decisamente l’iniziativa. Lascia il pallino ad Arikan, in qualche occasione sostenuto al comando dallo spagnolo Carles Castillejo e dal portoghese Rui Pedro Silva. E’ una lunghissima attesa per l’attacco decisivo, che però sembra non arrivare mai. Arikan alla corda, Meucci come un falco, in agguato, al suo fianco. Alla campana la situazione è come congelata, nessuno attacca, anche se l’andatura ovviamente si fa molto più sostenuta. Finalmente, ai 200 metri, Arikan cambia, allungando la fila; tra i due contendenti si infila anche il russo Eugeny Rybakov (uno dei due gemelli che seppero fare sfracelli a livello giovanile alcuni anni fa), che sembra poter lottare ad armi pari. Sul rettilineo conclusivo Meucci, finalmente lanciato, passa Rybakov e guadagna l’argento, anche se ormai il turco-keniota è fuori portata. E’ il momento della gioia: due anni dopo il bronzo di Barcellona, Meucci scala un gradino del podio ed è secondo, confermando la crescita già testimoniata dal personale boom (27:32.86) ottenuto in primavera in California. Stefano La Rosa non riesce ad agganciare il treno dei migliori, ed è costretto a seguire con gli inseguitori per chilometri, spesso andando lui a tirare il gruppetto: alla fine è dodicesimo, 29:02.53. E’ la 116esima medaglia italiana agli Europei (la 42esima d’argento), che segue di pochi minuti l’oro di Fabrizio Donato nel triplo.

4x400m uomini

Il sogno della staffetta del miglio azzurra svanisce dopo poche battute. Lorenzo Valentini non ha molte energie in serbo dopo il bel cammino nella gara individuale (semifinale), e non riesce a lanciare come potrebbe il testimone. Isalbet Juarez prova a gestire la situazione, ma entra alla corsa già in quinta posizione, e anche Andrea Barberi, al cambio, per evitare il traffico, è costretto ad allargarsi fino alla terza corsia. A Claudio Licciardello restano poche chance per ricucire lo strappo, che infatti rimane pressappoco costante. Il tempo finale, 3:08.78 è lontano anni luce dalle potenzialità e dalle speranze del quartetto. Malgrado tutto, l’Italia è la prima delle escluse: la Francia è l’ultima delle qualificate con un normale 3:06.44. 

Triplo uomini

Confermare il pronostico non è mai impresa facile. L’ha resa addirittura semplicissima, a Helsinki, un giovanotto 35enne nato a Latina, da tanti anni protagonista della nostra atletica. L’oro del salto triplo va all’Italia, e se lo mette al collo Fabrizio Donato, uno dei maggiori talenti espressi dal movimento tricolore nella pur gloriosa storia della specialità, atleta bersagliato da mille infortuni e mille volte risorto, capace di vivere l’atletica ancora con il sorriso, più di tanti suoi giovani colleghi. La superiorità espressa dalla fiamma gialla Donato (allenato da sempre da Roberto Pericoli) è stata schiacciante. Quattro soli salti, tutti oltre i 17 metri, con il primo a fare da vetrina, 17,63 (ventoso, +2.8 m/s). Un capolavoro. Il laziale, sotto la pioggia battente, centra una buona pedana e poi esegue il gesto in maniera sublime. Velocità, ritmo, potenza, tecnica: c’è tutto nell’azione di Donato, che capisce immediatamente di aver azzeccato il salto, ed esulta rivolto verso la tribuna. La misura è da urlo: 17,63, la cifra del record italiano all’aperto (nelle indoor, ha saltato 17,73), anche se il vento non ne consentirà l’omologazione. Come in più di un’occasione gli è capitato in carriera (vedi la finale degli Euroindoor di Parigi), Donato inizia a volare sulle ali dell’entusiasmo. Il secondo salto, con il solo step forse non a livello della prima esecuzione, è misurato a 17,53, ma con vento assolutamente regolare (+0.8). Il terzo, vale 17,49 (+1.5), in una serie  che richiama l’attenzione di tutto lo stadio. Al quarto salto è ancora oltre i 17 metri (17,17, vento +1.3). E’ il momento di sedersi sulla riva del fiume. Fino al giro d’onore, tricolore al collo, e alla vestizione della maglietta realizzata dalla figlia Greta, con la scritta “papà sei un campione”. L’argento va all’ucraino Sheryf El Sheryf, che aveva aperto con 17,28, misura rimasta cristallizzata fino al termine, il bronzo al bielorusso Alieksei Tsapik, 16,97. Fabrizio Schembri, l’altro italiano in gara, è decimo, con 16,40 (+2.7; serie: 16,34; N; 16,40). Statistiche. E’ la 115esima medaglia italiana ai Campionati Europei, la 35esima d’oro, che segue, in ordine cronologico, quella vinta da Stefano Baldini nella maratona di Goteborg 2006. E’ la prima medaglia vinta da un atleta italiano in questa specialità, e per Fabrizio arriva a far coppia con l’oro continentale indoor di Torino 2009. Donato, alla quarta partecipazione agli Europei all’aperto, migliora lo score personale: il quarto posto di Monaco 2002.

100hs

Due italiane nella finale dei 100hs. Un risultato sperato alla vigilia, ma bello nella sua versione pienamente realizzata. Micol Cattaneo aggredisce gli ostacoli come ai tempi belli. La comasca, impegnata nella prima semifinale, è bravissima. Parte molto bene al secondo avvio, dopo che il primo costa la squalifica alla francese Diawara, e nella seconda parte rimonta la belga Berings, fino a superarla e piazzarsi al terzo posto (13.10, nonostante il -2.3 di vento): è finale, alle spalle della bielorussa Talay (13.03) e dell’austriaca Schrott (13.08). Marzia Caravelli, nella seconda semifinale, patisce più della collega, soprattutto a causa di una partenza un po’ incerta, ma alla fine, con il quinto posto in 13.15 (+0.6), è l’ultima delle qualificate, grazie al ripescaggio dei tempi. Due centesimi meno della ceca Skrobakova e, nel computo complessivo, della Berings. Vince la turca Yanit in 12.92: seria ipoteca alla conferma del titolo vinto a Barcellona 2010.

m.s.

File allegati:
- RISULTATI/Results
- Le fotografie/Photos
- Interviste video

Daniele Meucci (foto Colombo/FIDAL)


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