Helsinki Chiara Rosa è bronzo

29 Giugno 2012

La padovana è terza nel peso con 18,47 dopo una splendida rimonta. Quarta Simona La Mantia, sesta la Grenot, settimo Floriani

di FIDAL


 

Prima medaglia per l'Italia ai Campionati Europei di Helsinki: la mette al collo Chiara Rosa nel getto del peso, con un lancio di 18,47. Successivamente arrivano il quarto posto di Simona La Mantia nel triplo, che manca il bronzo di 11 centimetri (14,25, oro all'ucraina Saladuha, 14,99), il quinto posto di Gianmarco Tamberi nell'alto (2,24, con il personale a 2,28 - che gli avrebbe dato il bronzo - sfiorato nell'ultimo tentativo utile), il sesto posto di Libania Grenot nei 400 (52.57, tempo appensantito dalla decelerazione conclusiva, quando le medaglie erano ormai sfuggite), il settimo di Yuri Floriani nei 3000 siepi (8:39.22). Diego Marani conquista la finale dei 200 metri, in programma domani sera.

La cronaca delle gare

400m donne

Senza più dover gestire passaggi del turno, ecco finalmente giunto il momento di saggiare la reale condizione di Libania Grenot. Il risultato però è ben diverso da quello sperato. L’azzurra desta una impressione positiva per tre quarti di gara. Corre in scioltezza i primi 250 metri, dando l’impressione, al momento di affiancare la russa Zadorina (collocata nella corsia vicina), di limitarsi, per evitare un passaggio troppo sollecito. All’ingresso nel rettilineo conclusivo l’italiana è prima, ma appare chiaro che le energie sono al lumicino, mentre da dietro le altre iniziano la rimonta. Prima Zadorina, poi la svedese Hjelmer, infine le altre: in cinque superano la Grenot, che annaspa nei metri finali, rendendo palesi dei limiti di tenuta della distanza finora dissimulati dal gioco delle strategie di passaggio dei turni. Il tempo finale dell’azzurra, 52.57, risente comunque anche del disimpegno dei metri finali. L’oro va a sopresa alla svedese Moa Hjelmer, in 51.13, primato nazionale; battuta la russa Zadorina, 51.26, mentre il bronzo finisce al collo della bielorussa Usovich, 51.94. 

Triplo donne

Arriva la medaglia di legno, quella (solitamente sgradita) che premia il quarto posto, per Simona La Mantia. La palermitana azzecca il salto buono in apertura (14,25, vento + 2.0), e rimane ancorata al terzo gradino del podio fino alla quinta prova; davanti a lei, l’ucraina Olha Saladuha (14,99, +0.2) e la sorprendente portoghese Patricia Mamona, già protagonista in qualificazione, che stabilisce il record nazionale con 14,52, la misura dell’argento. Tutto avviene al primo turno, e la classifica cambia solo quando la russa Yana Bordina atterra a 14,36, undici centimetri oltre l’italiana. Il successivo 14,3, consolida ulteriormente il terzo posto, con la La Mantia che non riesce a trovare le giuste energie per restituire il sorpasso (serie completa: 14,25; N; 13,73; N; N; 13,64). Due anni dopo l’argento di Barcellona, Simona La Mantia conferma comunque la sua dimensione continentale, fermandosi questa volta ai piedi del podio. Tolto il bronzo dell’amica Chiara Rosa, resta, fino a questo punto, il miglior piazzamento di un’italiana nell’Europeo di Helsinki. Il peggior salto della Saladuha (altri due oltre i 14,80, tutti regolari) è misurato a 14,65. 

400m uomini

La finale di Marco Vistalli prende le forme di una passeggiata lungo la pista. Il bergamasco, che soffre di un problema muscolare da diverse settimane, e che ha visto acuire il fastidio dopo la semifinale di ieri, sceglie di presentarsi lo stesso ai blocchi di partenza, e di completare la sua finale del giro di pista. Il pubblico applaude sportivamente la camminata dell’azzurro, con tanto di tuffo mimato sul traguardo. L’oro va al ceco Pawel Maslak, il favorito della vigilia, in 45.24, l’argento all’ungherese Deak-Nagy (45.52), e il bronzo al francese Fonsat (45.82).

200m donne

La strepitosa prestazione di questa mattina (22.95 in batteria) deve aver lasciato scorie importanti in Gloria Hooper. La veronese non si ripete in semifinale: finisce al quarto posto in 23.49, crono che la mette subito fuori gioco anche dagli eventuali ripescaggi. La partenza non è diversa da quella del primo turno, ma stavolta l’ingresso in rettilineo (complice anche la scomodità della terza corsia) è più sofferto, ed anche il finale di gara risulta meno fluido. Alla fine, arriva anche la squalifica per invasione di corsia. L’ennesima di questo Europeo tormentato per gli sprinter, che comunque non cancella la bellissima impressione destata da questa ragazzina di vent’anni appena. La rivedremo domani nella staffetta 4x100. La più veloce è un’altra bimba terribile, anche lei ventenne, l’olandese Dafne Schippers, 22.70. La bulgara Ivet Lalova va fuori dalla finale (23.26).

200m uomini

Due italiani nelle semifinali, uno di loro ammesso alla finale. E’ Diego Marani, il cui 20.83 è il primo dei tempi di ripescaggio. Marani, impegnato in ottava corsia nella seconda di tre semifinali, corre l’intera curva senza riferimenti di fronte a sé. All’ingresso in rettilineo solo il greco Tsakonas, al comando in quel momento, appare fuori portata, gli altri sono tutti su una linea. Il francese Talbot guadagna qualcosa, mentre alle sue spalle è lotta a tre, con Marani a battagliare con lo svedese Oliveira e l’irlandese Paul Hession. Tsakonas vince in 20.48 (-0.1), ma è successivamente squalificato per invasione di corsia; Talbot è primo in 20.69, De Oliveira secondo in 20.83, lo stesso tempo assegnato all’azzurro (Hession fa 20.84). Quanto basta per sperare nei ripescaggi. Nella terza semifinale, Davide Manenti corre una curva molto complicata, sbandando in almeno due occasioni (la seconda, molto evidente poco prima dell’ingresso in rettilineo).

Le energie spese vengono meno nel rettilineo, ed il crono, complice il vento in faccia (-1.7) ne risulta appesantito (21.07). Vince l’olandese Van Luijk, 20.68 (-1.7), l’azzurro è quarto. A conti fatti, Marani è qualificato per la finale, con il migliore dei tempi di ripescaggio. Il crono numero uno è il 20.63 dell’olandese Churandy Martina, vincitore della prima semifinale (anche lui protagonista di una clamorosa sbandata in uscita di curva). 

Alto uomini

Per temperamento agonistico, Gianmarco Tamberi ha dimostrato di non essere secondo a nessuno, tra i finalisti dell’alto a Helsinki. Manca ciò che non può (salvo rari casi) esserci a 20 anni, ma il quinto posto con 2,24 (percorso netto da 2,15, passando per 2,20) merita in ogni caso un sonoro applauso. Il ragazzo ha la stoffa del campione, piedi esplosivi ed una straordinaria capacità di affrontare la competizione. In altre parole: è quello che si definisce un talento. Il salto a 2,24, quota valicata con margine molto più che ampio, ne è la più chiara dimostrazione. A quel punto, secondo in classifica con il francese Hanany, e con l’asticella piazzata a 2,28, il giovanissimo Tamberi, 2,26 di primato personale, ha cercato le energie per superarsi, quasi riuscendoci nell’ultima prova a disposizione, quella che avrebbe potuto regalargli ancora il bronzo. Gli resta come premio, finale europea a parte (all’esordio in azzurro), la simpatia dell’intero stadio, che lo ha sostenuto quasi come fosse uno dei propri beniamini, applaudendone gli show di preparazione ad ogni tentativo. L’oro va al britannico Robbie Grabarz, con 2,31, la stessa quota valicata dal lituano Stanys, superato per maggior numero di errori; bronzo al francese Hanany, 2,28 (la stessa misura del russo Mudrov, più indietro per il gioco dei falli). 

Giavellotto donne

In cinque vanno oltre i 60 metri, in una finale di notevole spessore tecnico. Tra loro, però, non c’è Zahra Bani, che non riesce mai, in nessuno dei tre tentativi a disposizione, a sciogliere il braccio e scagliare l’attrezzo come sa. La sua serie (53,40; 53,05; 53,33) è purtroppo lontana dall’eccellenza, e anche da quel 59,43 che rappresenta la miglior misura personale dell’anno. Dodicesimo posto finale. Vince la 23enne ucraina Vira Rebryk, che firma il primato nazionale alla quinta prova con 66,86 (33 centimetri oltre il precedente, da lei stessa stabilito nel maggio di quest’anno), superando le tedesche Christina Obergfoll (65,12) e Stahl (63,69).

3000st uomini

La gara vera dura poco meno di mille metri, dopo che per i primi due chilometri l’andatura è stata al limite del turistico (2:59, 5:57). In testa si ritrova, nel ruolo di cacciatore di prede fin troppo facili, il fuoriclasse francese Mahiedine Mekhissi-Benabbad: l’attacco dello spagnolo Victor Garcia accende le polveri, con Mekhissi che sembra comunque poter gestire ogni fase dell’azione; sull’ultima barriera lo spagnolo cade, ed è superato per l’argento dal turco Tarik Langat Akdag, mentre il francese va a confermare agevolmente il suo titolo di Barcellona 2010 (8:33.23, 2:36 nell’ultimo chilometro). Gli azzurri Yuri Floriani e Patrick Nasti restano indietro quando il ritmo diventa da centometristi, con Floriani che in ogni caso si batte bene e centra un piazzamento da finalista, il settimo posto in 8:39.22, dimostrando di aver maturato, oltre alle già note doti tattiche, anche buone capacità reattive nei finali convulsi, tipici delle prove di campionato. Il giovane Nasti, bravo in ogni caso a centrare l’ingresso al turno conclusivo, è tredicesimo in 8:48.37. Con un risvolto negativo: la sua rovinosa caduta sulla riviera, nell'ultimo giro, significa anche una dolorosa frattura del gomito. 

Peso donne

Al terzo giorno di gare, arriva la prima medaglia per l’Italia: è il bronzo conquistato da Chiara Rosa nel getto del peso, metallo che premia gli sforzi della 29enne di Camposampiero (Padova), allenata da Renzo Agostini e tesserata per le Fiamme Azzurre. L’oro va alla favorita, la tedesca Nadine Kleinert (19,15 e altri due lanci oltre i 19 metri), mentre l’argento finisce al collo della russa Irina Tarasova (18,91). La Rosa, brava ad inserirsi nel match Germania-Russia, completa la sua progressione al quinto turno, quando l’attrezzo cade a 18,47, 14 centimetri oltre la misura della tedesca Terlecki, fino a quel momento terza (18,33). La finale dell’azzurra inizia con un nullo, seguito da due prove inferiori ai 18 metri( 17,95 e 17,72). Il motore di Chiara sembra girare a regimi troppo bassi. Al quarto lancio finalmente l’azione si fa più fluida, ed il braccio veloce nella giusta maniera. Ne viene fuori un 18,26, che mette la veneta al quarto posto: il bronzo, nelle mani della tedesca Terlecki, è a soli sette centimetri (18,33). Un invito a nozze per la Rosa, che raccoglie le energie e spara a 18,47. Il bronzo è al collo, ma mancano due interi turni di lancio per le avversarie (uno per l’italiana). Ma la situazione non cambia più, Chiara chiude con 18,07, e le tedesche Schwanitz e Terlecki non si migliorano. Arriva il bronzo per l’azzurra, la prima medaglia a livello assoluto (nei settori giovanili aveva già raccolto un bronzo ai Mondiali Under 18 del 1999, ed uno agli Europei Under 23 nel 2005). Le lacrime scendono sulle lacrime della Rosa, abbracciata all’amica rivale Nadine Kleinert. E' la 114esima medaglia italiana nella storia dei Campionati Europei outdoor, la trentanovesima di bronzo, e la seconda nel getto del peso femminile, dopo quella conquistata da Amelia Piccinini nell'edizione del 1946; al coperto, brillano l'oro e l'argento di Assunta Legnante, che è bello ricordare oggi nel celebrare il successo dell'amica-rivale. 

m.s.

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