Grenot e la combinata 200+400

28 Maggio 2016

La campionessa europea del giro di pista ora detiene entrambi i primati italiani della velocità: 22.56 e 50.30


 

di Giorgio Cimbrico

La Florida è stata florida. Una “linda” Libania Grenot, 33 anni quando gli Europei di Amsterdm saranno appena terminati, con il record italiano dei 200 portato a 22.56 va ad aggiungersi a quel gruppo di combinatiste sull’accoppiata di distanze, 200 e 400, che saldano i massimi picchi di velocità al mantenimento di una forte andatura di crociera: è una galleria che propone grandi, grandissime e leggendarie, un club piuttosto ristretto che può prendere il via con Irena Szewinska e Marita Koch che seppero riunire nelle loro mani entrambi i record mondiali e di Marie José Perec, l’elegante caribica di Francia che, giusto vent’anni fa, ad Atlanta, imitò la doppia impresa di Michael Johnson. Se l’obiettivo è la finale olimpica di Rio sulla distanza che Libania privilegia, il sogno ha contorni più netti. La base veloce è sempre più veloce.

Sul mezzo giro le glorie rosazzurre d’Italia non sono una biblioteca di Babele. Chi più giovane non è – ed era molto piccolo quel giorno – può ricordare la corsia di finale conquistata da Giuseppina Leone sulla pista in terra rossa dell’Olimpico nella pregiata annata 1960: nata scattista, la torinese era reduce dal più grande risultato mai ottenuto da una sprinter italiana, la medaglia di bronzo nei 100. Tre giorni dopo, il 5 settembre, si chinò sui blocchi anche della finale dei 200 per finire sesta in 24.9, a nove decimi da Wilma Rudolph, giunta al secondo atto della sua recita costruita su una calligrafia assoluta.

Chi portò il record nazionale a ridosso della barriera dei 23 secondi fu la torrese-genovese Rita Bottiglieri, 23.15 a Trinec nel ’77 e sette anni dopo il doppio 22.88 - a Verona prima, a Los Angeles un paio di mesi dopo - condusse al vertice Marisa Masullo, nata a Vimodrone con geni del Mezzogiorno, ma non le permise di passare le forche caudine delle semifinali olimpiche al Coliseum.

L’età di Manuela Levorato – per la durata sarebbe più consono etichettarla come era, spesso contrappuntata dalla sfortuna - conosce i suoi momenti più alti tra la fine del vecchio secolo e gli inizi del nuovo: nei quarti dei Mondiali di Siviglia ’99 la bionda veneta che pare uscita da una tela di Tintoretto scende a 22.60 (quasi 17 anni passano da quel giorno alla fresca impresa di Libania) prima di un’eliminazione in semifinale in 22.70, e nel 2002, all’Olympiastadion di Monaco di Baviera, in un Europeo battuto dalla pioggia e perseguitato da temperatura autunnale, cattura la medaglia di bronzo sia sui 100 che sui 200, correndo in un 22.75 dal quale, con clima più clemente, sarebbe stato agevole estirpare più di un centesimo.

Le combinatiste azzurre 200m/400m
Libania Grenot 22.56-50.30
Manuela Levorato 22.60-52.16
Marisa Masullo 22.88-52.41

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