Gateshead Settimo posto per gli Azzurri

23 Giugno 2013

Nell'Europeo a squadre l'Italia guadagna una poszione rispetto alla classifica 2011. Secondi posti per Gibilisco (5,60) e Trost (1,92)

 

L'Italia chiude al settimo posto l'Europeo a squadre 2013, conclusosi poco fa a Gateshead (Gran Bretagna). Successo alla Russia, che si conferma sul trono continentale superando di soli sette punti (354.5 contro 347.5) la Germania; terzo posto per la Gran Bretagna, paese ospitante. Gli azzurri guadagnano una posizione rispetto all'edizione di Stoccolma 2011, quando furono ottavi. A livello individuale la manifestazione - avversata dalla pioggia, che ha costretto gli organizzatori a spostare al coperto le prove di alto donne e asta uomini - si chiude senza un successo italiano. Oggi però sono arrivati due secondi posti, ad opera di Giuseppe Gibilisco nell'asta (5,60, sconfitto dal campione olimpico, il francese Renaud Lavillenie, 5,77) e Alessia Trost nell'alto (1,92, battuta dalla russa Maria Kuchina, 1,98). Quarti posti per Chiara Rosa nel getto del peso (17,18), Libania Grenot nei 200 metri (23.29, +0.7) e Margherita Magnani (1500 metri, 4:11.01). Tra le altre prestazioni degli azzurri, da segnalare i quinti posti di Veronica Borsi nei 100hs (13.01 ventoso, +2.6), e di Davide Manenti nei 200m (20.78, +2.4; in questa gara, anche il 20.27 del francese Christophe Lemaitre).

IL FILM DELLA GIORNATA

Il top della prima parte di giornata arriva da Giuseppe Gibilisco. L’astista siracusano conferma quanto di buono fatto vedere al Golden Gala Pietro Mennea, centrando (con 5,60) un eccellente secondo posto alle spalle del solo Renaud Lavillenie. La condotta di gara di Gibilisco è inappuntabile (peraltro in una prova spostata nello spazio indoor adiacente lo stadio, a causa della pioggia): ingresso a 5,40 (misura superata alla prima prova), "passo" a 5,50, e 5,60 valicati al secondo tentativo, con un bottino di altri tre salti da “spendere” a quota 5,70, visto lo speciale regolamento della manifestazione (soli tre errori complessivi concessi, out al quarto). A quel punto, però , sono rimasti solo in tre: Lavillenie, l’azzurro e il tedesco Otto, in quest’ordine in classifica (Otto ha superato 5,50, passando i 5,60). E dunque l’impresa è compiuta per ben più della metà. Sia Gibilisco che il tedesco, successivamente, non riescono a superare i 5,70 (l’italiano è secondo), e Lavillenie si impone valicando i 5,77.

Concreti segnali di ripresa da Emanuele Abate. Il primatista italiano dei 110hs si comporta positivamente nella sua serie (la prima), vincendo in 13.49 (+1.3, miglior crono dell’anno) sotto un vero e proprio diluvio. Il ligure si muove benissimo dai blocchi, e dopo tre barriere è già nettamente in testa. La sua azione non perde smalto nemmeno nel finale, e gli avversari finiscono a oltre due metri. Nella seconda serie (senza pioggia), che beneficia anche di un vento oltre la norma (+2.4 m/s), si impone il russo Sergey Shubenkov in 13.19. Abate, a conti fatti, non è fortunato: le mutate condizioni lo spingono più giù in classifica, al sesto posto. Nella prova sugli ostacoli alti al femminile, Veronica Borsi è quinta, con un 13.01 ottenuto in condizioni irregolari (vento +2.6). La romana non coglie il tempo dello starter (0.198), lanciandosi subito alla disperata rincorsa delle avversarie. Vince la britannica Tiffany Porter, con un buon 12,62.

Sesto posto nel triplo per Fabrizio Schembri (16,24, -0.8) nel slato triplo, in una gara in cui nessuno, nemmeno il celebrato francese Teddy Tamgho (vincitore con 16,70, -1.3), complici le difficili condizioni generali, riesce a sfoderare una prestazione di rilievo internazionale. Silvia Salis fatica a trovare il lancio giusto nel martello.

Dopo un primo ed un secondo tentativo privi di particolare significato, il terzo lancio (64,76) rimette le cose parzialmente a posto, consentendo all’azzurra di agganciare il settimo posto. Vince la tedesca Betty Heidler, la logica favorita della vigilia (74,31), ma la polacca Wlodarczick è vicinissima, ed è battuta alla fine per soli 17 centimetri (74,14).

Gli 800 metri di Giordano Benedetti non sono da disprezzare. Il trentino segue da lontano il treno dei migliori (53.12 il passaggio del turco Ozbilen a metà percorso), ed evita di lanciare la rimonta anche sul penultimo rettilineo, tra i 500 ed i 600 metri. A 150 metri dal traguardo, però, comincia a risalire, risucchiando tre avversari e finendo al quinto posto in 1:48.09.

Bene Margherita Magnani nei 1500 metri, che conferma quel talento da fighter nel miglio metrico che sta costruendo a forza di prove positive: per lei quarto posto finale (4:11,01), beffando per un centesimo la britannica Hannah England (successo per la russa Sharmina, 4:08.86). Si spegne invece, con il passare dei giri, Yuri Floriani. Il siepista trentino segue con buona determinazione i migliori per almeno metà prova, ma perde inesorabilmente terreno quando il turnco Tarik Langat Akdag (poi vincitore con 8:36.25) attacca, trascinando con sé lo spagnolo Merzoughi (8:37.22). Floriani è settimo con 8:50.63. Identica posizione per Giovanni Faloci nel disco, che si presenta in pedana per il terzo lancio (l’ultimo, in linea teorica) con il peso psicologico di due nulli accumulati nelle prove precedenti (in un contesto ambientale comunque molto complicato, come testimoniato dal quarto posto, al di sotto dei 60 metri, del polacco Malachowski). Ne esce fuori un 58,02, che evita lo zero in classifica, ma lascia comunque un pizzico di rammarico.

Lo sprint regala la volata regale, sotto la pioggia, di Christophe Lemaitre, che chiude i 200 metri in 20.28, aiutato da un vento oltre la norma (+2.4). Nella sua scia si batte bene anche Davide Manenti, che dalla settima corsia è costretto però a fare da punto di riferimento nella curva: alla fine il piemontese è quarto (quinto nel computo complessivo delle due serie) con 20.78, crono che ne conferma il buon momento e la discreta competitività internazionale. Il mezzo giro al femminile mette in mostra una buona Libania Grenot: l’azzurra è quarta in 23.29 (+0.7, vittoria all’ucraina Ryemyen, 22.80), riuscendo a destreggiarsi nel confronto con le avversarie malgrado la scomoda seconda corsia. Per lei adesso il bis su questa distanza nel cado di Mersin, ai Giochi del Mediterraneo. Quella di Elena Romagnolo, nei 5000 metri, è un’ottima lettura dello svolgimento della gara. A tre giri dalla fine, la piemontese si lancia all’inseguimento del gruppetto di testa, trascinando con sé la spagnola Plà. Alla fine, il gap sulla francese Duarte è colmato, ma è proprio la Plà a superare l’azzurra nello sprint per il quarto posto. Vince la russa Golovkina con 15:32.45, la Romagnolo è quinta con 15:43.11. La proiva di getto del peso donne, interrotta per la pioggia e ripresa su una pedana a dir poco insidiosa, diventa una gara d’equilibrio, oltre che di forza. Chiara Rosa è abile a gestire la situazione, cogliendo un quarto posto importante ai fini della classifica.

La padovana comincia con 16,49 e 16,90; il terzo tentativo è nullo, e nella prova finale arriva il 17,18 che sugella la classifica (vince la tedesca Schwanitz con 19,30).

Chi invece non riesce a trovare la soluzione ad un vero e proprio enigma tattico è Daniele Meucci nei 3000 metri. Il pisano, visto il ritmo sonnolento dell’avvio, prova in un paio di occasioni ad animare la gara, senza però trovare la strada giusta. Alla fine, la prova diventa il classico 400 metri lanciato, nel quale Meucci non riesce ad esaltare le sue qualità. Vince il francese Tahri (8:05.31), con l’italiano nono (8:06.46). Nel lungo donne l’esordio di Daria Derkach è super per almeno due turni (6,21 di migliore, vento -0.3, misure ridottissime per tutte): la campana, con le solite condizioni difficili, attacca da quarta il terzo giro di salti, ma deve subire la rimonta della britannica Proctor e della tedesca Moguenara, che la ricacciano indietro in classifica. Alla fine è sesta, per una “prima” comunque positiva nella gara che vede, a sorpresa, la sconfitta della russa Darya Klishina, superata di un solo centimetro dalla francese Lesueur (6,44 contro 6,43).

Si chiude con le staffette del miglio. Le ragazze, impegnate nella prima serie, si battono discretamente: Chiara Bazzoni lancia bene le compagne, chiudendo in prima posizione, imitata da Maria Enrica Spacca; il testa a testa con la Bielorussia prosegue con Elena Bonfanti, che consegna il testimone a Mariabenedicta Chigbolu in linea con le avversarie. La romana si trova però a fare i conti con un cliente terribile come la Usovic, che, d’esperienza, la tiene al largo sia sul primo rettilineo, sia, soprattutto, nella seconda curva, domandola. L’Italia è seconda in 3:35.26 (Bielorussia prima in 3:34.14), ottava nella classifica complessiva. La 4x400 maschile non è particolarmente brillante, ma merita la menzione per l’ottima prova di Matteo Galvan, che ricuce dieci metri di svantaggio sullo spagnolo Garcia con un rettilineo finale ed un tuffo sul traguardo che entusiasmano lo stadio. Peccato però che il cronometro dica 3:07.49 per gli azzurri (prime tre frazioni di Michele Tricca, Lorenzo Valentini e Isalbet Juarez), crono che obiettivamente non può indurre all’entusiasmo.

In chiusura, l'altro picco giornaliero, ovvero il secondo posto (indoor, visto il diluvio caduto sulle ragazze nella fase di riscaldamento) di una Alessia Trost apparsa rigenerata rispetto alle uscite del Golden Gala Pietro Mennea e dei campionati Promesse di Rieti. La friulana è seconda nel salto in alto, superando per la prima volta in stagione quota 1,90 (1,92 la sua misura, ottenuta alla prima prova). A batterla è la sola russa Maria Kuchina, l'avversaria di una vita nel giovanile, unica a lasciare sui ritti l'asticella issata a 1,95 (per poi migliorarsi fino a 1,98 a gara già vinta). Ma alla Trost va come consolazione l'aver macato dimpochissimo la misura, soprattutto nel terzo tentativo, fallito per un contatto dei polpacci. Segnali decisamente incoraggianti per una ragazza che è cresciuta molto in allenamento, nel corso della primavera, e che sta vivendo un'ovvia fase di stabilizzazione.

La classifica finale vede l’Italia al settimo posto, un gradino più su rispetto all’edizione di Stoccolma 2011, quando gli azzurri terminarono ottavi. Titolo alla Russia, che si conferma sul gradino più alto del podio, seppure in questa occasione di soli sette punti rispetto alla Germania (354.5 contro 347.5; due anni fa il distacco fu di oltre 50 punti). La Gran Bretagna è terza (338), davanti a Francia (310.5), Polonia (305.5), Ucraina (291.5), Italia (260.5), Spagna (251), Turchia (197.5), Bielorussia (155.5), Grecia (152) e Norvegia (137). Per le ultime tre, retrocessione nella First League.

Marco Sicari

File allegati:
- RISULTATI/Results
- Le foto della seconda giornata


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