Gabriella Dorio: testa, cuore e gambe

02 Giugno 2020

LÒRIGA STORY - Dai Giochi della Gioventù alla vittoria olimpica di Los Angeles ‘84 nei 1500: “ll mio segreto? Il piacere della fatica e la gioia di correre”

 

I miei ricordi - Avendo conosciuto personalmente gli olimpionici dell’atletica italiana ve li ricordo, con particolari talora inediti delle loro carriere. Vanni Lòriga

Ai primi di febbraio del 1971 un amico, come me appassionato di atletica, mi disse: “Domenica non mancare a Castel Fusano, vedrai una ragazza che vincerà le Olimpiadi!”. Il signore di cui sopra si chiamava Roberto Vianello, fratello del più noto Raimondo e come lui tra i fondatori del Centro Sportivo Fiamma. La gara, che si correva sui prati e fra i pini di Villa Chigi, era il primo criterium di cross fra gli Enti di Promozione Sportiva. I fratelli Vianello, figli dell’Ammiraglio Ugo e della marchesa Virginia Maria Accorretti, erano tra i fondatori del C.S. Fiamma, presieduto da Vito Mussolini, figlio di Arnaldo.

La vincitrice di questa finale nazionale non aveva ancora compiuto i 14 anni essendo nata a Veggiano il 27 giugno 1957. Il suo nome era, ed è ancora, Gabriella Dorio. Galoppava come una giovine ed elegante puledrina. Iniziava lì la sua corsa che ancora continua. Ha fatto sempre onore al suo nome che, anagrammato, nasconde quello che sarà il suo percorso, cioè una “bella riga d’oro/i”. Quella “riga” congiunge Castel Fusano 1971 (anno in cui vinse anche la finale nazionale dei Giochi della Gioventù sui 1000 metri) con il Coliseum di Los Angeles 1984. Ed ancora prosegue. Di Gabriella, che da allora non ho mai perso di vista, voglio raccontarvi tante storie.

L’Arciprete che amava lo sport
Cominciamo con una sua precisazione. Lei a Castel Fusano non avrebbe dovuto gareggiare e fu chiamata a sostituire una giovane collega infortunata. La mamma Flora (il babbo si chiamava Gino) non era sicura che fosse giusto mandare in giro per il mondo una bambina ma nonna Erminia chiese il parere dell'Arciprete che addirittura consigliò la pratica sportiva.

Chioma leonina
E da Castel Fusano saltiamo direttamente alla finale olimpica. Le fortissime e temute Melinte e Puica si avviano molto lentamente. Gabriella non è d’accordo ed ha studiato con il suo allenatore Ugo Ranzetti una volata lunga, lunghissima. Per cui a 600 metri dal traguardo si lancia all’attacco. “Sono i momenti - scrissi sul Corsport - in cui con il cuore l’abbracceresti mentre con la ragione tenteresti di frenarla. Si proietta in avanti, apre la falcata, getta indietro la chioma leonina. Sembra tutto sbagliato ma lei sa che deve solo obbedire alla sua ispirazione alla vittoria”. La Melinte tenta di reagire ma ottiene solo la contro-reazione di Gabriella che a 150 metri dal traguardo innesta la sua marcia vincente. “Gabriella - rivela ora per allora Ugo Ranzetti - possiede un innato senso tattico, ha la capacità di interpretare l’evento nel suo svolgersi”. Nulla è programmabile, tutto si decide nel momento.

No all’offerta di 50.000 dollari
Entusiasma così gli 80.000 spettatori e un abile manager ha una idea brillante. Le propone un confronto con l’idolo statunitense Mary Decker, la grande delusa di questi Giochi nella finale dei 3000 metri, catapultata fuori pista dopo un rovinoso contatto con la sudafricana-britannica Zola Budd. Le viene offerto, a quanto si sa, un ingaggio di 50.000 dollari ma lei rifiuta. Gabriella Dorio concluderà la carriera agonistica che riassumiamo in poche cifre: 65 presenze in azzurro dal 1973 al 1991; 3 partecipazioni olimpiche (sesta, quarta, prima); 23 titoli nazionali e 16 record italiani. Il resto è consultabile sul sito federale.

La vittoria più bella? I Giochi della Gioventù
Quale di tutte queste imprese le ha donato maggiore soddisfazione? La risposta è sicuramente a sorpresa: proprio i 1000 metri del 1971. Si sentiva padrona del mondo e in quella occasione annunciò ai suoi compagni di squadra (suscitando molta ilarità) che un giorno sarebbe stata campionessa olimpica! 

Il segreto
Chiedo infine a Gabriella se ci può suggerire una formula per il successo.

La risposta è secca: “Testa, cuore, gambe”, nell’ordine. Ed aggiunge che il tutto non è sufficiente se non hai i genitori giusti e soprattutto se non affronti la corsa con il piacere della fatica e con la gioia di praticarla. Naturalmente è importante essere seguiti da un bravo allenatore. Lei ne ha avuti due: sino al 1976 suo fratello Sante e poi, per 12 anni, Ranzetti. A loro dedicheremo la dovuta attenzione nell’ultimo capitolo di questa rievocazione dedicata ai Maestri.

Protagonista
Concludo con due gare in cui la Dorio fu protagonista. Corse ad Alà dei Sardi nel 1979 (vedi foto). Assieme con Rossella Gramola arrivò a tarda sera, in tempo per partecipare ai canti tradizionali. Mentre l’organizzatore, professore ed archeologo Antonello Baltolu, suonava la fisarmonica, la consorte Mallena intonò l’immancabile “No potho reposare” e le ragazze insieme. Gabriella disse che aveva sete e fu subito servita. Peccato che fosse un bicchiere del famoso filu ‘e ferru. Lo trangugiò, non fece una piega ed il giorno dopo vinse da dominatrice. Differente il risultato nel 1981 nella Amatrice-Configno. Fatica immane in quegli otto chilometri in salita e sotto una pioggia torrenziale. All’arrivo, stremata e intirizzita, chiese di fare una doccia. Per aderire alla sua legittima richiesta, venne ospitata nella villetta del Presidente della Pro Configno Luigi Salvi. Resta infine un mistero, cioè come Bruno D’Alessio, organizzatore della gara, l’avesse convinta a rinunciare ad un invito di Mennea a Barletta per recarsi a soffrire in alta montagna. A lei l’ardua risposta, non senza aver ricordato che quella corsa porta fortuna. L’Amatrice-Configno tenne a battesimo altri due campioni olimpici: Gelindo Bordin e Stefano Baldini.

GABRIELLA DORIO
Nata a Veggiano (Padova) il 27 giugno 1957
Presenze in Nazionale: 65
Campionessa olimpica dei 1500 metri a Los Angeles 1984
La scheda su fidal.it

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Gabriella Dorio capitana delle squadre azzurre giovanili


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