Eugene, Chiappinelli sesto sulle siepi

27 Luglio 2014

L'allievo senese è il miglior europeo nella finale dei 3000st (8:43.18, MPN U18, terzo U20 di sempre). Stefano Baldini: "Italia da sette".

 

di Raul Leoni

L’allievo senese Yohanes “Yoghi” Chiappinelli ottiene il migliore della spedizione azzurra, con il sesto posto nella finale dei 3000m siepi con 8:43.18 (MPN allievi, altri 3” abbondanti tolti al tempo della batteria, 3° “under 20 italiano di sempre e miglior europeo di questi Mondiali).Poi arriva il quarto piazzamento in “zona punti” grazie al settimo posto nell’alto per Erika Furlani (1.85 alla terza prova)i: per provare a doppiare il suo argento mondiale allieve di Donetsk l’azzurra avrebbe dovuto almeno superarsi a quota 1.88. Un po’ scarico Lorenzo Dallavalle nel triplo: dopo un buon 15.54 iniziale (-0.7), il piacentino incamera due nulli ed è decimo mentre per entrare nei primi otto sarebbe ampiamente bastato il 15.99 della sua qualificazione.   

Il bilancio Stefano Baldini: “Un voto a questa spedizione? Per me è da sette e non vuole essere una valutazione “buonista” o di convenienza: ritengo davvero che questi ragazzi abbiano disputato un buon Mondiale, ma il rendimento deve essere pesato con la concorrenza che ci troviamo di fronte in queste occasioni”. Facendo i conti, 48 azzurri in gara – unica eccezione lo sprinter Marco Gianantoni – e quattro piazzamenti tra gli otto, con 19 nuovi PB: “Nel novero dei finalisti classici ci sono stati il sesto posto di Yohanes Chiappinelli ed i settimi posti di Ayomide Folorunso, Gian Piero Ragonesi ed Erika Furlani – tra l’altro tre su quattro del ’96 o addirittura del ’97 – ma io considero tra i riscontri positivi anche i 10 piazzamenti ottenuti tra il 9° e l’’11° posto: quando, alla vigilia, ho un po’ trascurato il discorso delle medaglie e ho focalizzato l’obiettivo sui finalisti non lo facevo per pretattica. Sapevo che questo sarebbe stato un Mondiale difficilissimo – alla fine non nego che si sia rivelato addirittura di spessore più elevato rispetto alle attese - e comunque, nell’ottica del settore, preferisco avere 20 ragazzi sui quali puntare, piuttosto che un paio di medaglie e poi il vuoto. Tra i rarissimi riscontri negativi, metto qualche controprestazione: direi quasi fisiologica, perché abbiamo voluto confermare l’impostazione data al settore giovanile di premiare con la partecipazione tutti coloro che avevano il minimo, anche quelli che sapevamo essere in calo di condizione e quindi qualche delusione l’avevamo messa in preventivo. Cosa ci manca rispetto al resto del mondo? Intanto, in questi due anni, abbiamo avuto la conferma che teniamo il livello con gli allievi, ma il confronto con gli juniores diventa molto più complicato: a costo di essere impopolare, credo che il gap non possa essere colmato se non cambiando prospettiva: in campo europeo ce la possiamo giocare, anche qui abbiamo ottenuto diverse medaglie “virtuali” in ottica continentale, ma poi gli altri fanno un salto di qualità che non riusciamo a reggere. Intanto si tratta di un discorso tecnico: negli altri Paesi europei è assolutamente normale che si cambi allenatore nel passaggio di categoria da allievo a junior, mentre da noi abbiamo cercato di mantenere il rapporto originario tecnico-atleta il più a lungo possibile. Ma non è detto che questo binomio funzioni in ogni fase della carriera e a maggior ragione in una fase delicata come questa: e così qui vediamo atleti stranieri che, alla stessa età, sono tecnicamente due anni avanti ai nostri.

Ripeto, potrebbe sembrare un discorso impopolare sotto il profilo della politica gestionale, ma io credo profondamente in questa dinamica di passaggio. Può anche succedere che, come in questa occasione, ci ritroviamo con una ventina di ragazzi potenzialmente in grado di crescere per arrivare a livello assoluto con dei numeri in termini di competitività: ma se non cambiamo registro, questo gap che abbiamo riscontrato qui non sarà mai colmato”.  

I protagonisti della sesta giornata. Cade dopo 26 anni il record dei campionati 12.96 di Aliuska Lopez a Sudbury ’88) ed il merito è sia di Kendell Williams sia del vento (+1.9). Tre sotto i 13”, gran gara: è doppietta americana con Dior Hall (12.92), ma l’olandese Nadine Visser (12.99) raccoglie il secondo bronzo di questi Mondiali dopo quello dell’eptathlon. E anche l’oro della prova multipla torna sul podio: è la britannica Morgan Lake, classe ’97, che vince anche l’alto con 1.93 (peggio che nella sua seconda fatica della giornata di apertura, 1.94) e poi prova invano il mondiale allieve della specialità singola. Anche l’argento è una “under 18”, addirittura sedicenne: 1.91 e record nazionale per la sorprendente ceca Michaela Hruba. E' proprio la giornata degli allievi: il primatista mondiale "youth" del triplo, il cubano Lazaro Martinez, domina il campo con 17.13, arrivando ad 11 centimetri dal suo record. Quattro europei e due allievi nella finale dei 3000m siepi: l’azzurro Yohanes Chiappinelli è il miglior europeo (8:43.18), ma manca per poco più di un secondo la leadership mondiale degli “under 18” a beneficio dell’etiope Amare. L’assegnazione del titolo è un classico derby kenyano (lo è anche il terzo, ma con la maglia del Bahrein), tra due omonimi: vince Barnabas Kibyego (8:25.57) in volata su Titus Kibyego (8:26.15). Nei 1500m donne, invece, il derby è di stampo etiope, anche se da fremere la tribuna la volata lunga impostata dalla statunitense Elise Cranny (che fa sperare in un’altra impresa stile Mary Cain): vince Dawit Seyaum (4:09.86) su Gudaf Tsegay (4:10.83) e prima europea (quinta) è una polacca di origini marocchine (Sofia Ennaoui). In testa dal primo all’ultimo metro Alfred Kipketer: difficile immaginare un dominio più assoluto in una finale di 800 metri. Ovviamente, dopo un gran passaggio da 49.42, arriva il mondiale stagionale con1:43.95 (che porta il vincitore nella top-10 juniores di sempre). Gran bronzo dello svedese Andreas Almgren: entrato in finale con l’ottavo tempo, va sul podio col nuovo primato nazionale (1:45.65). Podio tutto est-europeo nel giavellotto: all’ultimo lancio strappa l’oro il lettone Gatis Cakss (74.04), che non era meglio di quinto fino ad allora e ottavo nella lista di partenza, beffando così i capolisti mondiali stagionali (lo sloveno Matija Muhar, 72.97, e il moldavo Andrian Mandare, 72.81). Chiudono i due ori delle staffette del miglio targate USA: 3:30.42 con le donne, trascinate dalla Baisden, e con 3:03.31 per i ragazzi.

      

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LE GARE DELLA SESTA GIORNATA

Alto (finale) – Il destino di Erika Furlani si decide a quota 1.88, dopo che la castellana delle Fiamme Oro è riuscita a riagguantare a 1.85 con la terza prova le sei compagne d’avventura giunte fin qui. Di qui in poi la progressione impone un miglioramento di quelli pesati, che l’azzurra non è in grado di assicurare: il settimo posto è frutto della grande affidabilità della doppia figlia d’arte, seguita in tribuna dal papà Marcello e dalla mamma Kathy Seck. Tra l’altro Erika è una delle quattro più giovani nel novero delle finaliste: per quanto la sorpresa di giornata sia addirittura una sedicenne come la ceca Michaela Hruba (al nuovo primato nazionale juniores, 1.91) e la netta favorita, ovviamente, l’allieva britannica Morgan Lake, già oro nell’eptathlon.    

Triplo (finale) – Il piacentino Lorenzo Dallavalle affronta la finale con tutte le intenzioni di guadagnarsi almeno il diritto ai tre salti supplementari: purtroppo, dopo un buon 15.54 iniziale (-0.7), “Lollo” perde un po’ il filo del discorso e si perde con due nulli abbastanza puerili. Peccato, perché per proseguire sarebbe stato sufficiente il salto della qualificazione.

3000m siepi (finale) – Quattro europei al via tra i 15 finalisti: due però sono di origini africane, l’azzurro Yohanes Chiappinelli (adottato da bimbo in Etiopia) ed il francese Mehdi Belhadj (maghrebino). “Yoghi” (o “Claudio”, come di recente è stato battezzato dai compagni) confessa in partenza di essere abbastanza affaticato dalla batteria nella quale ha demolito il suo primato allievi e quindi interpreterà sul momento la gara, seguendo le sensazioni più che lo svolgimento tattico della prova. Il ritmo è importante, ma non sconvolgente, sul piede di 8:30 e l’azzurro – a dispetto delle energie profuse per qualificarsi – sembra abbastanza in palla: nel finale il senese sprinta e va addirittura a riprendere uno dei suoi ex connazionali, Meresa Khasay, cogliendo quello che è al momento il miglior piazzamento della spedizione azzurra (sesto, miglior europeo e di gran lunga: gli altri sono in coda, sopra i 9’). Ma non basta: Chappinelli strapazza ancora la sua MPN allievi con 8:43.18 e diventa il terzo “under 20” italiano di sempre dopo Francesco Panetta e Stefano Ciallella. 


Erika Furlani (foto Colombo/FIDAL)


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