Dematteis d'argento fra sogni e salite

19 Settembre 2015

“E’ un sogno che si avvera: dopo otto anni e quattro quarti posti, è il mio momento. Siamo una squadra e una famiglia. L'atletica mi ha dato gioia e speranza anche nei momenti più bui."

di Anna Chiara Spigarolo  

“E’ un sogno che si avvera - dice Bernard Dematteis subito dopo il traguardo, con la voce rotta dall’emozione - un sogno che inseguo da otto anni e che si è realizzato proprio oggi, in Galles. Dopo quattro medaglie di legno ai mondiali oggi finalmente mi sono messo al collo questa agognata medaglia… io, e soprattutto mio fratello gemello Martin, quest’anno abbiamo passato momenti personali difficilissimi. Ecco, io oggi ho guardato in alto, al cielo, per ringraziare chi ci ha aiutati, chi ha guardato giù. Martin ha fatto un capolavoro. Quando passi attraverso un grande dolore impari tante cose, la vita prende un significato diverso. E proprio per questo apprezzi di più i momenti come questo. L’atletica e la corsa in montagna sono parte di noi, fino dentro al midollo. La corsa ci ha dato gioia e speranza anche nei momenti più bui, ci ha insegnato che dopo il buio, se continui a lottare e a crederci, torna a splendere la luce del sole. Sono qui in Galles, ho appena vinto i Mondiali, e di fronte a me c'è un tramonto bellissimo: ma, ve lo dico, a me questa sembra di più un'alba, un nuovo inizio.”. (LA CRONACA)

“Un mio amico carissimo prima della gara mi aveva detto: ‘E’ la volta buona, e se vinci, per una volta, dedicala a te stesso’.

Ma io non sono capace, il merito non è solo mio: c’è mio fratello, c’è il mio allenatore Giulio Peiraz, c’è la mia società, la Corrintime. C’è questo gruppo fantastico, c'è la mia famiglia, c'è la Federazione. Siamo arrivati qui con quattro squadre e tutte si sono battute per il podio: vuol dire essere sul pezzo con tutto il movimento, che non ci sono solo io”.

“Inseguivo questa medaglia da troppo tempo: sono arrivato quattro volte quarto ai Mondiali, quattro medaglie di legno, è praticamente una collezione… ci sono voluti otto anni, e ora il sogno è diventato realtà. E’ quello che amo dell’atletica: sei artefice dl tuo destino”.

“Quest’anno ero in ritardo di condizione, e infatti agli Europei ho faticato (settimo ndr). Poi sono riuscito a lavorare molto bene al centro di alta specializzazione del Sestriere, quattro settimane di lavoro durissimo. Io e Martin continuavamo a ripeterci ‘E’ dura ma resisti, perché pagherà’. Ci credevamo, e questo ci ha dato la forza per non mollare".

“Noi della corsa in montagna siamo una famiglia, legati da amicizie vere. Sei atleti nei primi 18 dà l’idea della salute e della compattezza del nostro movimento. Abbiamo battuto gli africani, abbiamo battuto i britannici in casa loro… E pensare che oggi, nelle altre categorie, non siamo stati certo fortunati!”.

“Se siamo d’esempio? Non spetta a me dirlo, ma so che quando indossiamo la maglia azzurra della Nazionale, e parlo per tutti noi, diamo il 100% e buttiamo sempre il cuore oltre l’ostacolo. Ci crediamo, ecco. Io non ho mai smesso di sognare, mai, fino al traguardo”.



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