Del Buono, un bronzo da grande

10 Marzo 2015

Agli Europei Indoor di Praga, la ventenne mezzofondista vicentina è salita per la prima volta in carriera sul podio di una grande rassegna internazionale


 

di Giorgio Cimbrico

Irresistibile ascesa di Federica Del Buono che a vent’anni e tre mesi non è più il fiorellno che avevamo amirato nella nostra serra. Di lei hanno cominciato ad accorgersi a Zurigo, l’estate scorsa, e ora a Praga: il primo podio da grande non si scorda mai. Molti anni fa quando una ragazzina del Circolo Giuliano Dalmata aveva iniziato a farsi notare, qualcuno pensò di invitare Gianni Brera a dare un’occhiata al giovane fenomeno. Gioann andò, misurò con gli occhi - le gambe erano belle, il baricentro alto – e Paola Pigni superò il primo esame.

Ne avrebbe superati altri in pista (bronzo olimpico a Monaco ’72, a un centesimo dall’argento catturato da Gunhilde Hoffmeister) e nel fango, unica italiana – con una parte di cromosomi tedeschi ereditati da mamma – a lasciar tracce nella cronologia dei record del mondo nel mezzofondo, interpretando il ruolo di suffragetta sui nascenti 1500 e 3000, e ugualmente unica a metter le mani sul titolo mondiale di cross. A Waregem 1973 e a Monza 1974. Senza contare la vittoria di Vichy 1970 quando, senza ancora l’etichetta Iaaf, il campionato si svolse in due separati atti, in Europa e in Nordamerica.

Paola Pigni non aveva paura di sporcarsi, apparteneva ancora alla scuola secondo cui la corsa campestre era il momento di formazione, morale e organico, per il mezzofondista, senza distinzione tra specialisti delle medie o lunghe distanze o delle siepi.

Quarant’anni dopo un’altra ragazzina che agli amanti dell’arte non può non ricordare certe ballerine dipinte o modellate nella cera da Edgar Degas, di fisico delicato, ma dalle gambe lunghe, il baricentro alto (Brera ne sarebbe compiaciuto) e un’innata capacità di leggere e interpretare la gara, sta ripercorrendo il cammino dell’alma mater del mezzofondo italiano: Federica ha deciso che per andare forte in pista è necessario anche essere una buona salta fossi, affrontando e domando i quasi 7 chilometri della prova di Levico Terme. Tanti per una migliarola, ma non è forse vero che qualche vecchio saggio sostiene che allungare, portarsi sui 5000, può rappresentare il futuro aureo della veneta?

Aspettando che il tempo detti nuove strategie, non resta che continuare a portare avanti questo tentativo di vite parallele tra Paola, che ha un’imponente panoplia di record personali che partono dai 400 per chiudersi con la maratona, e la freschissima Federica. La progenitrice fu terza agli Europei ateniesi del ‘69, l’erede è finita quinta a quelli zurighesi di qualche mese fa, il suo esordio sul palcoscenico importante. Sui 1500 e sui 3000 Paola tiene per il momento vantaggio: 4’02”85 a 4’05”32, 8”56”6 a 9’01”38. Sugli 800 il sorpasso è già avvenuto: Pigni ha chiuso la carriera con 2’01”95, Federica l’ha cominciata con il 2’00”58 reatino.

Ora, per Federica, nata da Rossella Gramola e Gianni Del Buono, in una riuscita unione di cromosomi adatti alla resistenza e alla brillantezza, è arrivata una medaglia su cui la Pigni non aveva messo le mani. Sono accomunate anche dal mese di nascita, dicembre. Il 12 è toccato a Federica, il 30 a Paola che ha toccato quota 69. Non è il tipo che si offenda se viene svelata l’età.

RISULTATI/Results

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