De Nard, il capitano dei prati

02 Dicembre 2016

Il 42enne bellunese ha appena concluso una lunga carriera agonistica che per ben 17 volte l'ha portato a vestire la maglia azzurra agli Europei Cross. Nel palmarès il quarto posto individuale del 2001 e quattro medaglie a squadre.


 

di Giorgio Cimbrico

Bellunese come Dino Buzzati, Gabriele De Nard è vissuto dentro la Fortezza Bastiani della sua coscienza, del suo coraggio - la corsa campestre - senza mai attendere che arrivassero i Tartari: se li è trovati sempre intorno, in concitate partenze, tra schizzi di fango, tra aghi di ghiaccio, li ha battuti e ne è stato battuto e quando la settimana scorsa, a Osimo, passato il traguardo e superata la barriera dei 42 anni - un vecio, secondo gli alpini delle sue parti - ha detto che poteva bastare così, non ha fatto che riportare alle pagine di un altro grande scrittore: tra i racconti di Ernest Hemingway ce n’è uno memorabile, “L’invitto”.

Dicono che ai giovani l'ex finanziere di Sedico ami trasmettere un messaggio semplice e efficace: “Siate cocciuti”. Lui lo è stato, sin da esordi che corrispondono anche al suo maggior successo, un titolo mondiale giovanile di corsa in montagna conquistato a Gap, luogo simbolo per lo sport italiano: Marino Basso che infilza all’ultimo metro un esausto Franco Bitossi in cima a un’erta strappacuore in un mondiale di ciclismo corso con i coltello tra i denti.

Il suo, di cuore, De Nard lo ha immerso nel fango, nell’erba bagnata, nel freddo, nella bruma: i percorsi filanti negli ippodromi o su pratoni piatti e assolati non facevano per lui. E così il miglior piazzamento in un Mondiale (trentesimo, che non è male quando tra kenyani e etiopi almeno dodici posti sono già prenotati prima del via) venne nel 2001 a Ostenda, un mare di fango che agli appassionati di eventi bellici andati in scena da quelle parti ricordavano le trincee di Passchendaele o dello Chemin de Dames.

Se l’ucraino Serhiy Lebid è il simbolo degli Europei di corsa campestre, nessun dubbio che Gabriele De Nard ricopra lo stesso ruolo in campo azzurro: 17 volte alla partenza, per un’interminabile serie di piazzamenti che ebbe il suo picco ancora nel 2001, nella svizzera Thun, dove il 27enne cadorino sfiorò il podio, quarto. In cima, naturalmente il solito biondo Lebid, davanti all’olandese Maase e allo spagnolo Jimenez. Tanta costanza, tanta volontà sono state premiate con un mucchietto di medaglie, sempre nella prova a squadre: Italia prima nel ’98, seconda nel 2004, terza nel 2009 e nel 2012. Gabriele sempre con i gradi di capitano.

Gabriele De Nard (foto Colombo/FIDAL)

Nell’atletica la fascia non c’è ma è lo stesso.

Nel cross Gabriele, alto e slanciato come un migliarolo di classe, ha trovato se stesso e ha finito anche per trovare moglie, Federica Dal Ri, trentina, e al mondo hanno messo Chiara che, a occhio tra una quindicina d’anni, dovrebbe essere al via di una prova di cross, dopo aver ricevuto i consigli di papà e mamma, due che di prati se ne intendono e che a piedi calzati nell’erba – e non a piedi nudi nel parco – hanno saputo unire un amore a un altro.

"La mia ultima gara ha chiuso un cerchio - racconta De Nard -, quello di una passione che ho avuto la fortuna di far diventare un lavoro. E' stato bello, ma sapevo che prima o poi sarebbe finita. Ho 42 anni e dopo l'intervento a maggio alla caviglia era prevedibile che sarebbe stato molto complicato tornare ad essere competitivo". Diciassette maglie azzurre agli Europei di cross, praticamente un record: "Chiudere con 18 sarebbe stato meglio, ma di tutte queste partecipazioni porto con me tanti ricordi. Dal quarto posto individuale a Thun nel 2001 alle quattro medaglie a squadre con la vittoria inaspettatissima di Ferrara nel 1998. E poi come dimenticare il quattordicesimo posto di Oeiras nel 1997 con mezza gara fatta senza una scarpa". Che cosa ti hanno insegnato tutti questi anni di corsa sui prati? "Correre è libertà e il cross è una formazione muscolare e mentale nella carriera di un atleta: un'autentica palestra per la pista. Ho visto tanti atleti passare compreso Andrea Lalli, un vero fenomeno delle campestri. Personalemente da capitano ho sempre cercato di far valere il concetto che non bisogna mai aver paura e dare tutto fino all'ultimo metro". Agli Europei di Chia ci sarà comunque una parte importante della tua famiglia. "Sì, mia moglie Federica (Dal Ri, ndr) è stata convocata, ma io e mia figlia Chiara di tre anni faremo il tifo da casa. Per adesso la nostra bambina si diverte a giocare con il cronometro e a cambiarsi di continuo le canotte delle Fiamme Gialle ed Esercito. Se farà atletica? Non lo so, ma spero davvero che anche lei scopra quanto possa essere bello lo sport".

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Gabriele De Nard con la squadra azzurra, bronzo agli EuroCross 2012 (foto Colombo/FIDAL)


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