Cheboksary, Italia settima dopo la prima giornata

20 Giugno 2015

Marco Fassinotti è secondo nell'alto con 2,28. Terzi posti per Libania Grenot (51.82), Simona La Mantia (14,22), Yadis Pedroso (55.18), Leonardo Capotosti (49.93) e la 4x100 uomini


 

di Marco Sicari

Una buona prima giornata, contrassegnata da sei podi (un secondo e cinque terzi posti) mette gli azzurri in settima posizione nel Campionato Europeo per Nazioni in corso di svolgimento a Cheboksary (Russia). Il top lo ha ottenuto Marco Fassinotti, secondo nell'alto con 2,28 al termine di una battaglia con il russo Tsyplakov, vincitore a quota 2,33. Bene la staffetta 4x100 maschile (Massimiliano Ferraro, Enrico Demonte, Davide Manenti, Delmas Obou), terza con 38.71 malgrado abbia corso nella serie più debole delle due in porogramma. Terzi posti anche per Simona La Mantia nel salto triplo (14,22 con vento regolare a +2.0), Yadisleidy Pedroso nei 400hs (55.18), Leonardo Capotosti nella stessa gara al maschile (49.93, primato personale), Libania Grenot nei 400 metri piani (51.82). Il risultato di giornata è il 14,87 (+1.7) della russa Yekaterina Koneva, già capolista mondiale stagionale (per lei la performance di classifica è un 14,98 ventoso, +2.3), ma vanno annotati anche il 21,20 di David Storl (GER) nel getto del peso, il 4,75 di Silke Spiegelburg (GER) nell'asta, l'81,64 nel martello del polacco Pawel Fajdek, e i tempi vincenti delle due staffette 4x100: il 42.50 delle donne dell'Ucraina, e il 38.21 della Gran Bretagna al maschile. In classifica generale guida la Russia padrona di casa (cinque vittorie individuali, quattro delle quali al maschile) con 186 punti, cinque di margine sulla Germania (quattro vittorie) e 10.5 sulla Francia, terza. L'Italia, pur con lo zero di Sonia Malavisi nell'asta (tre nulli alla quota d'ingresso a 3,95), è settima, a sette punti e mezzo di distacco dall'Ucraina, sesta, e con 19.5 di vantaggio sulla Spagna, ottava. Chiudono la fila, in zona retrocessione, Svezia (decima, a 42 punti dall'Italia), Finlandia e Norvegia. Domani, seconda giornata di gare: spazio, tra gli azzurri, a Fabrizio Donato nel triplo, Alessia Trost nell'alto, Chiara Rosa nel peso, Silvia Salis nel martello. Tra le stelle, l'attesa è per "le roi" dell'asta, Renaud Lavillenie.  

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LA CRONACA DELLE GARE

4x100m uomini - Arriva un altro podio per l'Italia nella prima giornata, il sesto (un secondo e cinque terzi) del pomeriggio russo. Lo portano in dote gli staffettisti della 4x100, che riescono ad inserirsi sul podio virtuale della manifestazione pur correndo nella serie più debole delle due in programma, la prima. Massimiliano Ferraro, Enrico Demonte, Davide Manenti e Delmas Obou, fanno segnare un notevole 38.71, tempo che fa capire subito che l'impresa è possibile. Ferraro non è particolarmente reattivo allo sparo (0.234 di reazione) ma poi si lancia bene come aveva fatto nella prova individuale; trova un Enrico Demonte in grande spolvero, che recupera centimetri agli avversari, cosa che fa anche Davide Manenti, per nulla appesantito dai 400 metri corsi in precedenza; c'è forse un po' troppo margine nel cambio finale, ma sono dettagli, Obou afferra il testimone e si lancia verso il traguardo, con un vantaggio immenso (gli svedesi, secondi, fanno 39.21). Nella seconda serie si vola, e dispiace che gli azzurri non possano godere del confronto diretto (è frutto del regolamento che divide le formazioni non in base ai tempi, ma sulla classifica della manifestazione un'ora prima della gara). Vince la Gran Bretagna di Kilty in 38.21, miglior tempo europeo dell'anno; la Francia di Lemaitre è seconda in 38.34, la Germania, terza, fa peggio dell'Italia (38.78) e incappa anche in una squalifica che fa tremare per gli esiti sulla classifica. Ma poi viene riammessa (e per l'Italia è meglio così, perché sottrae punti alle altre squadre). 

4x100m donne - E' giovane e bella, l'Italia mandata in campo nella staffetta 4x100. Jessica Paoletta, Irene Siragusa, Anna Bongiorni, Giulia Riva, fanno una gran bella figura, vincendo la prima serie in 43.72, tempo che pizza l'Italia al quinto posto complessivo. I cambi sono tutti (più o meno) accettabili, almeno sul piano della fluidità, ed il risultato, considerata anche la combattività messa in campo dalle ragazze, fa davvero piacere. Paoletta lancia senza difficoltà il quartetto, Siragusa si esprime bene sul rettilineo, Bongiorni corre una curva - almeno alla sensazione visiva - ai limiti dell'eccellenza, e Riva non tentenna, prendendo il testimone in testa, anzi, resiste al ritorno della Okparaebo (!), con la Norvegia che, seconda, firma il primato nazionale (43.94). Bravissime. Nella seconda serie, vince l'Ucraina con un sontuoso 42.50 (terzo crono mondiale 2015 dopo Giamaica e Stati Uniti), superando la Russia (42.99), la Germania (43.21), la Polonia (43.28) e l'Italia. A livello statistico, questo risultato potrebbe aprire alle azzurre (detto con tutte le cautele del caso) le porte del Mondiale di Pechino: si tratta infatti del quindicesimo tempo dell'anno. Il regolamento IAAF prevede infatti l'iscrizione delle migliori sedici, in una graduatoria composta a partire dal primo gennaio 2014 (e che include anche le prime otto del mondiale di staffette 2014).

Giavellotto donne - Altra piacevole sorpresa di giornata è il quarto posto di Sara Jemai, 23enne bresciana di Gavardo, che entra nelle top-four grazie ad un lancio di 54,86, non lontano dallo stagionale di 56,04. E' una gara difficile, dove in tante non riescono ad avvicinare i propri limiti. In testa la tedesca Obergfoell non smentisce il pronostico, e piazza il 61,69 della vittoria; dietro di lei, la bielorussa Khaladovich è l'unica in grado di superare i 60 metri (61,08). Alle loro spalle è bagarre, con quattro atlete in un metro; la Jemai resiste al quarto posto, e nel turno finale segna ancora un 54,23. Sono punti pesantissimi.

Alto uomini - Da protagonista, come nelle attese, ma senza la vittoria finale che avrebbe reso magistrale la partecipazione all'Europeo a squadre. Marco Fassinotti è secondo nell'alto di Cheboksary, battuto solo dal russo Tsyplakov, arrampicatosi fino a 2,33 per piegare l'azzurro.

Il ruolino del piemontese, entrato in gara a 2,18, è privo di errori fino a 2,28; fa lo stesso percorso Tsyplakov, entrato però in competizione alla misura precedente, 2,14. A quota 2,31 si decide la gara: sbagliano entrambi alla prima, ma alla seconda il russo vola oltre l'asticella. Fassinotti, dopo il secondo errore, si ferma, e rimanda il tentativo finale a 2,33, senza però riuscire nell'impresa. Tsyplakov si esalta, e ce la fa ancora, eguagliando il personale, pur avendo di fatto già vinto la gara (poi, ancora un salto a 2,35, mancato, prima di fermarsi). Il secondo posto di Fassinotti è il miglior risultato di un azzurro nella prima giornata: l'Italia, prima delle staffette, è settima, con dieci punti di margine sulla Spagna, ottava, e quattro e mezzo di ritardo dall'Ucraina. "No, non posso essere contento - le parole di Marco Fassinotti - fare 2,28 in gara non dovrebbe più essere per me un risultato da tenere in considerazione, visto che questa è una quota che in allenamento mi capita di superare anche con rincorsa ridotta. Sono venuto a Cheboksary per testarmi nel corso di gare istituzionali, per sentire la pressione di questo tipo di competizioni. E l'ho fatto scegliendo liberamente, in accordo con il mio allenatore, non perché mi sia stato imposto, ci tengo a chiarirlo".

Lungo uomini - Altra gara poco felice per l'Italia, come purtroppo nelle attese, vista la girandola di candidati a vestire la maglia di titolare nella vigilia. Emanuele Catania fa quel che può, ma si ferma a 7,39 (+0.6), in una serie contraddistinta da un nullo e da un 7,31. Vince il russo Alexsandr Menkov, il campione del mondo di Mosca, con un buon 8,26, per un soffio entro i limiti dell'anemometro (+2.0).

3000m siepi donne - Non va bene, purtroppo, a Valeria Roffino, che si stacca presto dal gruppo, e termina al decimo posto in un normale 10:18.10. Davanti, è una recita solitaria per la tedesca Felicitas Krause, che si impone in 9:46.49. L'Italia perde punti rispetto alle contendenti dirette, ma è saldamente al settimo posto.

1500m uomini - La gara delle gare, il miglio metrico, non smentisce la sua fama di territorio tattico per eccellenza. Per più di mille metri si guardano un po' tutti, in attesa del trascorrere del tempo e del momento di passare ad una prova di velocità lanciata. Scoppia la bagarre, e salgono le quotazioni del polacco Marcin Lewandoski, vecchia volpe dei finali di gara; la sopresa però arriva nei metri finali, con il russo Valentin Smirnov che beffa l'avversario di tre centesimi (3:52.03 contro 3:52.06). Joao Bussotti Neves Lotta come può, si allarga fino alla terza corsia, ma non riesce ad andare oltre il nono posto (3:53.06).

400hs uomini - La caratura tecnica del risultato è probabilmente un po' meno rilevante di quella attribuibile al crono della Pedroso, ma il 49.93 ottenuto da Leonardo Capotosti, magnifico terzo sul traguardo, emoziona tanto quanto il risultato della collega di specialità. Il ternano (trasferitosi a Rieti da diverse stagioni per farsi seguire da Roberto Bonomi) è autore di una gara priva di sbavature. Buon avvio, sollecitato, all'interno, dalla presenza del russo Kudryavtsev, ritmo di tredici fino al quinto tenuto senza problemi. Al cambio l'azzurro è ancora in scia, e non si stacca per tutti i residui intervalli. Nei 40 metri conclusivi, quando la forza diventa protagonista, la battaglia è a colpi di clava, e Capotosti non si tira indietro. Il russo, già vittorioso lo scorso anno, e bronzo agli Europei di Zurigo, vince in un ecellente 48.66 (primato personale e dei campionati, settimo crono mondiale 2015), davanti al polacco Dobek (49.04, PB) e a capotosti (49.93): "A 49 secondi è un'altra atletica - racconta l'atleta umbro - questo è un risultato che mi ripaga di tanti sacrifici, ma che sento comunque di poter migliorare. Il mio obiettivo diventa il minimo per i Mondiali di Pechino, che potrei avvicinare anche solo portando i 13 passi fino al sesto ostacolo. Sia il mio allenatore Bonomi, sia Fabrizio Mori (qui in azzurro nello staff tecnico, ndr) mi avevano detto di correre così, anse se, a dirla tutta, credo di aver fatto bene, ma non benissimo".

400hs donne - La sorpresa di giornata (alla luce dell'andamento stagionale), e probabilmente una delle cose più belle fatte dagli azzurri dal punto di vista tecnico. Yadis Pedroso corre in maniera superlativa nella serie migliore dei 400hs, e ottiene un 55.18 che vale il terzo posto nella gara, e la quinta prestazione europea dell'anno (quattordicesima mondiale). A vincere è la britannica Child (54.46), la favorita della vigilia, che si presenta però sul rettilineo finale appaiata con l'azzurra, che le sta all'interno, in seconda corsia. Sull'ultima barriera la Pedroso è meno aggressiva dell'avversaria, e da dietro risale anche l'ucraina Titimets, che sfodera un finale prodigioso ed è seconda (54.75); Yadisleidy è terza, vicinissima, in 55.18. "Ho corso veramente bene, sono felice - racconta la Pedroso, euforica - all'ottavo ostacolo ho pensato che avrei potuto vincere, e credo di essermi anche emozionata un po'. Sull'utlimo ostacolo, sono salita troppo verso l'alto, e quindi sono ricaduta sopra l'appoggio, una cosa che costa molto, sul rettilineo conclusivo. Ma va bene, io quando corro con la maglia azzurra addosso sento tutta un'altra forza, è bellissimo: corro nei meeting, in giro, ma con la Nazionale è un'altra cosa...Ora sarò in gara a Sopot, in Polonia, dove conto di crescere ancora".

Martello uomini - La botta di Pawel Fajdek, misurata a 81,64 (record della manifestazione) sorprende fino a un certo punto, considerato il palmarés del polacco. Piace Marco Lingua, che è quinto con 72,98, e sfiora il podio con un nullo di pedana, al terzo tentativo, atterrato visibilmente oltre i 75 metri. Il piemontese conferisce nuova solidità alla classifica italiana: la squadra azzurra è saldamente al settimo posto.

3000m donne - Non si poteva chiedere di più a Margherita Magnani, al rientro agonistico dopo un lungo stop per infortunio. La romagnola è quinta in 9:24.81, al termine di una prova giudiziosa. Il ritmo è sonnolento, come sempre in gare in cui a contare è solo il piazzamento; l'andatura tattica lascia comunque sul terreno diverse avversarie, e l'azzurra si fa apprezzare per la calma con la quale segue le migliori. Nell'ultimo giro si accendono le polveri, e l'italiana mette in campo tutto quel che ha in questo momento della stagione.

Sono ancora punti preziosi per l'Italia, che è ottava, a un punto e mezzo dalla Spagna. 

400m uomini - L'infortunio di Matteo Galvan ha lasciato un buco difficile da colmare nello schacchiere azzurro. Davide Manenti, sprinter prestato al giro di pista, si batte come può per limitare i danni, ed il suo comportamento va decisamente apprezzato. Chiude in 46.84, non lontano dal personale di 46.66, ma certo non basta per collocarsi nella parte alta della classifica. Il piemontese è nono, nella lista guidata dal 45.09 del britannico Jarryd Dunn; in cinque fanno segnare nuove progressi (quattro personali, tra cui il record bielorusso, il 45.43 di Linnik, ed uno stagionale).

Triplo donne - Il sorriso di Simona La Mantia è una delle immagini più belle della giornata. Gli occhi sono lucidi, perché gli ultimi due anni, costellati di infortuni (e con i tendini sempre doloranti) non hanno prodotto frutti. Sulla pedana di Cheboksary, la palermitana torna quella dei tempi migliori, e si piazza al terzo posto con un significativo 14,22 (+2.0), con altri due salti oltre i 14 metri (14,10 e 14,05). Vince la russa Yekaterina Koneva, che piazza una serie strepitosa, dove il 14,98 che fa classifica è sì ventoso (+2.3), ma di poco superiore ad un 14,87 regolare (+1.7). "Dopo aver piazzato il primo salto per la squadra - le parole della La Mantia - ho saltato solo per me, e sono felice che sia arrivato questo risultato, perché io non ho mai mollato, ho continuato ad allenarmi e gareggiare anche quando le cose andavano male. Ora comincia la mia vera stagione, posso guardare con serenità ai mesi che mi sono davanti, cercando di costruire al meglio la mia partecipazione ai Mondiali di Pechino. Sarò a Madrid, ma vorrei tanto riuscire a trovare posto nella tappa di Parigi della Diamond League".

5000m uomini - Jamel Chatbi porta a termine il compito che gli era stato affidato: far corsa regolare, e raccogliere più punti possibile. Alla fine è quinto in 14:16.54, al termine di una corsa ad eliminazione, vinta dal francese Amdouni (14:04.63).

400m donne - Libania Grenot corre da protagonista, ovvero nell'unico modo che conosca. Grande partenza, e 250 metri nettamente avanti a tutte, prima di subire la lenta rimonta della francese Flora Guei (l'europea più in forma) e della russa Mariya Mikhailyuk, che la infilano nella seconda parte dell'ultimo rettilineo. Il crono dell'azzurra non è da disprezzare 51.82, poco meno di tre decimi dalla vincitrice (51.55) e poco più di due dalla seconda classificata (51.59). "Sono contenta, non ho nulla da rimproverarmi - il commento della Grenot nel dopo gara - ho corso come devo, in questo momento della stagione correre in 51.80 va bene, ci sono ancora due mesi prima dei Mondiali, e tanto lavoro da fare in allenamento. Mi piacerebbe correre i 200 metri, perché sento di essere al top nella velocità ora, vedrò di farlo prima di rimettermi al lavoro". Domani, per lei, l'impegno con la staffetta 4x400. 

Peso uomini - La precedente esperienza di Daniele Secci nell'Europeo a squadre (l'undicesimo posto di Braunschweig) non era stata di quelle da ricordare. Un anno dopo, il romano mette in pedana tutt'altro piglio, e chiude all'ottavo posto, ma soprattutto, con il suo 18,68, rimane a meno di 20 centimetri dal primato stagionale all'aperto (18,85, indoor ha già ottenuto 19,56). Un piccolo progresso che va comunque segnalato. Vince il tedesco David Storl, il numero uno europeo della specialità, che realizza nell'ultima prova a disposizione un significativo 21,20.

Disco donne - In una gara di difficile interpretazione, soprattutto nelle battute iniziali, per via del forte vento, Valentina Aniballi si piazza al nono posto, con un miglior lancio di 52,79 (serie: 45,62; 52,79; N). Lo stagionale di 58,55 è lontano, ma non è solo la reatina a peggiorarsi: in tante, e molto più titolate di lei, rimangono anche ad oltre cinque metri dai propri limiti. Vince la francese Melina Robert-Michon, unica a mantenersi dalle parti dei propri standard, con 62,24.

Asta donne - La gara di Sonia Malavisi finisce subito, e clamorosamente, con tre nulli alla prova d'entrata di 3,95. Nessuna misura per lei, e soprattutto zero punti per l'Italia, in una gara che praticamente, per il vertice, deve ancora iniziare. La romana - è doloroso ma va detto - coglie il secondo NM di fila, ad appena una settimana da quello che ha contraddistinto la sua partecipazione ai campionati Under 23 di Rieti. Vince Silke Spiegelburg con 4,75, dopo una lunga battaglia con la russa Sidorova (4,70).

800m donne - Il livello degli 800 metri al femminile, in Europa, è più elevato della media della maggior parte delle altre discipline. Lo si vede chiaramente anche a Cheboksary, dove ad imporsi, con rimonta finale, è la francese Lamote, in 2:00.18 (passaggio a metà in 59.20). Irene Baldessari,22enne trentina al debutto in azzurro, si difende come può, ed è brava ad agguantare, con le unghie e con i denti, anche il primato personale, 2:04.23 (sette centesimi meno del precedente, il 2:04.30 corso una settimana fa ai campionati di categoria di Rieti). Il crono le vale però solo l'undicesimo posto, facendo scivolare l'Italia dal quinto all'ottavo posto parziale.

100m uomini - Si comporta molto bene, Massimiliano Ferraro. Esce dai blocchi nettamente in testa, e chiude vincendo la prima delle due serie (la più debole del lotto) in 10.56, crono che necessita però di un approfondimento: il tempo è infatti appesantito dal dato dell'anemometro (-3.4), cifra che rende onore allo sforzo del bravo 24enne sprinter napoletano. Dopo di lui, Christophe Lemaitre conferma il pronostico, chiudendo in 10.26 (-1.7) e lasciando il britannico Richard Kilty a un decimo (10.35). L'infortunio dello spagnolo Rodriguez toglie un avversario scomodo, ma a conti fatti quella di Ferraro è una piccola impresa, perché nella classifica conclusiva è quarto, portando ben nove punti alla causa azzurra.

100m donne - La britannica Ashia Philip si aggiudica la prima gara della giornata, correndo, nonostante il metro e mezzo di vento contrario (-1.4 m/s) in un buon 11.26. Jessica Paoletta è brava e fortunata, perché corre in 11.75, concludendo al sesto posto, e sfrutta nel miglior modo possibile il vantaggio concessole dal muro d'aria contrapposto alle protagoniste della prima serie (-4.3 m/s). La più veloce del lotto, la norvegese Okparaebo, atleta di valore internazionale assoluto, corre in 11.79, 4 centesimi più lenta dell'azzurra.

 



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