Andrei, l’oro della dedizione al lavoro

09 Giugno 2020

LÒRIGA STORY - Il viaggio tra gli olimpionici azzurri: la vittoria nel peso a Los Angeles 1984 e quelle gare giovanili allo Stadio dei Marmi. “Lì ho capito: per primeggiare bisogna faticare”

 

I miei ricordi - Avendo conosciuto personalmente gli olimpionici dell’atletica italiana ve li ricordo, con particolari talora inediti delle loro carriere. Vanni Lòriga

Los Angeles, Memorial Coliseum. 11 agosto 1984, ore 19.12 locali: al terzo lancio nella gara di getto del peso Alessandro Andrei scaglia l’attrezzo a 21,26 metri, misura che gli darà il titolo olimpico. Ma solo quando il tabellone luminoso convertirà la misura metrica in quella cosiddetta imperiale, dagli 80.000 spettatori si leverà un boato di ammirazione: si tratta esattamente di 69 piedi e 8 pollici. Unico deluso è proprio Andrei perché ha fallito di poco il primato olimpico di Kiselyov, quel 21,35 che corrisponde a 70 piedi e 4 pollici.

Prima di proseguire mi sembra doveroso ricordare che boato simile si levò dal pubblico durante la cerimonia di apertura quando il presidente del CIO Juan Antonio Marchese di Samaranch y Torello citò El Pueblo de Nuestra Señora la Reina de los Ángeles sobre El Río Porciuncula. A dimostrazione che la California ha antiche radici spagnole ed ancor più italiane, da quando lì giunsero i Francescani... 

Storie della terra di Gallura e di Garibaldi
Tutti sanno, ed è facile verificarlo, consultando il sito federale o qualsiasi sua biografia, che Andrei migliorò per tre volte il primato mondiale esattamente tre anni ed un giorno dopo Los Angeles: Viareggio 12 agosto 1987 con lanci a 22,72; 22,84; 22,91, con una media nei sei lanci di 22,628 metri. Ma intendo ora raccontare fatti e storie meno noti che ho verificato parlando con Alessandro e con Roberto Piga, il suo demiurgo. Che è originario di quella sub-regione sarda che corrisponde al Giudicato di Gallura.

Nel quale territorio che fu dei Visconti hanno radici l’italiano più veloce (Filippo Tortu da Tempio Pausania); l’allenatore del migliore pesista nazionale (Roberto Piga da Aggius) e, senza nessun merito particolare, chi firma queste righe da Luras, il paese che vanta l’albero più antico d’Europa, l’olivastro di Santu Migali. Non posso lasciare la mia Gallura senza ricordare che fu terreno di caccia di Giuseppe Garibaldi quando viveva a Caprera. E sicuramente nutriva una certa ammirazione per Caterina Serra, nonna di Roberto, alla quale donò una catenina d’oro. Che la nonna lasciò in eredità alla pronipote che per prima si fosse laureata in medicina. E infatti adesso cinge il collo della dottoressa Cecilia Piga, figlia ovviamente di Roberto...

Paola Pigni e Pietro Mennea esempi di vita
Finalmente s’inizia la storia sportiva di Andrei. Prima gara di Alessandro, primavera del 1974, negli studenteschi del Tecnico Galileo Galilei. Si classifica quinto ma non sfugge all’occhio attento di Roberto Piga che rimane impressionato dalla sua velocità. Va a trovare mamma Cesarina a Scandicci, dove abita in via Bellini. È contenta che suo figlio pratichi un po’ di sport che lo tenga occupato e comincia a frequentare la palestra dell’Assi Giglio Rosso, che Roberto e i suoi allievi hanno ricavato scavando sotto la sede sociale.

Sempre nel 1974 Alessandro partecipa alla finale nazionale dei Giochi della Gioventù a Roma, Stadio dei Marmi. Si classifica al decimo posto... “Ma si tratta della gara - ci racconta ora - cha amo di più insieme alla finale olimpica. In quella occasione capii la cosa fondamentale: se vuoi primeggiare devi lavorare duro”. Ed oltre ad affidarsi a Piga fece riferimento a due campioni italiani che furono d’esempio per intere generazioni. Si trattava di Paola Pigni e Pietro Mennea, i fenomeni dell’applicazione senza confini.

In più, ci ricorda ancora Alessandro: “Trascorsi alcuni periodi di allenamento in California, in quell’ambiente statunitense in cui tutti hanno non il diritto ma il dovere di realizzare un sogno”. E naturalmente, su tutto, c’è il lavoro in palestra per incrementare la forza e per innovare lo stile.

Cercherò di spiegare tutto e meglio nelle prossime settimane, nell’ultimo capitolo di questa storia, sintetizzando i fondamentali testi scritti da Roberto Piga.

Le scarpe numero 46 possono salvare una vita
Ultimi aneddoti che racconto perché sicuramente curiosi e anche benauguranti. Proprio nel 1984 agli Europei indoor di Goteborg (nel corso dei quali il mai abbastanza ricordato Donato Sabia vinse il titolo degli 800 metri) Andrei si classificò al terzo posto. Da parte mia accusai un fastidio al piede destro, per cui non potevo neanche indossare le scarpe. Chiedemmo soccorso ad Alessandro che mi prestò le sue scarpe da allenamento, numero 46. Rientrato a Roma gliele rimandai con un biglietto di ringraziamento: “Non so se salverai l’atletica italiana a Los Angeles ma sicuramente hai salvato il sottoscritto…”. E successe proprio ciò che speravo.

In altra occasione mentre visitavo a Firenze la loro palestra (fra gli altri c’era il bravissimo Montelatici) notai un ragazzino che si allenava con loro. Mi dissero che era anoressico e che temeva d’ingrassare. Mi risulta che abbia risolto tutti i problemi. Il fatto mi indusse a realizzare una inchiesta dal titolo “Fratello Sport” che trattava casi simili di problemi risolti con una sana ed appropriata attività motoria. Ci vinsi nel 1988 il premio CONI-USSI, e ringrazio per questo tutti i pesisti fiorentini, piccoli e grandi.

P.S. Non tutti ricordano che nel 1982, prima di essere arruolato nella Polizia di Stato (è Ispettore Superiore in pensione) Alessandro prestò alcuni mesi di servizio nell’Esercito, prima al CAR di Orvieto e poi bersagliere alla Compagnia Atleti alla Cecchignola. Detiene ancora il record sociale con 19,92 realizzato il 21 luglio, secondo agli Assoluti, vinti dal citato Marco Montelatici. Un giorno andrà scritta la storia completa del pesismo fiorentino.

ALESSANDRO ANDREI
Nato a Firenze il 3 gennaio 1959
Presenze in Nazionale: 62
Campione olimpico del peso a Los Angeles 1984
La scheda su fidal.it

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