Ancona: Paissan 6.84 sfiora il primato

11 Febbraio 2017

Nella prima giornata dei Campionati Italiani Allievi indoor lo sprinter trentino corre in 6.86, 6.87 e poi arriva a un centesimo dalla MPI. La cronaca gara per gara.


 

di Raul Leoni

Campionati Italiani Allievi indoor in corso (sabato 11 e domenica 12 febbraio) al Palaindoor di Ancona hanno assegnato i primi 9 titoli. Oggi, con 6.84, Lorenzo Paissan doppia il suo titolo tricolore al coperto e arriva ad un solo centesimo dalla MPN sui 60 metri, molto datata (6.83 di Michele Lazazzera, risalente al 1985), dopo aver corso già 6.86 in batteria e 6.87 in semifinale. Alle spalle del trentino si rivela il calciatore oristanese Lorenzo Patta (PB a 6.91). Una prestazione di vertice dalla pedana dell’asta, in una finale di eccellente spessore complessivo: Ivan De Angelis, romano classe 2001, sale a 4.80 e poi rinuncia a provare la quota del record di categoria, dieci centimetri più in alto. Ancora dalle pedane gli altri risultati migliori della giornata: nel lungo 7.30 del friulano di Gemona Davide Rossi, davanti al campano Alessandro Marasco (7.22), mentre al femminile incrementa il PB (5.92) la campionessa in carica del triplo Camilla Vigato. Il confronto dell’alto allieve si decide a favore di Rachele Bovo (1.75), mentre un gran progresso del peso porta nuovamente al tricolore la figlia d’arte Ludovica Montanaro (14.23). Anche nella finale dei 60 al femminile si rispettano le tradizioni familiari: vince Eleonora Alberti (7.72, ma 7.70 in semifinale, per la figlia dell’ex lunghista azzurra Antonella Avigni), davanti alla rivelazione romana Chiara Gala (7.75). E tuttavia il miglior crono di giornata – semifinale in 7.66 PB – lo firma un’altra figlia d’arte, Rebecca Menchini. Nella marcia donne vince la romena di Limbiate Lavinia Lacatus – il suo 14:22.63 non può entrare a pieno titolo nella top-10 italiana all time – mentre il livornese Davide Finocchietti diventa il miglior sedicenne di sempre sui 5000m (21:45.98, settimo in graduatoria allievi). E anche Riccardo Orsoni, 21:56.80, fa il suo ingresso tra i primi dieci al coperto.

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ALLIEVI PRIMA GIORNATA

Maschili

Marcia 5000m (finale) – Il copione, almeno in partenza, sembra già scritto: Andrea Orsoni e Davide Finocchietti sono i campioni cadetti delle ultime due stagioni - entrambi sono allenati da ex cinquantisti, Roberto Cervi e Massimo Passoni - e nell’ultimo mese si sono tolti a vicenda la MPN dei 3000 metri indoor. Ma ora sono al primo confronto diretto sulla distanza canonica: in ogni caso, al passaggio del terzo chilometro sono ancora appaiati, 13:05.7 per il cremonese di Piadena, un paio di decimi in più per il livornese. E poi Finocchietti fa il break decisivo: Orsoni resta indietro progressivamente, prima che il distacco si stabilizzi. Quando il toscano arriva in fondo, si tirano le somme: 21:45.98 è il miglior tempo di sempre per un sedicenne, 21:56.80 il nuovo PB anche per Orsoni, rispettivamente settimo e decimo nella lista di categoria al coperto. Esulta anche il trentino Aldo Andrei, sia pure a distanza di sicurezza dalla coppia di testa: a ottobre era stato quinto nella finale cadetti sulla pista di Cles, ora ha un motivo in più per festeggiare (23:18.32 PB).

Asta (finale) – I protagonisti dei concorsi, qui al Palaindoor, ce la mettono tutta per coinvolgere la tribuna: gli astisti non vogliono essere da meno delle altre pedane, nonostante una progressione infinita verso le medaglie (tempo-gara al limite delle quattro ore). Il livello complessivo è importante, basti dire che a quota 4.65 si danno ancora battaglia in sei e fioccano i miglioramenti personali. Alla fine Ivan De Angelis, che si allena all’Infernetto nel settore giovanile della Finanza, contribuisce all’ennesimo titolo giovanile del tecnico Emanuel Margesin (tra l’altro ex azzurro della specialità). Questo romano di Casal Palocco sale prima fino a 4.70 ed è già PB, poi a 4.80: molto meglio del suo primato cadetti al coperto, quarta prestazione di sempre che lo lascia soddisfatto e anche svuotato di energie (tanto da non provare quei 4.91 che potrebbero dargli il record allievi già al primo anno).

Alle spalle del neo-tricolore una serie di abituali frequentatori dei podi di categoria, con l’argento di Giantommaso Bentivoglio (4.65) e due bronzi a pari merito sul petto del romano di Monteverde Leonardo Orlandi e del francese di famiglia ivoriana Pierre Ahoua, già campione cadetti allenato a Vigevano da un altro ex nazionale, Andrea Giannini.

60m (finale) – Stavolta a Lorenzo Paissan manca solo un centesimo per riscrivere la storia: 6.84, gap minimo che basta però a Michele Lazazzera per restare in testa alle liste di categoria. Non si può dire che il trentino non ce l’abbia messa tutta: tre corse convinte e determinate, che hanno strappato applausi al Palaindoor. Nulla da dire: mentre invece c’è da dire di Lorenzo Patta, l’autentica rivelazione di questa edizione tricolore. Il ragazzo di Oristano scende ancora, a 6.91: ora toccherà al suo tecnico Valentina Piras convincerlo a dedicarsi allo sprint, respingendo le sirene dei campi di calcio. Vedremo cosa succederà, intanto il nigeriano di Turate, Ruskin Molinari – che non ricorda le sue precise origini, prima dell’adozione – strappa un bel terzo posto in 7.04: l’altro aspirante al podio, Matteo Perugini, viene infatti squalificato per una falsa partenza, in realtà un movimento prima dello start.

400m (batterie) – Vedremo le batterie dei 200 metri, domattina, ma ben pochi hanno osato sfidare Edoardo Scotti oggi sul doppio giro: il capolista stagionale lombardo, trasferitosi a Parma e ora con la maglia del locale Cus indosso, in pratica passeggia e chiude a 50.63. Tanto che il miglior tempo del turno (50.37) lo mette a segno Leonardo Puca, l’aquilano di San Demetrio che a Sulmona 2015 aveva dominato la finale dei 300 ostacoli tra i cadetti.

60m (semifinale) – Lorenzo Paissan non demorde e brucia il rettilineo in 6.87: ma il bello della faccenda è che anche il calciatore di Oristano Lorenzo Patta scende per la prima volta in carriera sotto il muro dei sette secondi (6.96). Davvero una bella scoperta questo ragazzo, che si è avvicinato alla pista solo dieci mesi fa, con i Regionali studenteschi. Scendiamo nella lista dei finalisti e troviamo il brianzolo Mattia Donola (7.03), che si allena a Saronno con Fernanda Morandi e talvolta scende a Rieti dal tecnico Roberto Bonomi. Poi l’etrusco di Tarquinia Matteo Perugini, leggermente più lento che in mattinata (7.05). E trova una corsia nella finale anche Ruskin Molinari, un ragazzo adottato in Nigeria da una famiglia di Turate.

Lungo (finale) – Una gran bella finale, i primi sei riscrivono il proprio personale al coperto (quasi tutti “ogni impianto”), tre oltre i sette metri: e in diversi sono già titolati a livello giovanile. Non è una novità Davide Rossi, che è stato portato in pista a Gemona dalla mamma ex sprinter e non per nulla si affida ad una rincorsa velocissima: 7.30 è la quarta misura di sempre per la categoria. Poi il finalista europeo di Tbilisi, Alessandro Marasco: 7.22 e una serie eccellente per il lungo crinito reclutato a Battipaglia da Cosimo Melchionda. Sopra i sette anche il campione italiano dei multipli, Francesco Ruzza (7.04): un problema al piede ha portato il veneziano di Caorle dalla pedana dell’alto a quella del lungo e comunque domani potrebbe giocarsela anche nella sua specialità di parata. Onore al merito anche per l’ex campione dell'esathlon cadetti Riccardo Filippini (6.96 il bel riscontro del romano di Lanuvio). 

60m (batterie) – Primo squillo di giornata: Lorenzo Paissan scende già in batteria a 6.86, ossia a 3/100 dalla MPN italiana di Lazazzera, molto datata (1985). L’allievo di Giorgio Tovazzi non si pone limiti, ma vuole approfittare di ogni occasione: “Ho limato qualche difetto tecnico dell’ultima uscita a Modena”, ammette il ragazzo trentino. Fatto sta che il secondo della mattinata è già molto distanziato, il l’ex cestista di Tarquinia Matteo Perugini (7.01) e la fresca novità oristanese Lorenzo Patta (ancora attivo sui campi di calcio) firma 7.08. La lista dei semifinalisti è molto compatta, sul piano cronometrico: le semifinali, tra poco più di un’ora, già chiariranno molte cose, anche se resta in posizione defilata il miglior cadetto della scorsa stagione Raffaele Di Maggio.

Femminili

Lungo (finale) – C’è tanta sostanza in queste due serie, tanto che restano fuori dai tre salti di finale due ex campionesse cadette come Veronica Zanon e Alice Rodiani (la quale, peraltro cercherà la rivincita domani nel triplo). Tra l’altro ben due ragazze della prima serie vengono promosse tra le prime otto, la migliore delle quali – 5.54, poi incrementato a 5.64 - è la meranese Anna Menz (allenata da Canzio Ravasi e, durante gli studi fiorentini, seguita pure da Gianni Cecconi): solo lontana cugina dell’astista Manfred Menz e di tutta la dinastia atletica targata Sportclub. Detto questo, si arriva alla lotta per il titolo, che in realtà viene decisa da un primo salto di Camilla Vigato a 5.92: la mestrina, seguita da Enrico Lazzarin, mette a segno un ottimo match-ball per la doppietta che domani tenterà nel triplo. Poi la campionessa cadette uscente, Veronica Crida, miglioratasi anche lei a 5.74: gran progresso per la biellese di Camburzano, che mostra di avere un notevole killer-istinct nelle gare calde. Poi la già citata Anna Menz, sorprese di giornata: 5.64 le consente, a pari misura, di precedere Adanis Cuesta (la cubana di Mantova, in partenza leader stagionale della specialità).

 

60m (finale) – Non parte Aurora Berton e questo toglie sicuramente qualcosa alla finale: ma di pepe ce n’è in abbondanza, considerati i riscontri dei primi due turni. Può darsi che siano rimaste un po’ di scorie, dalle altre volate di giornata: Eleonora Alberti svetta in 7.72, peggiorando il tempo della semifinale, e poi non c’è Rebecca Menchini, perché la regina dello sprint cadette 2016 viene bruciata dalla rivelazione Chiara Gala. La romana dell’Eur è in giornata di grazia, tre volte sotto il personale di partenza: qui 7.75 per conquistare l’argento davanti alla figlia d’arte cossatese. Anche la neo-campionessa ha sangue “azzurro” nelle vene, visto che la mamma Antonella Avigni è stata prima nazionale dello sprint e poi eccellente lunghista.

400m (batterie) – Ci vogliono gli stimoli giusti per andar forte e – a differenza della gara maschile – qui fioccano i tempi di rilievo. Come il 55.71 di Eloisa Coiro: pungolata a dovere da Alessandra Bonora (57.05 PB), la romana diventa la quinta di sempre. Spinta dalla tribuna, la marchigiana Emma Silvestri si esibisce in una batteria che vale una finale: 56.50 è PB, alle soglie di una posizione tra le prime dieci allieve di sempre, notevole davvero per una “primo anno”. E la leader stagionale Elisabetta Vandi deve penare più del previsto per strappare la qualificazione diretta a Federica Cavalli (56.95 per la doppia figlia d’arte, contro 57.43 della bolzanina). Più controllata l’altra favorita, Letizia Tiso – medagliata con la staffetta europea di Tbilisi – che fa poco più di un allungo in 57.03.

Alto (finale) – Il tricolore lo veste Rachele Bovo, veneta di Adria che ha scoperto l’alto a Ferrara con l’ex primatista italiano Marcello Benvenuti: 1.75 per una gara che ha riservato contenuti tecnici apprezzabili complessivamente, anche se non paragonabili a quelli di alcune edizioni anche recenti (vedi i duelli Trost-Rossit e poi Omoregie-Furlani). Poi vanno sul podio due ragazze che hanno entrambe una “connection” personale con la Nigeria: Rebecca Pavan (1.73, già campionessa cadette) perché adottata in Nigeria da una famiglia veronese, e Benedetta Trillini (1.71) – che non ha alcuna relazione con l’olimpionica del fioretto, la leggendaria Giovanna Trillini – ma il cui papà marchigiano e la mamma nigeriana, entrambi operanti nel mondo della moda, si sono incontrati a Milano. Il bello è che Benedetta ha i capelli rossi e le lentiggini, come un’irlandese doc.

Marcia 3000m (finale) – La romena di Limbiate Lavinia Lacatus non lascia il trono della marcia allieve conquistato un anno fa nei Tricolori all’aperto di Jesolo: bastano un paio di giri per lanciare la ragazza di Baia Mare, trasferitasi da noi nel 2012 e allenata da Michele Castaldo, in una volata solitaria verso il titolo di categoria (14:22.63 è il PB, anche se non può ancora entrare a pieno diritto nella top-10 delle liste italiane). La lotta per il podio è poi un derby tra atlete pugliesi, in particolare tra una componente della Don Milani seguita da Tommaso Gentile e una brindisina di Fasano, allenata da Vito Vasta: seconda (14:51.87) è Alessandra Lentini, che aveva scoperto la marcia già a Palermo – dove il papà finanziere era in servizio prima di rientrare a Mottola – e terza Alessia Mastronicola, 14:53.88 per la portacolori dell’Alteratletica Locorotondo, azzurra agli Europei di Tbilisi nella passata stagione.

60m (semifinale) – Si comincia a fare sul serio e lancia un segnale anche Dalia Kaddari, la grande delusa degli ultimi Tricolori cadetti di Cles: nella prima semifinale la sarda di Quartu Sant’Elena impegna Eleonora Alberti fin sul traguardo e finisce ad un’incollatura (7.70 a 7.73). Nella seconda Aurora Berton risponde con un 7.73 leggermente più lento rispetto alla prima volata: ma si sa che il turno intermedio, a questa età, può creare qualche problema e poi si piazza l’allieva di Luciano Caravani, Margherita Zuecco (7.80). Che sarà una grande finale ce lo ricorda Rebecca Menchini nell’ultimo start: PB a 7.66, un tempo che si fa guardare e sfiora la top-10 di categoria all time. E insiste la romana Chiara Gala, sempre più veloce (7.73). Appuntamento alle 17.15 e scopriremo cosa ci riserva ancora la trama di questa storia.

Peso (finale) – Si presentano in 19 sulla pedana che – come di consueto - assegna il primo titolo della rassegna tricolore. Lo scorso anno, dietro la dominatrice Sydney Giampietro, la lotta era stata davvero vivace e anche in questa edizione è più o meno stesso: si sale e si scende dal podio con una certa frequenza. Alla fine esulta Ludovica Montanaro, la ragazza di Chieti che dopo aver praticato basket ha ceduto alla spinta della tradizione familiare: il papà Lucio, che la allena, è stato nazionale giovanile e buon specialista anche del disco. Il display mostra 14.23, gran bel miglioramento rispetto al recentissimo 13.26 e ancor più rispetto all’ultima stagione cadette, con la maglia tricolore di Cles. E’ contenta anche Letizia Pepe, la friulana di Tolmezzo che arriva a 13.72 e costringe la favorita Emma Peron al terzo gradino (13.53 per la finalista europea del disco, reduce dal 14.32 di giovedì sera a Schio, tuttora leader stagionale).  

60m (batterie) – Un esercito di ragazze sui blocchi, otto batterie: logico che la scrematura sia già importante (si entra tra le 24 semifinaliste a 8.02). La più veloce è Aurora Berton, la finalista europea dei 200m a Tbilisi: 7.70 il tempo con il quale l’allieva di Manuela Mazzero si mette dietro in questo primo turno le due favorite e figlie d’arte Eleonora Alberti (7.75) e Rebecca Menchini (7.77). La rivelazione della mattinata, sia pure parziale, è Chiara Gala: la ragazza dell’Acsi Italia, romana dell’Eur allenata da Tiziana Tavoni, lima a 7.77 il suo PB di partenza.

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Benedetta Trillini, Rachele Bovo e Rebecca Pavan (foto Renai/FIDAL)


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