Amsterdam, Grenot bis d'oro

08 Luglio 2016

L'azzurra si conferma campionessa europea dei 400 metri, con un eccellente 50.73. Chatbi è quinto nei 3000st, Galvan è ottavo nei 400, Manenti sesto nei 200. Finali per Benedetti (800) e Magnani (1500)


 

Arriva la prima medaglia per l'Italia all'Europeo di Amsterdam. La regala Libania Grenot, che si conferma campionessa europea dei 400 metri - dopo l'oro di due anni fa a Zurigo - dominando una finale davvero priva di storia (50.73). Matteo Galvan è ottavo (45.80) nei 400 al maschile vinti dal britannico Rooney (45.29), mentre Davide Manenti è sesto nei 200 metri (20.66, v. -0.9) dello spagnolo Hortelano (20.45, dopo la squalifica dell'olandese Martina, già oro nei 100). Nei 3000 siepi dominati dal francese Mehissi Benabbad, Jamel Chatbi è quinto (8:32.43), con Abdoullah Bamoussa ottavo (8:35.35), e Yuri Floriani nono (8:35.94). Ahmed El Mazoury è ottavo nei 10000 metri (29:29.36). Quindicesimo posto per Stefania Strumillo nella finale del disco (55,78). Qualificati alle finali del weekend Giordano Benedetti negli 800 metri (1:46.74) e Margherita Magnani nei 1500 (4:11.78). Nelle finali di giornata, spicca l'oro dell'olandese Dafne Schippers nei 100 metri (10.90), e la clamorosa eliminazione nell'asta del francese Renaud Labvillenie. La Turchia, con 8 medaglie (tre delle quali d'oro), comanda a sopresa il medagliere. Domani entrano in gara Gianmarco Tamberi, impegnato nelle qualificazioni dell'alto (ore 14:10), e le quattro staffette (le 4x400 al pomeriggio, le 4x100 in serata); appuntamento in finale per Yusneysi Santiusti (800 metri).

di Marco Sicari

LE GARE DELLA GIORNATA

Le altre finali
La giornata dell'atteso trionfo casalingo di Dafne Schippers si completa con il copione previsto. L'olandese, già super nella semifinale (10.98 controvento), non si risparmia nel momento decisivo, cogliendo l'oro con 10.90 (-0.2), ma soprattutto infliggendo distacchi da tappone alpino alle avversarie: Ivet Lalova è seconda con 11.20, mentre la svizzera Mujinga Kambundji fa suo il bronzo con 11.25; l'infortunio della britannica Henry toglie di mezzo una possibile protagonista (11.09 in semifinale). Mai stare tranquilli quando di mezzo c'è Renaud Lavillenie. Il francese, dominatore dell'asta, conferma la fama, combinandone una delle sue: entra in gara a 5,75, quando tutti gli altri hanno terminato da un po', e colleziona tre nulli, consegnando di fatto l'oro al polacco Sobera (5,60, stessa misura del ceco Kudlica, superato per minor numero di errori). Il successo di Anita Wlodarczyk nel martello (78,14) su Betty Heidler (75,77) può essere considerato un anticipo di Olimpiade, cosa che spera certamente anche Ivana Spanovic, la serba regina del lungo (6,94 v. +0.9) che però ai Giochi troverà avversarie straordinarie, come la statunitense Reese. La finale dei 400hs è il primo squillo di giornata di una Turchia sempre più in primo piano (otto medaglie e leadership parziale nel medagliere): Yasmani Escobar Copello (allenato da Massimo Matrone, il marito dell'azzurra Yadis Pedroso) si impone in 48.98, mentre il campione uscente, lo svizzero Hussein, arpiona il bronzo con un finale caparbio (49.10).

3000 siepi uomini - Finale
Maihedine Mekhissi Benabbad, l'uomo di maggior peso nella specialità (due volte argento olimpico), ricordato però, suo malgrado, soprattutto per la squalifica del 2014, quando gli venne tolto l'oro europeo per l'esultanza nell'ultimo rettilineo senza maglietta, si riprende il titolo continentale con un finale di gara che non ammette discussioni. Nei primi duemila metri, il francese lascia sfogare il turco Aras Kaya, per poi infilarlo nell'ultima frazione chilometrica. Il bronzo va al francese Kowal, che due anni fa aveva beneficiato della squalifica di Mekhissi. Jamel Chatbi si butta coraggiosamente nella lotta per le medaglie, ma si ritrova senza energie nei 400 metri conclusivi, terminando quinto (8:32.43). Più indietro, si difendono bene anche Abdoullah Bamoussa (8:35.35, ottavo) e Yuri Floriani (8:35.94, nono).

10000m uomini
Come già accaduto con le donne, arriva un nuovo monologo turco. Polat Kemboi Arikan, e Ali Kaya fanno gara per conto proprio, pur non impostando ritmi folli. Lo sprint tra i due premia Arikan (28:18.52, passaggio a metà in 13:57), con lo spagnolo Abadia a prendersi il bronzo in 28:26.07. Ahmed El Mazoury finisce presto per staccarsi, ma non molla, e visto il numero assai ridotto di avversari, chiude all'ottavo posto (29:29.36), in una prova obiettivamente di modesto valore tecnico.

Disco donne - Finale
Sandra Perkovic vince la finale dal pronostico più semplice dell'intero Europeo lasciando la seconda classificata, la tedesca Julia Fischer, a oltre quattro metri di distanza (69.97 contro 65,77). Stefania Strumillo è quindicesima (55,78 in apertura e due nulli), ma piace soprattutto il fatto che ci sia lei, con la sua maglia azzurra, in una finale di disco, il premio per una specialità che finalmente comincia a dare qualche sussulto in Italia. Il fatto che fossero tre le discobole presenti ad Amsterdam (con Strumillo, anche Aniballi e Capoferri) è un segnale preciso.

200 metri uomini - Finale
Finisce con il giallo, ovvero la squalifica di Churandy Martina, primo sul traguardo ma privato del bis d'oro per una invasione di corsia contestata dalla giuria internazionale. L'oro va allo spagnolo Bruno Hortelano (20.45, v. -0.9), con l'argento che passa al turco Ramil Guliyev (20.51), mentre il britannico Talbot, originariamente fuori dal podio, risale sul terzo gradino con lo stesso tempo (20.56) dell'altro olandese, Solomon Bockarie. Davide Manenti è sesto in 20.66, tempo niente male, se si considera il doppio turno e la scomoda seconda corsia; a conti fatti, il piemontese finisce a un solo decimo dal bronzo, premio alla sua regolarità in stagione. Con lui, Desalu, Tortu, Ferraro (citati in ordine sparso), la 4x100 azzurra può puntare ad un Europeo da protagonista. Il quartetto andrà in pista domani sera, nel primo turno. 

400 metri donne - Finale
Decisa, caparbia, come mai prima. Nemmeno nei giorni di Zurigo, due anni fa, quelli che le regalarono il primo successo europeo, aveva mostrato tanta grinta e sicurezza di sé. Libania Grenot può festeggiare il bis d'oro, grazie ad un giro di pista superbo, chiuso in 50.73, mezzo secondo prima della francese Flora Guei, tre quarti di secondo davanti alla britannica Aniyka Onuora (51.47), oltre otto decimi meno del crono della campionessa olimpica, Christine Ohuruogu (quarta in 51.55). Libania c'è, è fiorita ad Amsterdam, grazie a due performance strepitose (il 50.43 della batteria, e il 50.73 della finale), e sembra pronta ad attaccare - finalmente - un'Olimpiade da protagonista, dopo due partecipazioni concluse con altrettante semifinali colme di rimpianti. C'era attesa, per la Grenot. Aumentata dopo la bella semifinale di ieri. E l'incognita poteva arrivare proprio da questo, dalla pressione calata sulle spalle della sprinter. Tutto spazzato via in un sol colpo. Lo sparo è una liberazione, la curva scorre via a velocità pazzesca (la povera serba Salaski è ingoiata prima del rettilineo), e all'ingresso sul rettilineo conclusivo, dopo un vero e proprio monologo, le altre non ci sono più.

La Guei, atleta di rilievo internazionale, guarda da lontano, così come tute le altre. Non c'è spazio per rimonte, né per cedimenti improvvisi. C'è solo l'azione elegante della pantera azzurra, campionessa europea, prima medaglia italiana nella rassegna continentale. Domani mattina si bissa con la staffetta 4x400; alla Grenot potrebbe essere risparmiata la batteria, chissà. Ma con questa decisione, questa cattiveria agonistica, non ci sono eliminatore che possano spaventare.

400 metri uomini - Finale
La sua finale, con ogni probabilità, Matteo Galvan l'ha corsa ieri pomeriggio, quando ha eguagliato il primato italiano. Questa sera, sulla pista dello stadio Olimpico di Amsterdam, pur lottando come sempre (cioè, come un leone), il vicentino ha dimostrato di non avere più energie. Chiude l'Europeo all'ottavo posto, peraltro con un non disprezzabile 45.80, ma decisamente fuori dal giro che conta. L'oro va al britannico Martin Rooney (45.29), il campione di Zurigo 2014, l'uomo che probabilmente meglio degli altri ha saputo distribuire le energie, sia questa sera che nella somma dei due turni (semifinale e finale). Argento al ceco Pawel Maslak, autore di un prodigioso rettilineo finale, e bronzo - un po' a sorpresa - all'olandese Liemarvin Bonevacia (45.41, primato stagionale). Al via il belga Kevin Borlee prende l'iniziativa, puntando Galvan, che si trova nella corsia davanti alla sua; i due fanno da battistrada, mentre Maslak, dall'ottava, sembra scegliere la strada della prudenza, così come fa Rooney, in quarta. L'italiano corre bene la prima metà, e quando Borlee lo affianca, intorno ai 250 metri, sembra in grado di reagire. Dura solo un attimo; e di fatto, è l'ultimo fuoco. All'ingresso in rettilineo Galvan si spegne, così come Borlee, che viene risucchiato prima da Rooney, poi da Maslak, e infine da Bonevacia. A Galvan resta la soddisfazione di aver corso la manifestazione da protagonista, eguagliando il record nazionale stabilito a Rieti, e centrando l'ingresso in finale (oltre che la qualificazione per i Giochi di Rio, come da dettato regolamentare FIDAL). Un raccolto da non disprezzare. 

100 metri donne - semifinale
Dafne Schippers sfreccia, incurante del metro di vento contrario, e mette a segno un roboante 10.98, anteprima di quel che con ogni probabilità verrà mostrato più tardi, in finale (ore 21.45). La tedesca Haase, che la segue sul traguardo, si prende 41 centesimi di secondo di distacco... Nella seconda semifinale, Gloria Hooper si difende (è quarta in 11.40, v. -0.4) ma nulla può contro il terzetto che la precede sul traguardo: Ivet Lalova fa 11.26, la tedesca Pinto 11.27, l'ucraina Pohrebnyak 11.27. Nella terza semifinale, si rivela la non ancora 21enne britannica Desiree Herny, 11.09 (+0.2) con allegata promessa di lottare per le medaglie. Irene Siragusa non ha armi contro queste avversarie, e chiude all'ottavo posto (11.78).

200 metri uomini - semifinale
Un azzurro nella finale europea dei 200 metri: è Davide Manenti, che pennella una delle sue curve, si piazza al terzo posto nella seconda semifinale (20.46, v. -0.1), e vola al turno per le medaglie in programma stasera, alle 20.35. Eliminati Eseosa Desalu (20.94, ma con vento a -1.7) e Antonio Infantino (20.93, -1.1), che lottano bene, ma non riescono a spuntarla; il primo (anche) per le circostanze, il secondo per manifesta superiorità degli avversari. Film delle tre semifinali: Fausto Desalu, impegnato nella prima, corre bene la curva, ma all'ingresso in rettilineo si scontra contro un muro d'aria (-1.7 m/s). L'azzurro, che non fa certamente della potenza il suo punto di forza, finisce per irrigidirsi più della maggior parte degli avversari, ed è quarto, in 20.94. Il turco Guliyev (20.69) mette il petto davanti a tutti, seguito dallo svizzero Wilson (20.71) e dal norvegese Saidy Ndure (20.92). Il vento si spegna letteralmente nella seconda semifinale (-0.1): si corre in condizioni regolari, e ne approfittano tutti, soprattutto quelli in caccia dei tempi per il ripescaggio. Il britannico Talbot si impone in 20.37, Churandy Martina (l'oro dei 100 di ieri sera) tiene a bada a fatica un super Davide Manenti (20.44 contro 20.46), ma l'azzurro può fare programmi per la finale. L'esito della terza batteria, con quattro atleti in nove centesimi (Hortelano 20.39, Bockarie 20.39, Mitchell-Blake 20.46, Tsakonas 20.48, vento -1.1) fa tremare l'italiano, che alla fine può esultare. Antonio Infantino è bravo (soprattutto nella curva, che pare proprio il suo pane), ma chiude al sesto posto, in 20.93. 

800 metri uomini - semifinale
Con Giordano Benedetti capitano almeno un paio degli uomini di punta della prova, il polacco Ksczot (campione europeo in carica) e il francese Bosse. Il ritmo, come da programma è tenuto alto (anzi, altissimo), dall'olandese Kupers, che pare non avere altre strategie: 50.88 ai 400, con gli avversari ad almeno cinque metri. Benedetti segue il battistrada, trascinando Bosse e, nel pieno della consueta rimonta, Kszczot. Ai 600 il gap è notevolmente ridotto, con l'olandese sempre avanti; sul rettilineo conclusivo, emergono i favoriti (Kszczot, 1:46.32 e Bosse, 1:46.45); Kupers tiene ed è terzo (1:46.61), ma l'1:46.74 finale proietta Benedetti in finale con il primo dei due tempi di recupero. Nella seconda batteria, Lewandoski (1:47.16) e il bosniaco di Verona Amel Tuka (stesso crono, 1:47.16) non forzano per passare il turno. Jacopo Lahbi si difende bene (settimo, 1:48.47), ma il suo Europeo - senz'altro positivo - erà già andato in ghiaccio con l'accesso alla semifinale.

1500 metri donne - batterie
Margherita Magnani sfrutta con intelligenza il vantaggio derivante dall'essere nella seconda delle due batterie in programma, e grazie ad una condotta tattica appropriata, centra l'ingresso in finale. Noto il tempo delle avversarie, l'azzurra lancia infatti la corsa su un ritmo più veloce, e pur essendo risucchiata nel finale di gara (ottava in 4:11.78), riesce a passare con l'ultimo dei tempi di ripescaggio. La vittoria va alla serba Terzic, con crono (4:09.71) assai più lesto del 4:13.45 con cui l'olandese Sifan Hassan si impone nella prima batteria. Domenica, appuntamento in finale anche per Margherita Magnani.

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