All'asta le scarpe di Bannister

20 Maggio 2015

Il britannico ha affidato a Christie’s le scarpe del suo record del mondo, la prima discesa sotto i 4 minuti nel Miglio

di Giorgio Cimbrico

“E’ il momento di separarmi da loro e di destinare a ricerche nel campo della neurologia parte del ricavato: la scienza e il progresso medico sono stati i veri interessi della mia vita”: Roger Bannister, 86 anni, ha affidato a Christie’s le scarpe del suo record del mondo, la prima discesa sotto i 4’ del Miglio, un evento storico immortalato da una foto altrettanto storica, scattata sulla pista di Iffley Road, Oxford, il 6 maggio 1954. Andranno all’asta il 10 settembre a Londra e la valutazione oscilla tra le 30.000 e le 50.000 sterline. I memorabilia sportivi nel Regno Unito possono contare su un pubblico di fanatici collezionisti e quel che portò ai piedi sir Roger può avvicinarsi alla dimensione del Santo Graal.

Le scarpe sono artigianali, tagliate e assemblate dalla Gt Law and Son, in pelle scura e sottile e sono leggerissime: quattro once e mezzo che, secondo un sistema di pesi e misure a noi più famigliare, equivalgono a meno di un etto e mezzo. “Un bel vantaggio avere un paio di calzature così. Anch’io collaborai per sentirmi i piedi estremamente leggeri: passai una pietra per affilare sui chiodi sino a renderli  estremamente sottili”.
Bannister, classe’29, vive a Oxford, e al Pembroke College, dove fu a lungo Master, ha lasciato tutti i suoi trofei. Attualmente la sua grande passione è il traforo e l’intaglio del legno.

Al tempo del suo assalto aveva eccellenti amici in Chris Chataway, sfortunato protagonista dei 5000 olimpici di Helsinki, e in Chris Brasher che avrebbe conquistato l’oro dei 3000 siepi ai Giochi di Melbourne e fu uno dei fondatori della maratona di Londra.

Furono loro a dargli una robusta mano nel suo giorno dei giorni, quando Roger, dopo essersi concesso cinque giorni di assoluto riposo, vinse una piccola tempesta del dubbio (“il vento soffiava molto forte e temevo mi avrebbe ostacolato: per fortuna, sul far della sera, diminuì e decisi di provare”) e, attorno alle sei pomeridiane, si allineò alla partenza. Brasher si incaricò di tirare per le prime 880 yards che Bannister passò in un perfetto 1’58”2; Chataway lo rilevò sino ai tre quarti (3’00”5) che risultarono non velocissimi, obbligando Roger a un ultimo giro sotto i 60” per mettere i piedi nella storia. Di quell’arrivo esiste la foto a cui accennavamo prima: Bannister è al centro, capo all’indietro, trasfigurato nello sforzo finale, un giudice, pipa in bocca, annota compunto, un cronometrista si copre il volto e scoppia in lacrime premendo il bottone che blocca le lancette, i compagni di corso, sullo sfondo, corrono sul prato, gli occhi eccitati. Nell’immagine non è inquadrato Harold Abrahams che aveva preso Roger sotto le sue ali e aveva trovato posto a bordo pista, qualche metro prima del traguardo, senza far valere il suo nome, il suo passato.

In un’età che non prevedeva tabelloni luminosi e comunicazioni immediate, si trattava di attendere il responso, il verdetto. Venne per bocca dello speaker Norris McWhirter e servì ad alimentare un certo stereotipo di formalismo britannico, unito a un sottile amore per la suspence da propagare come un brivido sottile: “Signore e signori, questo è il risultato della gara numero 9, il miglio: primo, il numero 41, Roger G. Bannister dell’Amateur Athletic Association e già studente dei college Exeter e Merton, con un tempo che  rappresenta un nuovo record della pista e del meeting e che, dopo esser stato sottoposto a ratifica, sarà un nuovo record inglese, britannico, su suolo britannico, europeo, dell’Impero britannico e del mondo. Il tempo è 3’…” Il ruggito della folla coprì il numero dei secondi e dei decimi impiegati, disperse per un lungo attimo l’ufficialità di quel 3’59”4. “Tre” significava l’atterraggio nel mondo nuovo, il piede posato su un pianeta proibito. La sera del 10 settembre qualcuno potrà cominciare a pensare a dove piazzarle nella collezione. Nessun dubbio: al posto d’onore.



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