Ciao Livio. Il ricordo di Maurizio Damilano

10 Agosto 2026

Il campione olimpico di Mosca 1980 volle Livio Berruti con sè come vicepresidente di FIDAL Piemonte nel 2004, all'epoca del suo prima mandato.
Se ne è andato, proprio alla vigilia dei Campionati Continentali di quell’atletica che ha sempre adorato, uno dei più grandi miti dello sport italiano, ma direi della storia italiana. Per me un amico da circa 50 anni.

E’ una perdita personale molto forte. Livio è stato un campione ma soprattutto un uomo capace di lasciare un segno. Non semplicemente un segno legato alla sua figura, ma un lascito di valori e umanità.

L’eredità testamentale di Livio dovrebbe toccare tutti coloro che amano lo sport: lasciare che vivere lo sport sia un momento gioioso della vita e non una ricerca di successo, di guadagni e di notorietà.
“l’essere puri” come spesso diceva Livio riferendosi al senso di purezza dell’anima e della libertà personale, rimarranno in me un segno sempre forte. Devo dirlo con rammarico, e Livio credo concorderebbe, qualcosa che lo sport attuale non riconosce più come valore fondante.

Spesso abbiamo ragionato su questi temi e, pur non essendo entrambi persone fuori dal proprio tempo, ci rammaricavamo di quanto del romanticismo sportivo e della sua umanità  si stesse sempre più perdendo sostituito dai valori di una società egocentrica. Ricordava spesso come tornò dai Giochi di Roma in macchina con Gianpaolo Ormezzano (un altro grande uomo di sport che ci ha lasciati da poco), chiosando che oggi sarebbe impensabile e come minimo si penserebbe a chissà quale inciucio!

Avevo chiesto a Livio – che naturalmente rispose immediatamente di sì – di essere mio vicepresidente nel Comitato Regionale FIDAL. Anche in quella occasione mi dimostrò la coerenza con tutti i valori che ha sempre portato avanti.  Uno come lui, campione assoluto, avrebbe potuto considerare non adatto quel ruolo di “vice”. Invece capì benissimo che la mia richiesta era indirizzata a fare del nostro binomio un’opportunità per l’atletica regionale. Due Campioni Olimpici non li ha avuti mai nessuno alla guida di un Comitato Federale e Regionale, ma soprattutto due dirigenti fuori dagli schemi tradizionali e portatori di un messaggio nuovo nel rapporto tra sport e società.

Naturalmente non è oggi importante capire se tutto ciò funzionò come lo avevamo pensato, la cosa importante è certamente quella di dare a tutti l’occasione di valutare, anche attraverso questo piccolo riscontro, la grandezza dell’uomo ancor più del campione.

Negli ultimi anni abbiamo lavorato insieme, con la guida di indirizzo di Alberto Bolaffi e di operatività di Paolo Germanetto, al consolidamento della “Stellina”, la gara di corsa in montagna legata al ricordo della resistenza in Valle Susa, sulle montagne del Comune di Monpantero alle Grange Sevine, di cui Livio fu uno degli ideatori. In questa occasione lui era il Presidente e io il suo vice a testimoniare come non sono i ruoli l’aspetto principale, ma la fiducia e la volontà di provare a fare qualcosa che sottolinei come lo sport è elemento che lega storia e società.

Da oggi simo tutti un po’ più poveri. Ci manca e ci mancherà sempre un uomo che ha amato realmente lo sport. Che non ha mai arretrato rispetto ai valori che lo hanno accompagnato per tutta la vita. Che ha legato il suo nome ad una volata strepitosa sulla pista di Roma e una altrettanto spettacolare capacità di vivere la vita in modo disincantato riuscendo ad essere sempre ed indiscutibilmente IL CAMPIONE.

Ciao Livio, mi mancherai tanto.


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