Niente al mondo può prendere il posto della perseveranza.

06 Maggio 2026

di Giacomo Furlanut: intervista a Marco Miceli


Non esistono scorciatoie e il percorso sarà così ripido da poterti far tornare indietro più velocemente di quanto tu abbia impiegato per arrivare a qualsiasi punto della salita.
Parlando di perseveranza, è inevitabile pensare alla storia di un atleta che, nel giro di due settimane, ha fatto cadere due record regionali assoluti: quelli dei 300 e dei 400 metri piani. Due specialità, un solo protagonista: Marco Miceli.
Monfalconese, classe ’98, ha mosso i primi passi nella categoria assoluti al campo Cosulich di Monfalcone, gareggiando sempre con i colori della società triestina “Trieste Atletica”.
Fin da subito ha dimostrato di poter ambire a risultati di rilievo, abbattendo il muro dei cinquanta secondi già alla sua seconda gara sulla pista di Nova Gorica nel lontano 2017.
La sua tenacia è stata spesso messa alla prova da un continuo susseguirsi di infortuni muscolari che lo hanno costretto a ripartire da zero più volte, rendendo più difficile mantenere alta la motivazione e definire obiettivi chiari e raggiungibili.
Sfruttando un parallelismo romanzesco, in molte storie si arriva a un punto in cui il protagonista avverte dentro di sé la necessità di un cambiamento.
Un cambiamento che può concretizzarsi attraverso scelte radicali, intrise di coraggio, perché spesso rappresentano un salto nel vuoto.
In questo caso, come raccontato nell’intervista, si è trattato del cambio di rotta che lo ha portato ad allenarsi al campo di Palmanova sotto la guida del marciatore Giuseppe Saponaro.
La prima parte dell’intervista è stata realizzata la settimana precedente al record del giro di pista e alcune parole si sono rivelate quasi profetiche da parte di Marco.
Inizialmente ha voluto soffermarsi sul suo allenatore, sottolineando uno degli aspetti per entrambi fondamentali: la collaborazione tra persone per garantire il massimo beneficio all’atleta.
“Gli devo tantissimo” ci ha raccontato.

“Mi ha fatto maturare non solo come atleta, ma anche come persona. Nonostante i quattrocento metri non fossero la sua disciplina principale, si è messo a studiare molto, confrontandosi soprattutto con persone più esperte nella specialità.”

Successivamente ci ha parlato dei problemi fisici affrontati nella prima parte della sua carriera agonistica e di come abbiano deciso di gestirli:
“All’inizio della mia esperienza nell’atletica ho avuto molti infortuni ai femorali. Giuseppe ha quindi deciso di studiare, adattando progressivamente il lavoro, una preparazione atletica mirata per ridurre la frequenza degli infortuni, come accadeva negli anni precedenti. Questo anche grazie alla collaborazione di un ottimo fisioterapista che lavora a stretto contatto con lui. La cosa che più gli ammiro è la capacità di ascoltare le opinioni di altri allenatori e allenatrici, senza timore di mettersi in discussione o di risultare meno autorevole, neppure nei miei confronti. I risultati ottenuti sono il frutto di una collaborazione tra persone che hanno a cuore il benessere dell’atleta, mettendo in dubbio anche sé stesse per poter migliorare.”

Poi ci ha raccontato della gara del record regionale dei 300 metri:
“Devo dire che ero abbastanza rilassato, dato che si gareggiava al campo Cologna, dove mi alleno occasionalmente. Penso di aver gestito bene la gara: sapendo di non avere una partenza veloce, ho cercato di uscire più forte dopo la curva, dai centocinquanta metri in poi, e questo ha pagato.”
Successivamente ha parlato della sua disciplina, il “giro della morte”, spiegando la sua prima prestazione cronometrica sotto i quarantotto secondi ai Challenge di Modena. Una manifestazione che per lui aveva già il sapore di un campionato italiano.
“Pensavo davvero fosse un risultato inarrivabile, mentre adesso sto lavorando per riuscire a scendere sotto il muro dei quarantasette secondi. Se ci ripenso, anni fa mi sembrava pura utopia, ma ora direi che è assolutamente possibile: basta crederci davvero e avere fiducia in quello che si fa.”
Quando si ha fiducia in sé stessi si è già a metà dell’opera, e i sacrifici fatti negli ultimi anni hanno fatto il resto. Sabato 25 aprile, al meeting Todaro di Udine, il suo pronostico si è avverato: un personal best impreziosito dal suo secondo record regionale.
“Come nella gara dei 300 metri, ho fatto un’ottima seconda parte e sono riuscito a mantenere la velocità con un’uscita forte nell’ultimo rettilineo. Appena ho letto 46.62 non ci credevo, non mi sembrava vero. Era un tempo che nemmeno nei miei pensieri più lontani ritenevo realizzabile, nonostante ci credessi. Questo risultato ha dato ancora più consapevolezza a tutto il lavoro svolto con il mio allenatore e a ciò che posso fare.”
Infine, gli è stato chiesto quale sarà il suo prossimo obiettivo e, rimanendo molto lucido nonostante un mese di aprile intenso, ha ribadito che l’importante è riuscire a ripetersi e che, come nella vita, bisogna custodire un sogno e, insieme al giusto team, realizzarlo.

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