Parisi: ''Corsa è passione. Il mito Calcaterra''
08 Aprile 2026di Christian Diociaiuti
Classe 1990, romano doc e atleta della SS Lazio Atletica Leggera, Luca Parisi continua a distinguersi nel panorama delle corse lunghe, sia in ambito regionale che nazionale. Recentemente, Parisi è stato il primo classificato italiano alla Acea Run Rome The Marathon, una conferma del suo costante impegno e delle sue qualità atletiche.
“Ho avuto la grande responsabilità di fare da lepre a due atlete keniane, prima alla RomaOstia Half Marathon e poi alla Maratona di Roma, con il record della manifestazione – racconta Parisi – è stata una nuova esperienza, che non avevo mai fatto prima, e che ricorderò sempre. Spero di rifarla in futuro”. Tra i suoi risultati più importanti spicca anche la vittoria del titolo italiano assoluto sui 50 km nel 2025.
Luca racconta come tutto sia iniziato in maniera spontanea: “Già a 9-10 anni correvo nel giardino dei miei nonni senza una ragione precisa. Poi ho giocato a calcio fino a quando, a 15 anni, una patologia renale mi ha costretto a lasciare lo sport agonistico”. Nonostante gli ostacoli, Luca non ha mollato: si allenava di nascosto nel parco di Santa Maria della Pietà, seguendo con ammirazione atleti come Giorgio Calcaterra, fonte di ispirazione per il giovane romano.
"In quel periodo ho sentito per la prima volta parlare di gare come la RomaOstia o la Maratona di Roma e poi quella che è stata come una illuminazione, il nome di Giorgio Calcaterra. Da quando ho sentito quel nome, le sue imprese, aveva già vinto la 100 km del Passatore. Averlo visto a Villa Pamphili a una gara di 5km non competitiva a giugno, quando pochi mesi prima ero ancora in ospedale al Forlanini è stata la cosa più bella che mi sia capitata in quel periodo, avere davanti a me quel ragazzo così semplice ma così grande, e tanto avevo compreso la sua grandezza che avevo anche timore a chiedergli un autografo e una foto. Quel giorno ho capito che l’esempio da seguire sarebbe stato lui".
Il percorso agonistico di Parisi è stato segnato da diversi allenatori ("Giuliano, Raffaele, Andrea, Roberto, Sergio, Massimo, tutti mi hanno lasciato qualcosa"), ma fondamentale è stata la guida di Armando Martini, tecnico di Pietro Mennea alle Olimpiadi di Seoul 1988, che ha saputo valorizzare la sua intraprendenza e creatività negli allenamenti. “Una volta partecipai a una maratona dicendoglielo solo tre settimane prima. Chiusi in 2h26’ con il sorriso, e lui mi disse di tenermi la medaglia: il vero obiettivo era scendere sotto le 2h20’”.
Successivamente, insieme a Massimo Fucili, Luca ha ottenuto il suo miglior tempo sulla distanza, 2h18’02’’, vincendo la Corsa di Miguel.
Gli allenamenti di Parisi si svolgono su percorsi sempre diversi, tra Via Trionfale, Villa Pamphili e Santa Maria della Pietà, con una varietà di terreni e tipi di fatlek, sempre modulati in base al periodo e alla competizione. Accanto a lui c’è Marco Minei, con cui cura anche atleti ipovedenti, promuovendo inclusione e sport come esperienza aperta a tutti. Per Luca, la corsa non è solo performance: “Quello che conta non sono tanto i risultati, ma ciò che la corsa mi ha dato e ciò che io ho dato a lei. Correre significa ispirare le persone a fare sport senza scuse, anche partendo da un letto di ospedale”.
La SS Lazio Atletica Leggera è per lui una seconda casa: “Il presidente Gabriele Chiocca mi ha sempre sostenuto, anche dopo un grave infortunio al tendine nel 2022. La società è un ambiente sereno e competitivo, dove il gruppo è compatto e tutti si aiutano a vicenda”.
Oltre all’atletica, Parisi coltiva la scrittura, poesie e racconti legati alla corsa, con discreto successo tra chi lo segue sui social e su Strava. Tra i suoi obiettivi futuri, completare il percorso di formazione in scienze motorie e continuare a far avvicinare le persone allo sport con metodo e passione. “Prima viene l’atleta, poi la medaglia – conclude Parisi – e come direbbe Einstein, la vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”.
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