Pietro Mennea tra le macerie di Gemona

10 Aprile 2026

Accadde nel maggio del 1976

Proviamo a inoltrarci con la fantasia in una grande basilica romana. No, non quella di San Pietro. Ma quella di San Giovanni Bosco, parrocchia di oltre 50.000 abitanti al Tuscolano. E ora proviamo a immaginare un cjavedâl, l’alare dei nostri fogolar, avanzare tra le due ali di folla che gremiscono la chiesa. Siamo a fine giugno 1976. Quello era l’anno dei Giochi della XXI Olimpiade di Montreal, ma per il Friuli resterà nella memoria come quello dell’Orcolat. La delegazione italiana in Canada comprendeva alcuni atleti friulani la cui partecipazione sarebbe stata particolarmente significativa per il territorio, poiché a pochi mesi dal tragico terremoto del 6 maggio. 

Sebbene più noto successivamente come dirigente sportivo e "papà" delle tappe friulane del Giro d'Italia, di quella rappresentativa faceva parte Enzo Cainero, che vi partecipò come portiere, seppur di riserva, della nazionale di calcio. Aveva iniziato la carriera agonistica alla fine degli anni Sessanta difendendo in serie A la porta del Varese. Dall’atletica provenivano, invece, Venanzio Ortis, mezzofondista di Paluzza, impegnato sui 5.000 metri dove nel ’78 sarebbe diventato campione europeo e l’udinese Donatella Bulfoni nel salto in alto. Non aveva ancora 17 anni quando, all’esordio con la nazionale maggiore, a Caorle nel confronto Italia – Belgio, si era preso il lusso di battere Sara Simeoni e con la misura di 1.85 aveva ottenuto il pass per le olimpiadi, diventando così la prima friulana a parteciparvi nell’atletica leggera.

Suo papà era Romano Bulfoni, professore di educazione fisica, fondatore e direttore sportivo della gloriosa Libertas Udine, consigliere nazionale della Fidal. Fu grazie ai suoi buoni uffici e a quelli del commendator Gigi Modena, il Grande Vecchio della Libertas e al quale Pietro era molto legato, che Mennea salì in Friuli già pochi giorni dopo il sisma. Va ricordato come Mennea nel 1976 fosse già un atleta affermato, a fine luglio avrebbe partecipato ai Giochi di Montreal arrivando quarto nei 200 metri, ma generosamente accettò di sacrificare qualche giorno della preparazione olimpica per testimoniare solidarietà al Friuli terremotato.

La nostra fotografia, recuperata dalle pagine del Messaggero Veneto, immortala quell’evento, quando a bordo della Fiat 131 gialla del professor Bulfoni – in basso a destra nella foto se ne può notare una parte del cofano – salì fino a Gemona, dove incontrò il sindaco di allora, Ivano Benvenuti, per poi raggiungere la frazione di Ospedaletto, dove Benvenuti risiedeva.

Dell’Ospedaletto citato da Ippolito Nievo nel 1850 “grosso e bel paese, che par fabbricato ieri” rimaneva in piedi ben poco. Parroco di Ospedaletto allora era mons. Lorenzo Caucig, oggi Plevan a Moggio Udinese, che ricorda con emozione quei momenti, in particolare quel giorno di giugno ’76 nella basilica romana. Si era alla fine del mese e mons. Caucig, allora giovane don, il professor Bulfoni e il commendator Modena scesero nella capitale per un gemellaggio tra la parrocchia di Ospedaletto, lo storico Priorât dal Sant Spirt, e, appunto, la parrocchia Don Bosco di Roma gestita dai Salesiani. In una basilica straboccante di folla, sembra si fosse diffusa la voce sulla presenza di Mennea, risalirono la navata alla testa della delegazione friulana insieme a Enzo Del Forno che reggeva la destra del cjavedâl, mentre la sinistra era sostenuta, ma qui gli anni pesano e i ricordi si fanno confusi, probabilmente da Bernardino Ceccarelli. Obiettivo della trasferta era la raccolta di fondi per gli abitanti del nostro sfortunato borgo, iniziativa fruttuosa che continuò per lungo tempo grazie anche al supporto di mons. Pietro Antares, allora parroco di Mortegliano dove aveva organizzato un magazzino per tutta quella generosa quantità di materiale che proveniva da Roma ma che non avrebbe potuto trovar spazio nella sinistrata Ospedaletto.

La rivista “Nuova Atletica dal Friuli” n° 19-20 del 1976, riporta a pag. 23: «Lignano 28 agosto - Alla presenza di circa 4000 persone si é svolto in notturna il 2° Meeting Internazionale di Atletica Leggera "Città di Lignano" che ha riscosso un pieno successo spettacolare ed agonistico. Grazie alla solerzia dei dirigenti della Snia-Friuli e dell'Azienda di Soggiorno di Lignano e del Comune stesso, il pubblico ha potuto ammirare parecchi atleti reduci dalle olimpiadi di Montreal, tra i quali una nota di rilievo meritano Pietro Mennea, Oscar Raise, Rudy Bergamo e Bruno Bruni tra gli atleti di casa …». Mennea vi prese parte correndo i 100m vinti con il tempo di 10”2. Anche in quella occasione dimostrò la sua sensibilità, devolvendo il suo ingaggio a favore dei terremotati.

Mennea tornerà in Friuli l’anno successivo, quando la Libertas Udine e la Libertas Palmanova verranno incaricate di organizzare la 1a Festa dell’Amicizia, quattro giorni di politica, sport e spettacolo in vari paesi del Friuli. L’evento, voluto dalla Democrazia Cristiana, fu di grande portata sociale con lo scopo di infondere una carica morale ai friulani alle prese con la ricostruzione.

Questo era Pietro Mennea, che volava sul tartan senza però rinunciare a quei valori che lo hanno sempre accompagnato e perciò personaggio scomodo all’establishment mentre denunciava i fenomeni degenerativi dello sport. Oggi la Fondazione “Pietro Mennea” si distingue per la continuità rispetto all'impegno personale dell’atleta. Creata nel 2006 dallo stesso Mennea insieme alla moglie Manuela Olivieri, l'ente è stato istituito per sostenere la ricerca, la solidarietà sociale, l'istruzione e lo sport, rispecchiando i valori profondi che hanno accompagnato la “Freccia del Sud” per tutta la vita e proseguendo l’attività che Mennea, con ammirevole discrezione, svolgeva nelle aree del disagio minorile e della disabilità.

Contributo di Mario Gasparetto


Mennea a Gemona nel maggio del 1976. Si riconoscono da destra: Enzo Del Forno, il sindaco di Gemona Ivano Benvenuti, Pietro Mennea e Luigi Modena


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