Nicla e Antonella, due generazioni da record

16 Giugno 2026

La forza di una famiglia che non ha mai smesso di credere

Ci sono record che finiscono nelle statistiche e record che restano nel cuore.
Il 13.07 corso da Nicla Mosetti nei 100 ostacoli al XIX Triveneto Meeting appartiene alla seconda categoria. Non soltanto perché rappresenta il nuovo record regionale assoluto del Friuli Venezia Giulia, ma perché racchiude una storia di fatica, di resilienza, di amore per lo sport e di legami familiari che vanno ben oltre una pista di atletica.
Una storia che ha come protagoniste due donne straordinarie: Nicla e sua madre Antonella Sant.
Figlia e madre. Atlete. Compagne di viaggio in una passione che dura da oltre quindici anni.

Quando il cronometro si è fermato a 13.07, per Nicla non è stato soltanto un numero.
"Quando ho visto il tempo sono esplosa di gioia. La prima cosa che ho pensato è stata: finalmente, lo so ancora fare".

Dietro quella frase c'è molto più di una gara vinta.
Ci sono due anni difficili, segnati dalla mononucleosi, da allenamenti che non trovavano riscontro nelle competizioni, da momenti in cui la voglia di continuare sembrava spegnersi.
"Ho rischiato davvero di smettere. Mi allenavo, lavoravo duramente, ma i risultati non arrivavano. A volte sembrava che tutto quello che facevo non servisse a nulla".
Eppure non si è arresa.

Ha continuato a credere nel lavoro quotidiano, nel sostegno delle persone che le stavano accanto e nella convinzione che prima o poi sarebbe tornata la luce.
Quella luce è arrivata a Trieste.
Su una pista che conosce da sempre.
Davanti alla sua gente.
Davanti al presidente della società che l'ha accolta.

Davanti ai suoi genitori.
"Non capita spesso che mamma e papà siano entrambi presenti alle mie gare. Poter ottenere un risultato così importante davanti a loro è stata una soddisfazione immensa".
Tra quelle persone che applaudivano a bordo pista ce n'era una che probabilmente stava vivendo emozioni ancora più forti.
Antonella Sant.
La mamma.
Ma anche una delle più straordinarie interpreti dell'atletica master italiana.

Una donna che continua a collezionare record, titoli e prestazioni di altissimo livello, dimostrando che la passione non ha età.
Eppure, quando si parla del 13.07 di Nicla, ogni record personale passa inevitabilmente in secondo piano.
"È stato molto emozionante. Soprattutto perché è arrivato dopo due stagioni difficili. Quel risultato vale sicuramente più di qualsiasi mio record".
Parole semplici.
Parole da madre.
Parole che spiegano perfettamente cosa significhi vedere una figlia rialzarsi dopo le difficoltà e tornare a brillare.
Antonella aveva capito molto presto che Nicla possedeva qualcosa di speciale.
Già nelle categorie giovanili emergevano qualità fuori dal comune.

Ma ciò che la rende orgogliosa non è soltanto il talento.
"Nicla è precisa, caparbia, determinata. A volte perfino troppo severa con sé stessa".
Forse è proprio questa la caratteristica che accomuna maggiormente madre e figlia.

Entrambe affrontano l'atletica non come una sfida contro gli avversari, ma come una continua ricerca del miglioramento personale.
"Abbiamo sempre vissuto le gare come una sfida con noi stesse prima ancora che con gli altri".
Una filosofia che ha accompagnato la loro storia sin dall'inizio.
Tutto è cominciato nel 2009.

Fu Antonella a portare Nicla per la prima volta al Campo Cologna.
Dopo aver provato diversi sport, la bambina trovò finalmente la sua strada.
"Mi sono innamorata subito dell'atletica. Mi piaceva poter fare tante discipline diverse e soprattutto mi piaceva l'ambiente".
Da quel giorno sono trascorsi oltre quindici anni.
Anni di allenamenti.
Anni di gare.
Anni di sacrifici condivisi.
Anni in cui madre e figlia sono cresciute insieme, sostenendosi nei momenti più belli e in quelli più difficili.
Oggi Nicla vive lontano da casa, ma il filo che le unisce è rimasto fortissimo.
Si scambiano video degli allenamenti.
Commentano le gare.
Condividono emozioni.

Si danno consigli tecnici.
"Alle volte sono io a dare suggerimenti a mamma. Qualche volta perfino il mio allenatore le ha dato qualche dritta".
E mentre Nicla continua a inseguire il sogno di abbattere il muro dei 13 secondi, Antonella continua a stupire tutti.
Compresa sé stessa.
"Questa stagione sorprende anche me. La cosa più bella è accorgermi di possedere ancora qualità fisiche che avevo da ragazza. Oggi vivo l'atletica con serenità. Mi diverto, mi fa stare bene e mi regala una sensazione di libertà straordinaria".
Libertà.
Forse è proprio questa la parola che meglio descrive la loro storia.
La libertà di inseguire un sogno a qualsiasi età.
La libertà di rialzarsi dopo una malattia.
La libertà di continuare a migliorarsi.
La libertà di condividere una passione che attraversa le generazioni.
C'è un episodio che racconta tutto questo meglio di qualsiasi risultato.
Qualche settimana fa, sul sito della FIDAL Friuli Venezia Giulia, sono comparsi due articoli consecutivi.
Uno dedicato a Nicla.
Uno dedicato ad Antonella.
Due fotografie.
Due risultati.
Due storie.
Lo stesso cognome.
"Vederli uno sopra l'altro mi ha fatto sorridere", racconta Nicla.
Forse perché in quel momento ha realizzato ciò che spesso nello sport si dimentica.
I record passano.
Le classifiche cambiano.
Le medaglie si impolverano.
Ma ci sono emozioni che restano per sempre.
Come una madre che corre incontro alla propria figlia dopo un record regionale.
Come una figlia che guarda con ammirazione una mamma capace di riscrivere continuamente i limiti della propria età.
Come due donne che, da oltre quindici anni, condividono la stessa pista, gli stessi sogni e lo stesso amore per l'atletica.
E allora sì, il 13.07 di Nicla Mosetti e i record di Antonella Sant sono importanti.
Ma forse il risultato più bello è un altro.
Aver dimostrato che l'atletica non è soltanto uno sport.
È una scuola di vita.
È una passione che si tramanda.
È un legame che si rafforza anno dopo anno.
È una storia d'amore lunga una vita intera.
E quella di Nicla e Antonella continua ancora a scrivere pagine meravigliose.



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