6 maggio 1976 - 53” infiniti e tremendi.
14 Aprile 2026di Giorgio Dannisi - aprile 2026
Era la stagione dei miei 27 anni, la Nuova Atletica dal Friuli era nata già da 4 anni (1974) preceduta Nel febbraio 1973 dalla rivista Nuova Atletica dal Friuli, in seguito con il sottotitolo “Ricerca In Scienze dello Sport, con quel “dal” che noi fondatori, con Ugo Cauz, il compianto Ennio Valent e Furio Corosu avevamo coniato desiderosi di espandere il verbo tecnico sportivo in tutta Italia ed anche all’estero come è stato per 42 stagioni e 249 numeri. C’è stato anche un riconoscimento da ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e Ricerca), tutt’ora il massimo organismo nazionale del settore. Il nostro Luca Toso muoveva i primi passi con i colori della Naf sotto la guida di Ugo Cauz che in seguo portò Mauro Barella a 5,50m nell’asta e alle Olimpiadi di Mosca 1980 dove fu 7°. Luca superò con i colori biancorossi della Naf nel fatidico anno 1976 il metro e 63cm in alto (aveva 12 anni); gliene servirono altrettanti per aggiungere 69cm del suo memorabile 2,32m che culminò con le Olimpiadi!
Era la stagione dei miei 27 anni, la Nuova Atletica dal Friuli era nata già da 4 anni (1974) preceduta Nel febbraio 1973 dalla rivista Nuova Atletica dal Friuli, in seguito con il sottotitolo “Ricerca In Scienze dello Sport, con quel “dal” che noi fondatori, con Ugo Cauz, il compianto Ennio Valent e Furio Corosu avevamo coniato desiderosi di espandere il verbo tecnico sportivo in tutta Italia ed anche all’estero come è stato per 42 stagioni e 249 numeri. C’è stato anche un riconoscimento da ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e Ricerca), tutt’ora il massimo organismo nazionale del settore. Il nostro Luca Toso muoveva i primi passi con i colori della Naf sotto la guida di Ugo Cauz che in seguo portò Mauro Barella a 5,50m nell’asta e alle Olimpiadi di Mosca 1980 dove fu 7°. Luca superò con i colori biancorossi della Naf nel fatidico anno 1976 il metro e 63cm in alto (aveva 12 anni); gliene servirono altrettanti per aggiungere 69cm del suo memorabile 2,32m che culminò con le Olimpiadi!
Sentivamo il vento in poppa con enormi soddisfazioni e grandi aspettative per tutti noi della Naf, gagliardi giovinotti, io e Ugo anche tecnici nazionali Fidal, Insegnanti di Ed.Fisica, ancora scalpitanti in prima persona sulle piste e pedane del Campo Scuola di Paderno (così il CONI nazionale aveva battezzato queste strutture dedicate all’atletica, realizzate in tutta la Penisola). Discepoli di quel Sergio Zanon oggi gagliardo novantunenne, che mi aveva portato precocemente alla gloria nel 1965, non ancora sedicenne con un salto da 3,94m con l’asta, del nuovo primato italiano Allievi (duro diversi anni) in una giornata di Settembre a Udine quando si era fatto quasi buio e la pedana era illuminata dai fari di una Ford Escord del prof. Ovidio Bernes.
Avevamo una visione aperta alla promozione capillare sul territorio dell’atletica; fin dal primo anno avevamo creato il Centro Studi Naf con la rivista in primis, e le sezioni sportive fuori sede come in quel di Cividale con decine e decine di proseliti ed attività sul posto presso l’allora Istituto IFO mi recavo due volte alla settimana e per dioverse stagioni. Fiorirono anche diversi talenti, su tutti Claudio Dal Bello seguito dal sottoscritto, vincitore di un titolo italiano nelle prove multiple (l’Ocltathlon), poi dedito al calcio dove fece una bella carriera come portiere.
Un paio di giorni prima del terremoto, mi trovano proprio a Gomena e la mia docenza quell’anno era alla scuola media di Fagagna!
Sei Maggio 1976 !!! 53” infiniti e tremendi.
Quella sera mi trovo al terzo piano del palazzo dove abitavo, facilmente riconoscibile; è quello di mattoni rossi che sta proprio di fronte all’ingresso della sede dell’Istituto Malignani in viale L. da Vinci a Udine. Fuga trascinandomi la mamma..…; caos indescrivibile, urla da ogni dove, panico a pacchi! La porta di casa rimasta spalancata e la mia cena, una bistecca rimasta a stracuocere sul gas ancora acceso! Memore, risalii cinque minuti dopo per chiudere tutto e poi bivacco notturno dentro alla mia Maggiolino Wolsvagen!
La mattina seguente andai a Majano dove viveva la mia zia acquista Marianna, zia di mia moglie. Con il marito erano rimasti incolumi ma il palazzo di 5 piani a pochi metri di distanza da casa loro si era letteralmente accartocciato a mo’ di fisarmonica! Un massacro! Si salvarono solo le persone che si trovavano all’ultimo piano, che può sembrare un paradosso. Incredibile! Oggi lì c’è un monumento alla memoria!
E tanto altro…
A mezzo secolo dal sisma i segni restano indelebili, ma la voglia di rinascita che le nostre genti hanno orgogliosamente saputo mettere in campo allora, rimboccandosi le maniche è l’humus che salutarmene ha contagiato quella generazione di cui orgogliosamente faccio parte!
Foto storica del 1965 fornita da Giorgio Dannisi
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