50 anni dal terremoto

10 Aprile 2026

Buio ovunque. Solo il latrato dei cani e, poco dopo, il gemito delle sirene e degli elicotteri diretti a nord. Nel buio, le torce cercavano risposte: Staiso ducj ben?” Avevo meno di cinque anni, ma guardando verso le montagne capivo che era successo il macello. Quelle immagini le porto dentro, non servono foto.

Ricordo le mani: profumavano d’amore e di fatica. Mani che accarezzavano noi bambini e un attimo dopo scavavano, ricostruivano, senza sosta. Piangevamo dentro, perché fuori c’era da fare. Poi la terra tremò ancora a settembre, come l'acqua di un ruscello impazzita. Sembrava una maledizione senza fine, ma l'acqua, alla fine, torna sempre a fluire.

Siamo cresciuti così: giocando tra le macerie e nutrendoci delle imprese degli sportivi. Abbiamo imparato che la sofferenza è il terreno dove si coltivano gli obiettivi. È la nostra fibra, la nostra “scusse”. Dalla miseria delle case sventrate è nata la dignità della rinascita.

Oggi voglio onorare questo viaggio.

Sto raccogliendo alcune voci di chi ha vissuto gli ultimi cinquant’anni, luminosi e faticosi, dell'Atletica del Friuli Venezia Giulia. Storie intime, curiose, umane.

È il mio tributo a chi ci ha preceduti e la nostra promessa ai giovani: stiamo costruendo il futuro, e il futuro siete voi!

dr. Massimo Patriarca - Presidente



Condividi con
Seguici su:

Pagine correlate