Salvatore Bardellino, le pesche e la corsa
23 Ottobre 2026di Campania
Il prossimo aprile Salvatore compirà novant'anni e quella corsa improvvisata nelle campagne è soltanto l'inizio di una storia sportiva che lo ha portato a conquistare risultati importanti nelle categorie Master. Nel corso degli anni ha raccolto titoli regionali nelle categorie MM70, MM75 e MM80, cimentandosi nei 1.500, 3.000, 5.000 e 10.000 metri. Una carriera costruita sulla continuità, con la voglia di continuare a gareggiare anche quando l'età avrebbe potuto suggerire di rallentare. Tra le soddisfazioni più importanti c'è il titolo italiano conquistato a Formia, uno dei passaggi che hanno segnato il suo percorso agonistico.
Nel 2009, a 72 anni, vinse inoltre il titolo italiano CSAIn M70 nei 1.500 metri. Le cronache sportive lo definirono “un diesel d'altri tempi”, un'immagine che restituisce bene il carattere di un atleta capace di andare avanti stagione dopo stagione. Alle vittorie si aggiunsero le gare indoor di Ponticelli e altri risultati che lo resero un volto conosciuto nell'ambiente podistico della Campania. In diverse manifestazioni gli organizzatori gli riservarono coppe e riconoscimenti speciali, segno della stima conquistata nel tempo. Un percorso nel quale hanno avuto un ruolo importante anche i suoi allenatori, Vittorio Savino e il prof. Angelo Zagaria, figure che lo hanno accompagnato nella crescita sportiva e nella preparazione alle competizioni.
Nel 2009 arrivò anche la partecipazione alla Maratona di Roma: a 72 anni zio Salvatore affrontò la distanza regina, 42 chilometri e 195 metri, prendendo parte a una delle manifestazioni più impegnative e suggestive del calendario podistico nazionale.
Nelle trasferte lo accompagnava spesso l'amico Luigi Diana, compagno di tante esperienze. E tra le società che hanno segnato il suo percorso, un posto speciale appartiene alla Run Lab del presidente Lorenzo Vanacore. È la sua grande famiglia sportiva, un legame costruito nel tempo e rimasto saldo anche quando gli infortuni, tre anni fa, lo hanno costretto a smettere di gareggiare. A Teverola, nella sua casa, fotografie e coppe conservano la memoria di quella stagione lunga una vita. Ogni trofeo rimanda a una gara, ogni immagine a un incontro o a una trasferta. Accanto a lui c'è Concetta, sua moglie, 84 anni, che continua a prendersi cura di lui. Insieme hanno cresciuto cinque figli, quattro maschi e una femmina, quest'ultima nata con una malattia rara che l'ha resa disabile e che, purtroppo, l'ha portata via troppo presto. Salvatore viveva con lei un legame profondissimo, quasi una simbiosi, un rapporto speciale che ha lasciato un vuoto difficile da colmare.
È una parte intima e dolorosa della sua storia, che racconta anche la vita affrontata lontano dalle piste, tra gli affetti familiari, le prove più dure e la forza necessaria per andare avanti. La corsa ha regalato a Salvatore risultati e amicizie, ma la vita si misura anche nella quotidianità, nelle persone che restano e nei gesti che non hanno bisogno di un pubblico.
Tra coloro che hanno voluto fargli visita c'è Giovanna Tessitore, speaker affermata e presenza abituale in tanti appuntamenti podistici domenicali. Insieme ad alcuni amici è andata a trovare Salvatore, portando con sé anche il figlio, che desiderava conoscere di persona l'atleta di cui aveva sentito raccontare le imprese e la bontà d'animo. Poche parole, ma un sentimento chiaro, nel suo saluto: “Grazie zio Salvatore Bardellino”.
La visita è diventata l'occasione per ripercorrere gare, campionati e ricordi, in un incontro nel quale lo sport ha fatto da ponte tra generazioni. “Abbiamo vissuto in un paio d’ore la storia eroica di un uomo e di un amico che, dopo una vita non facile, con l’amore per la corsa ha vinto battaglie e trofei. Ci siamo emozionati tutti, anche mio figlio, che desiderava conoscerlo dopo aver ascoltato tante volte i racconti sulle sue imprese, sulle vittorie e sulla sua bontà d’animo. Sono felice di aver trascorso qualche ora con una persona che può ancora essere un esempio per i giovani di oggi”, ha sottolineato la nota speaker con un’importante esperienza agonistica nel mezzofondo alle spalle.
La costanza con cui ha corso per decenni trova oggi una corrispondenza in questo affetto che non si esaurisce con la fine delle competizioni. Le coppe raccontano le vittorie, i titoli regionali, il successo italiano e le tante gare disputate; le visite raccontano ciò che Salvatore ha saputo costruire intorno a sé. Perché una carriera non si misura soltanto con i risultati, ma anche con le persone che, a distanza di anni, desiderano ancora condividere un pomeriggio con chi ha corso al loro fianco. E allora si torna a quelle pesche rubate da bambino. Allora Salvatore correva per sfuggire a un inseguimento; da adulto ha corso per passione, per vincere e per continuare a misurarsi con i propri limiti. Oggi sono gli amici a raggiungere lui. Il proprietario di quelle campagne non poteva sapere che quel bambino avrebbe conquistato titoli regionali in diverse categorie, un titolo italiano a Formia e avrebbe partecipato anche alla Maratona di Roma.
E forse Salvatore stesso non avrebbe immaginato che, quasi novant'anni dopo, una delle soddisfazioni più grandi sarebbe stata ritrovarsi circondato dall'affetto della sua grande famiglia, la Run Lab, e di tanti amici incontrati negli anni alle gare, condividendo partenze, traguardi e trasferte. Gli infortuni gli hanno tolto la possibilità di correre, ma non hanno cancellato quei legami, né il posto speciale che occupa nella squadra e nel cuore di chi ha incrociato il suo cammino. Perché certe amicizie nate sulla linea di partenza sanno resistere anche quando non si corre più. E per Salvatore, che ha trascorso una vita a inseguire traguardi, questo affetto è forse uno dei risultati più belli.
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