STORIE DI CASA NOSTRA: Il Comitato Regionale della FIDAL ha compiuto 81 anni



Il Comitato Regionale della FIDAL ha appena compiuto 81 anni. Celebriamo la ricorrenza con questo pezzo di Angelo Carrus apparso  in ATLETICA SARDA IN CIFRE 1991

Questo comitato regionale non s’ha da fare”. Novello Don Rodrigo, il Presidente della FISA (Federazione Italiana Sport Atletici, poi diventata FIDAL), Generale Pietro Belloni, aveva più o meno così sentenziato dalla Sede Federale di Venezia nel tardo gennaio del 1924. Riteneva, il Belloni, che non sussistessero i presupposti per la creazione di un organismo a livello regionale in Sardegna. Al contrario dei Dirigenti Sardi i quali, poco tempo prima, senza nemmeno attendere il benestare della FISA, avevano costituito il Comitato chiamando a presiederlo, Manlio Cottiglia, uno dei padri dell’Atletica nell’Isola., con Angelo Riva segretario, Giacomo Puddu, Filippo Pettinau, Giuseppe Tocco ed i sassarese Gavino Sulas e Stefano Piga Consiglieri. Il “colpo di mano” era giustificato, a detta dei promotori, dallo sviluppo registrato dall’Atletica nel dopoguerra e dall’avvento sulla ribalta di campioni del calibro di Calo Mereu, Carlo Clemente e Graziano Corona., fresco recordman italiano assoluto del salto in alto quest’ultimo.

A sostenere la loro causa i dirigenti avevano nominato il dott. Bartolomeo Sotgiu, sassarese, delegato per la Sardegna al Congresso Nazionale di Venezia. Ed il Sotgiu, per la verità aveva svolto in modo encomiabile il mandato, tanto da riscuotere consensi pressoché unanimi da parte dei convenuti. La stampa locale l’aveva sottolineato e La Nuova Sardegna di Sassari era arrivata a titolare “La vittoria della Torres (Sotgiu era un dirigente della società, n.d.a.) al congresso di Venezia”. Poi la doccia fredda dalla città lagunare. Che si accontentassero, le società sarde, di andare avanti con i commissari provinciali, in attesa di tempi migliori. Se ne sarebbe riparlato dopo sei anni.

Un breve accenno alla preistoria, prima di procedere oltre.  Una preistoria legata al sorgere delle grandi società ginnastiche (Amsicora, Arborea, Josto, Tharros e Torres) ed alle prime autentiche manifestazioni agonistiche. Siamo agli albori del secolo. Tutte le società sarde, qualunque disciplina praticassero, aderivano alla Federazione Ginnastica che gestiva tutta l’attività a livello regionale. Solo dopo il primo conflitto mondiale l’orientamento cambiava completamente con l’affiliazione alle competenti federazioni.

E torniamo alla FIDA sarda, sorta per volere di dirigenti più illuminati quando la Federazione aveva cambiato sede, da Venezia a Roma attraverso la parentesi di Bologna. Il nuovo presidente, l’indimenticabile Luigi Ridolfi, aveva mandato in avanscoperta, nel 1930, il segretario Butti con l’incarico di controllare la situazione. E dopo il suo o.k. aveva provveduto a nominare Commissario regionale Nicola Spinazzola che doveva, tra l’altro, varare il Comitato.


Il che avvenne nel mese di aprile del 1931 col sistema delle designazioni dall’alto, un sistema da tempo introdotto dal regime, e non solo nel settore sportivo, in luogo di quello elettorale.

Presidente non poteva che essere lo stesso Spinazzola, ex atleta, all’epoca ancora primatista sardo del salto in lungo, dirigente tra i più in vista, alto funzionario dell’Amministrazione finanziaria. Segretario lelio Turno, che ricopriva analogo incarico all’Arborea, tesoriere Giuseppe (Pippotto) Matarese, consiglieri Manfredo Manfredi, commissario provinciale fino ad un anno prima, Giuseppe (Pippo) Faggioli, Gavino Falchi, iglesiente, Mario Pitzorno, sassarese, giornalista pubblicista. La sede del comitato era in piazzetta Dettori, al primo piano dello stabile prospiciente l’Auditorium dei giorni nostri che ospitava allora l’intero apparato dei Fasci giovanili, di cui Spinazzola era vice comandante. Una stanza, un tavolino, un armadio e tanta passione e voglia di fare.

Ma la situazione atletica in Sardegna, in que lontano 1931, era tale da giustificare la decisione della FIDAL centrale? Diremmo di si, almeno in linea di massima. Perché se è vero che rispetto al 1924 la Sardegna non poteva vantare grossi campioni, non bisogna trascurare i fatto che il movimento atletico aveva ricevuto notevole impulso grazie alle iniziative del partito a governo nel settore promozionale. Era salito il numero delle società affiliate, anche se in gran parte emanazione delle organizzazioni giovanili e dopolavoristiche del partito stesso e conseguentemente avevano fatto registrare un incremento non trascurabile sia in termine di praticanti che di manifestazioni a tutti i livelli. Restava il problema degli impianti, un problema che verrà affrontato e risolto soltanto nel secondo dopoguerra. L’unico accettabile era il campo Amsicora, in viale Bonaria, nell’area che ora ospita la sede regionale della RAI. Sviluppava trecento metri alla corda, quattro corsie, il fondo in carbonella, pedane di fortuna – si può dire – per i salti ed i lanci. A Sassari c’era già il vecchio Acquedotto, dove l’anno prima Spinazzola aveva fatto disputare i campionati sardi, a Nuoro il Quadrivio, ad Oristano il San Martino, ad Iglesias il Monteponi. Ma erano tutti buoni (si fa per dire) per il calcio non certo per l’atletica che vi trovava  comunque ospitalità.

1931-1991, da Spinazzola a Sergio Lai
Sono passati 60 anni e anche l’atletica, come era logico che fosse, ha assunto uno spessore notevole nel movimento sportivo isolano. C’è voluto quasi un quarto di secolo prima che si avverassero i sogni custoditi nel cassetto dell’unico tavolino disponibile in quella sede di piazzetta Dettori. L’atletica sarda è diventata grande in questo lungo arco di tempo. E se ciò è avvenuto una fettina piccola piccola di merito pensiamo debba essere attribuita a Spinazzola ed ai suoi collaboratori di quel primo comitato regionale della Fidal. Nato, appunto, sessant’anni fa.

Angelo Carrus

 

 



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